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lunedì 16 luglio 2018

Intervista di Alessia Mocci a Lidia Beduschi: vi presentiamo il progetto 11 Odori Suoni Colori


Io sono Nero. Come il mio fratello gemello Bianco, sono spesso chiamato un “non colore”, perché né io né lui siamo visibili nell’arcobaleno. Bianco prende molto male questa faccenda. Io no! Dicono che mi mangio tutti i colori, che sono ingordo, che metto paura come il Babau. Che dicano! Hanno ragione; se vogliono spaventarsi davanti a me, li accontento volentieri.” ‒ “11 Odori Suoni Colori – la storia di Nero”

“11 Odori Suoni Colori” è un kit cartonato pubblicato nel 2009 dalla casa editrice mantovana Negretto Editore. L’ideatrice è la docente universitaria Lidia Beduschi che, partendo da una felice intuizione supportata dal filosofo John Locke, ha realizzato con il supporto di un gruppo di non vedenti un vero e proprio kit contenente undici fogli uno per ogni colore, più altri undici fogli contenenti gli stessi colori ma pretagliati in tessere rettangolari che al tatto rilasciano una fragranza realizzata ad hoc grazie alla mescolanza di svariati profumi.

“11 Odori Suoni Colori” è stato concepito in modo tale da esser supportato da un sito web che oltre alla spiegazione del progetto mantiene un rapporto privilegiato con coloro che possiedono fisicamente il kit a casa. All’interno del sito, infatti, è possibile “giocare” con i colori ed i suoni supportati da pagine interattive che aiutano a fissare il ricordo dell’odore percepito con le note ascoltate e con le “favole” create per ogni colore.

Gli undici colori sono stati scelti seguendo gli studi di due antropologi americani Brent Berlin e Paul Kay che nel saggio “Basic Color Terms” mentre la scelta della miscela delle fragranze è opera di Lida Beduschi. Dunque abbiamo il colore nero (liquirizia, carbone, incenso), il bianco (giglio bianco, latte, polpa di cocco), il rosso (ciliegia, anguria, olio solare), il giallo (limone, zafferano, ananas), il verde (erba tagliata, the verde, kiwi), il blu (brezza marina, lavanda, tiglio), il marrone (cioccolato, legno, tabacco), il grigio (fumo, chanel n°5, timo), il rosa (rosa, orchidea, pesca), il viola (violetta, lavanda, sandalo), e l’arancione (arancio, albicocca, patchouly). 

Lidia Beduschi si è mostrata molto disponibile nell’accettare questa intervista per spiegarci meglio il progetto “11 Odori Suoni Colori”.

A.M.: Ciao Lidia, sono lieta di poter dialogare del progetto Odori Suoni Colori, un kit con un titolo parlante che richiama esplicitamente il suo contenuto: odore, suono e colore. Vorrei iniziare chiedendoti della sua genesi e delle tempistiche di realizzazione dalla primogenita idea.
Lidia Beduschi: L’idea di “avvicinare” i ciechi ai colori, mi accompagna sin dall’infanzia. Perché? Non lo so. Il casus invece si manifestò quando intorno al 2002, 2003 parlando di una mostra di modellini per i ciechi, che di lì a poco il Museo Egizio avrebbe portato a Reggio Emilia, la dottoressa D’Amicone, allora Direttrice del Museo, al telefono mi disse: “peccato che non si possano far vedere in qualche modo i colori”. Mi misi al lavoro subito, e subito per me l’approccio corretto non poteva essere che quello semiotico: costruire cioè un codice, che non poteva essere che multisensoriale. Il tatto, tradizionalmente per primo, ma poi il suono, e terzo l’odore. Ne parlai con la dottoressa Consuelo Battistelli, allora neolaureata, cieca secondaria: insieme cominciammo a costruire con materiali poverissimi (cartoncino, carta, colla, pennarelli) un primo casalingo e importantissimo prototipo, per discutere e mettere a punto l’idea. In un secondo momento conobbi il dottor Claudio Signorini, cieco primario e tiflologo. Si aggiunse a progetto già avanzato, e fu importantissimo, il contributo di Daniela Floriduz, cieca dalla nascita, che con il colore ha un rapporto personale vivissimo (attraverso la fotografia). Lavorammo insieme per più di un anno, in incontri serrati e decisivi. Nel 2004 il kit 11 era pronto: fu anzi il tema del mio corso di Etnoscienza dell’anno accademico 2004/05 alla specialistica ACEL (Antropologia Culturale, Etnologia, Etnolinguistica) della Laurea magistrale interateneo di “Ca’ Foscari”, Venezia, dove insegnavo appunto Etnoscienza. Quanto agli 11 colori sono stati sempre per me una scelta obbligata: lo studio della percezione culturale del colore è un tema centrale dell’Etnoscienza, e 11 sono i colori individuati dalla ricerca di Brent Berlin e Paul Kay del 1969, come appartenenti al maggior numero di culture del mondo.

A.M.: Il kit nasce come progetto per i non vedenti ma può essere usato anche per cure di riabilitazione per il recupero di soggetti con altre forme di disabilità od affetti da tossicodipendenza?

Lidia Beduschi: Il kit multisensoriale, in particolare la sua versione cartonata pubblicata dall’Editore Negretto nel 2008, che offre la possibilità di manipolazione materiale delle tessere colorate e profumate, può prestarsi a una grande varietà di usi in ambito sia educativo sia riabilitativo, questo per l’impatto emozionale, oltre che cognitivo, che la multisensorialità può offrire. Comunque il kit è destinato prevalentemente a ciechi primari, secondari, ipovedenti e acromati.

A.M.: I colori sono identificati con una puntinatura di tipo Braille, per ogni colore dunque corrisponde un insieme di puntini. Hai voluto utilizzare il linguaggio in uso del Braille oppure la puntinatura è stata creata ex novo per il kit?

Lidia Beduschi: Il Braille era il punto di partenza e di arrivo per la percezione tattile dei ciechi: ad oggi niente lo ha di fatto superato. La costruzione del codice tattile non poteva quindi che prendere l’avvio da lì. Il “disegno” dei simboli invece è stato il frutto di una mediazione tra me e i non vedenti insieme ai quali sono stati costruiti. Chiaramente dovevamo “trovare” dei simboli, poiché la semplice trascrizione alfabetica in Braille del “nome” del colore avrebbe fatto “saltare” la possibilità di costruzione di un codice multisensoriale, per farci ricadere nel verbalismo asemiotico: non mi e ci interessava “denominare” i colori, ma far sì che attraverso un codice condiviso (come è ad esempio quello delle notazioni musicali), i ciechi ed i vedenti fossero certi di riferirsi allo stesso referente (colore, in questo caso), quando dicono, parlano, usano, leggono, nominano, il bianco, o il rosso, o il viola, ecc.

A.M.: Oltre a te come ideatrice del progetto, ci sono stati altri collaboratori che ti hanno sostenuto e supportata?

Lidia Beduschi: Come ho detto in apertura, l’ideazione del codice è stata mia: d’altra parte ero io che avevo ed ho la preparazione scientifica di carattere semiotico, semantico, linguistico ed etnolinguistico per “costruire mentalmente” il progetto. Certo senza i collaboratori da sola non ce l’avrei fatta a renderlo “oggetto”. I primi, che sono “comprimari” più che collaboratori, sono stati Consuelo Battistelli e, decisivo, Claudio Signorini.  Gli altri che hai nominato, tutti preziosi e indispensabili per la realizzazione del codice: Isabella Tondi e Luca Modena hanno di fatto costruito il simbolo sonoro di ciascun colore, quello che cantavano i ciechi dell’UICI di Torino, dove andai a tenere una lezione sul kit, poco dopo la sua pubblicazione. Senza la professionalità della Druckfarben s.r.l di Albino (Bergamo), non avremmo potuto costruire il “sinbolo” dell’odore di ciascun colore. Chiara Prezzavento ha fatto sì che odorisuonicolori.it varcasse i confini italiani, predisponendo la versione inglese della piattaforma. Mario Varini ha realizzato il sito, che è qualcosa di più, perché volevo, e ci siamo in gran parte riusciti, che funzionasse cole uno strumento online, un tool: quello che di fatto ancora rimane.

A.M.: 11 colori: qual è il tuo preferito?

Lidia Beduschi: Il mio preferito… Io “vivo” nei colori, i colori entrano di forza in ogni momento della mia giornata, ne fanno il tono, modellano il mio umore, i sentimenti il mood… Non c’è un colore preferito, per me.

A.M.: 11 suoni: perché la scelta del pianoforte e non un altro strumento?

Lidia Beduschi: Kandinskij diceva che “il rosso è uno squillo di tromba” (non abbiamo parlato della sinestesia, ho preferito riferirmi alla multisensorialità, che non è la stessa cosa, ma il discorso ci avrebbe portato troppo lontano e in “territori” di confine iperspecialisici). Qualcuno dei miei collaboratori non era del tutto d’accordo, ad esempio qualcuno mi disse che preferiva associare il rosso con l’oboe: il pianoforte è stato scelto perché è lo strumento di base, quello in grado di raccogliere e realizzare tutti i simboli sonori che ci occorrevano.

A.M.: 11 odori: com’è stata selezionata la campionatura dei profumi?

Lidia Beduschi: I profumi, meglio gli odori sono stati costruiti combinando quattro “profumazioni” che nella nostra cultura in qualche modo possono essere associate al colore che designano. Per comprendere come sono stati costruiti (materialmente, come ho detto dalla Druckfarben) è fondamentale partire da “Storia di 11”.

A.M.: Quale può essere l’uso del kit per i docenti di sostegno nelle scuole “normali”?  Ritieni che i giochi da te ideati ed elaborati siano sufficienti, e siano anche da seguire con una certa rigidità? Pensi che, in ogni caso, sia compito del docente scegliere quelli più adeguati al contesto ed ai tempi propri della scuola?

Lidia Beduschi: L’uso del kit nella scuola può davvero giocare un ruolo di grande rilievo: può consentire ai docenti e agli allievi, ciechi, “normali”, stranieri, di rapportarsi tra loro attraverso la mediazione del colore. Ecco hai toccato un argomento molto importante: l’utilizzo corretto del kit può essere fatto autonomamente seguendo il percorso indicato. Certo sono possibili e auspicabili vie e “giochi” anche diversi, ma questo richiederebbe una preparazione specifica e contestualizzata dei docenti.

A.M.: “11 OdoriSuoniColori” ha ricevuto la Menzione Speciale Alberto Manzi per la comunicazione educativa nell’anno di uscita del kit. Ti aspettavi questo riconoscimento?

Lidia Beduschi: Ah no! È stata una bellissima sorpresa quella Menzione Speciale. E proprio perché legata al nome del maestro Alberto Manzi: il maestro di tutti della favolosa “Non è mai troppo tardi”, andata in onda alla RAI dal 1960 al 1968, rifatta all’estero da 72 Paesi. Riuscì a portare un milione e mezzo di italiani alla licenza elementare. Pensate qual era allora la qualità del servizio televisivo!

A.M.: A distanza di 9 anni dalla pubblicazione vorresti cambiare qualcosa del kit? Innovare con qualche gioco in più? Oppure modificare la sequenza dei colori? Gli odori?

Lidia Beduschi: La sequenza dei colori non è modificabile. Il kit 11 va bene ancora oggi così com’è. Certo sto lavorando ad un ampliamento della gamma dei colori, ma sempre sullo stesso percorso, che, come ho detto, non è frutto di improvvisazione, di mode, di circostanze legate al momento, ma di una ricerca scientifica tuttora fondamentalmente valida.

A.M.: Come ti trovi con la casa editrice Negretto Editore? La consiglieresti?

Lidia Beduschi: Ho lavorato e lavoro con molte case editrici. Negretto Editore ha avuto il coraggio di credere nell’idea del Kit 11. Da un punto di vista di mercato, credo che il prodotto non abbia ancora espresso tutte le sue potenzialità. Dobbiamo forse ancora attendere il momentum. La casa editrice è cresciuta in questi anni, e credo si sia a ragione conquistata un suo posto nella piccola editoria italiana.

A.M.: Salutaci con una citazione…

Lidia Beduschi: Dolce color d’oriental zaffìro/che s’accoglieva nel sereno aspetto/del mezzo, puro infino al primo giro,/ a li occhi miei ricominciò il diletto,/tosto ch’io uscì’ fuor de l’aura morta/ che m’avea contristati li occhi e’ l petto. Dante, Purgatorio, Canto I
Quanto colore nella Commedia!

A.M.: Lidia ti ringrazio per la tua disponibilità e per il tuo impegno in questo progetto. Ti saluto con le parole di Johann Wolfgang von Goethe: “Da tutto ciò sembra risultare che in natura giallo e azzurro sono divisi da una certa frattura, che mediante incrocio e mescolanza può essere atomisticamente colmata e superata nel verde, ma risulta anche che, propriamente, l’autentica mediazione tra il giallo e l’azzurro è svolta solo dal rosso.

Written by Alessia Mocci
Responsabile dell’Ufficio Stampa Negretto Editore



Info
Sito Odori Suoni Colori
http://www.odorisuonicolori.it/
Facebook 11 odori Suoni Colori
https://www.facebook.com/odorisuonicolori/
Sito Negretto Editore
https://www.negrettoeditore.it/
Facebook Negretto Editore
https://www.facebook.com/negrettoeditoremantova/
Facebook Lidia Beduschi
https://www.facebook.com/lidia.beduschi.58

Fonte
http://oubliettemagazine.com/2018/06/22/intervista-di-alessia-mocci-a-lidia-beduschi-vi-presentiamo-il-progetto-11-odori-suoni-colori/



Lo spoils system è il grimaldello che porterà al cambiamento

Il problema maggiore che ha questo governo è l’ostruzionismo costante e mirato delle diverse amministrazioni. 
La soluzione c’è e si chiama spoils system.

"Il meccanismo dello spoils system proviene dagli Stati Uniti" e consiste nell'affidamento di cariche pubbliche a persone indicate dai partiti o dalle coalizioni usciti vittoriosi alle elezioni.
È un meccanismo presente anche in Italia ma “zoppo” perché come espresso dalla Corte di cassazione con la sentenza 2510 del 31 gennaio 2017è legittimo solo in relazione agli incarichi dirigenziali apicali che non attengano a una semplice attività di gestione.
La sentenza bolla come incostituzionali (però i governi di sinistra ne hanno usufruito eccome e ad un anno da nuove elezioni si scopre l’incostituzionalità - ma queste sono illazioni ovviamente) norme che dispongono la cessazione anticipata degli incarichi «dovuta a cause estranee alle vicende del rapporto d’ufficio, sottratta a qualsiasi valutazione dei risultati conseguiti, qualora tali meccanismi siano riferiti a titolari di incarichi dirigenziali che comportino l’esercizio di funzioni amministrative attuative degli indirizzi politici».
La decadenza automatica degli incarichi può valere solo per i vertici apicali perché, secondo la Consulta, occorre rispettare la necessità «per l’organo di vertice di assicurare, intuitu personae, una migliore fluidità e correttezza di rapporti con diretti collaboratori quali sono i dirigenti apicali e ovviamente il personale di staff, funzionali allo stesso miglior andamento dell’attività amministrativa». Sostanzialmente vengono garantiti i generali ma a partire dai colonnelli in giù rimane la vecchia nomenclatura, ovvero si garantiscono i generali ma non gli eserciti.
Bene ha detto il vice premier Luigi Di Maio: “Cambierò i vertici dei miei ministeri. È giusto che ci sia lo spoil system perché dopo 5anni si creano delle incrostazioni. Magari qualcuno in qualche casella del ministero resterà ma il cambiamento parte anche dalla macchina burocratica” ma temo che il cambiamento dovrebbe essere ben più radicale per poter correre come il Paese richiede.
C’è il rischio effettivamente che la richiesta di cambiamento che emerge prepotentemente dall’elettorato nelle società contemporanee e italiana in particolare, obbligando le Istituzioni a fare uno sforzo di continuità, porti continuamente il Paese all’anno zero ma questo non dipende dal cambiamento ma dal fatto che la sinistra italiana è una sinistra anomala, ben diversa dalle altre europee, che non persegue gli interessi nazionali né difende gli interessi del popolo italiano, tant’è che altrove questo rischio non c’è! Ed è altresì evidente che fintanto ci sarà questo vulnus il centro destra non potrà che smantellare ciò che ha fatto questa “sinistra” e viceversa.
Immagine correlataNon è forse un caso che, prevedendo il terremoto politico, la Corte di Cassazione con la sentenza di cui sopra si sia mossa in senso restrittivo e che “addetti ai lavori” come il dott. Mario Morcellini, Commissario dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) e Consigliere alla Comunicazione di Sapienza, senta oggi la necessità di riconsiderare criticamente l’esperienza dello spoils system ed altri come l’esimio professor Sabino Cassese, da tempo sceso di fatto in campo.
Una pratica che è andata via via ridimensionata negli USA ma che io credo, per i motivi di cui sopra, debba essere applicata nella forma draconiana originaria e fintanto che non avremo una sinistra, che io intravedo nel M5S, normale europea capace di guardare alla nazione e alla difesa dei suoi interessi come qualcosa di normale, scontato, ovvio.

Spero che il governo non caschi nelle loro provocazioni e che anzi si adoperi per apportare quelle modifiche legislative necessarie ad allargare questo meccanismo nella misura in cui gli è consono per operare al meglio! Ne hanno i numeri in Parlamento, il gradimento nel Paese e l'appoggio, in una sola parola: la forza. Lo facciano! 

martedì 10 luglio 2018

Giuliano Legotta & Xiao Yue Zheng in radio con in singolo Ok play




Giuliano Legotta (leader fondatore della pop-rock band Charly Moon con quattro dischi pubblicati) & Xiao Yue Zheng (bravissima pianista laureata in maestro sostituto al conservatorio Santa Cecilia a Roma, anche lei nei Charly Moon come tastierista) presentano il nuovo singolo "OK PLAY".
La canzone fa riferimento alla vita, prendersi cura di noi stessi è la cosa principale il resto poi diventa tutto più facile, avere pensieri positivi farà in modo che l'Universo conserverà un posto per te in questa ruota della vita che gira molto veloce ed allora potrai avere quell'energia che ti porterà una, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto volte sopra le stelle a cantare con gli angeli.


Rewind il nuovo singolo di Anthony & Vittorio Conte , da venerdì 8 giugno 2018 in radio e in digitale




Sarà in radio e nei maggiori digital store da venerdì 8 giugno, Rewind, il nuovo singolo di Anthony e Vittorio Conte. Oltre ad essere autori e compositori dei propri testi, i due fratelli hanno rispettivamente scritto e composto brani per altri artisti, in particolare per Thomas, con il quale hanno collaborato negli album “Oggi più che mai”, pubblicato lo scorso maggio del 2017, disco d’oro in meno di due settimane e vincitore del Premio Lunezia e per “Thomas (18 Edition)”, anche questo da poco certificato oro.

Rewind è stato scritto e registrato nello stesso giorno; il brano, il più introspettivo e intimo dei due cantautori, è una storia vera. Nella canzone si racconta di un grande amore attraverso il riavvolgimento dei ricordi con un un finale inaspettato.

Anthony e Vittorio Conte sono due fratelli, rispettivamente nati e a Manduria (TA) e a Bordighera (IM), classe 1993 e 1990. Dopo la pubblicazione di due album da parte di Vittorio, dai titoli “Sogno e realtà” (2008) e “Sono solo briciole” (2012), da circa due anni i fratelli Conte hanno deciso di formare un duo. Inizialmente per il progetto sono stati seguiti dal noto produttore discografico Piero Calabrese (produttore di artisti del calibro di Marco Mengoni, Giorgia, Alex Baroni). Il 28 luglio 2017 hanno pubblicato il loro primo singolo insieme, “Faccio senza di te”, distribuito da Warner Music Italy e che ha ottenuto in pochi giorni un numero elevato di visualizzazioni. Attualmente Anthony e Vittorio Conte, seguiti dal produttore esecutivo e manager Maria Totaro dell’etichetta discografica MM LineProduction Records, stanno lavorando al loro album d’esordio, distribuito da Universal Music Italia.

“Un’altra estate” il singolo d’esordio discografico di Margherita Pettarin



“Un’altra estate” è il singolo d’esordio discografico di Margherita Pettarin, una canzone vivace con un testo prettamente estivo che racconta una storia d’amore reale, il tutto accompagnato da un videoclip appassionante e travolgente girato a Jesolo Lido vicino al faro, una località balneare del Veneto.

“Con questo pezzo vorrei trasmettere quel tipo di freschezza e serenità che le persone riescono ad avere solo in estate. Ho voluto condividere in modo semplice un amore di quelli che si creano in estate, in riva al mare o in discoteca. Mi piacerebbe che con questa mia canzone si riesca a trasmettere tanta voglia matta di ballare!!” racconta Margherita.
Margherita Pettarin è una giovane cantautrice di Gorizia, ha venti anni, è diplomata al Liceo Linguistico Scipio Slataper di Gorizia nel 2017, canta, recita e pratica sport fin da quando era bambina, fino a farla diventare una vera atleta (ostacoli e velocità) ottenendo ottimi risultati a livello nazionale.

Cantautrice e musicista, compone e scrive i propri brani, cercando uno stile personale e studiando la tecnica di scrittura insieme ad autori affermati nel panorama discografico musicale italiano.

Altra grande passione di Margherita Pettarin è la moda, che la porta ad avere un grande riscontro con una fascia da vincitrice nazionale “Ragazza moda e spettacolo“.
Margherita fa parte del progetto emergenti “MMline song lab Italy”.