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mercoledì 18 luglio 2018

Elisabetta Armani in radio con il secondo singolo “Don’t let It Go”




In radio "Don't let It Go", il secondo singolo della giovanissima cantante toscana Elisabetta Armani. Il brano, che porta la firma di Vittorio Franco ed arrangiato da Giulio Iozzi al Purple Studio, parla di una storia d'amore estiva, un inno alle relazione leggere ma coinvolgenti, nate sotto l'ombrellone. Il desiderio non volersi lasciare è inevitabile quando si condividono attimi di un estate perfetta,all'insegna del divertimento e della voglia di vivere tipica dei giovani. Questa canzone, accompagnata dal videoclip per la regia di Stefano La Mendola (Reverb - The Italian Record Company), è un invito al “carpe diem”, al godersi il cento per cento di ogni giornata passata sotto il sole, per non avere rimpianti, ma allo stesso tempo quando si vive giorno per giorno, attimo per attimo la paura di perdersi è dietro l'angolo. Musicalmente un ritmo reggaeton con effetto caraibico in lingua.

Elisabetta Armani, 20 anni nata a Pisa vive a Rosignano Solvay (Li).

Ha ereditato la passione per il canto dal nonno materno e già all’età di quattro anni all’asilo “deliziava” tutti canticchiando canzoni da lei ideate. Inizia a 11 anni a studiare canto con Fabiola Blandina,insegnante del suo paese. Dopo il Liceo,da settembre 2017 frequenta il corso di laurea in Economia e Management all’Università di Pisa.

E’ seguita da Musicamia dal 2016 con Vincenzo Masini project manager e la vocal coach Sabrina Ceccarelli. Studia chitarra con Lorenzo Mirani. Numerose le sue performance Live sia per ospitate che per partecipazioni a Festival di carattere nazionale come Il voci nuove di Castrocaro nel 2016,Area Sanremo 2017 e l’Italian International Song Festival in Sicilia.
A dicembre 2017 è uscito il suo primo brano inedito : “Tutto si fermo’” scritto da G. Iozzi e A. Secci,di cui è in uscita anche il videoclip ufficiale ed è frutto di un progetto che la porterà alla realizzazione di un E.P. che vedrà Elisabetta anche coinvolta nella scrittura dei testi. Il brano uscito l'11 Dicembre su tutti i digital store con etichetta Krishna,ha ottenuto un successo quasi inaspettato restando per ben 3 giorni nei primi tre posti dei più venduti su Amazon Music.

Notevole anche il successo radiofonico e televisivo con molteplici passaggi edinterviste. Dopo il successo invernale di "Tutto Si Fermò", Elisabetta Armani spinta anche dal popolo social che la segue molto anche sul suo canale youtube,ha voluto creare una canzone divertente che avesse quel tocco latino ma in lingua inglese con una melodia che farà ballare la gente nel periodo estivo. Il brano è stato proposto ad Elisabetta dalla produzione,dopo aver espresso il desiderio di registrare una canzone per il suo nuovo album che sarà ultimato nel 2019. Il video è stato realizzato da Stefano La Mendola tra il mare e le campagne di Vada (LI) con la partecipazione di molti giovani a ballare con Elisabetta al ritmo tipicamente estivo e molteplici colori. Durante l'estate oltre alle varie ospitate in manifestazioni,Elisabetta con il suo staff preparerà anche il suo progetto per il Sanremo giovani 2019.


martedì 17 luglio 2018

Nella clessidra del cuore di Giovanna Fracassi: uno scenario di candido equilibrio


Una villa antica nascosta nella vegetazione del giardino racconta del tempo passato. Rallento il passo fino a fermarmi e m’incanto ad osservare quel groviglio di vecchie piante, di alberi dai tronchi contorti di cespugli di specie ormai introvabili, di resti di aiuole dove i fiori, piantati chissà quanto tempo fa, fioriscono in una piacevole e totale anarchia. Vi sono piante di glicine, cariche di una moltitudine di fiori, che si abbarbicano ai terrazzini colonnati, all’interno di uno dei quali, vi è il portone d’ingresso.‒ “Vecchio giardino”

Il poeta, sensibile alla bellezza e destato in quel tumultuoso impulso chiamato curiosità, si addentra nel vecchio giardino per arricchire il suo sguardo di quei colori antichi sciolti dalle catene dell’ordine umano.

In opposizione alla strada, gravida di persone dal volto pallido, quel portone appare la salvezza, l’ingresso nella memoria custodita da alberi e fiori che, senza alcun bisogno di decretare con un numero il periodo dell’anno, seguitano un’interminabile vita.

Negli occhi del viandante si prospetta uno scenario di candido equilibrio di esigenze diverse ed una domanda rimbalza nella mente:
Chi più raccoglierà nel cestino i frutti dolci e sugosi, nello scorrere interminabile delle stagioni?

Il racconto breve “Vecchio giardino” apre l’ultima pubblicazione di Giovanna Fracassi intitolata “Nella clessidra del cuore” edito per Rupe Mutevole Edizioni. Si presenta chiara la tematica di questo nuovo scrigno dischiuso: il tempo ed il rapporto dell’uomo con l’inesorabile incedere.

Conosciuta per raccolte poetiche come “Arabesques” (2012), “Opalescenze” (2013), “La cenere del tempo” (2014), “Emma, alle porte della solitudine” (2015), “In esilio da me” (2016), e la partecipazione in svariate antologie, enciclopedie e riviste nelle quali sono state inserite altre sue liriche, Giovanna Fracassi si cimenta nella prosa principiando “Nella clessidra del cuore” con 14 racconti brevi seguiti da 117 liriche che chiudono l’opera.

È singolare la scelta della prosa dopo sei anni di intimismo e di ricerca continua nell’Io profondo. L’autrice si è incamminata in un sentiero che ha mostrato la vita di altri personaggi che hanno esternato la loro esistenza in nomi come Alfred e sua sorella Ruth, Sara, Jim e Tom, Adam ed il suo allontanarsi da tutti a bordo di un veliero, Peter ed Alexandra/Alicia, ed in voci narranti che hanno celato il proprio appellativo.

 Il diavolo seduto sul letto/ il fuoco nello stomaco/ sulla mensola/ la Bibbia e l’enciclopedia// il mio silenzio ribelle/ la grata tra me e il mio cuore/ tra il mio broncio e il tuo sorriso/ la speranza intrecciata.// Vuoi venire a casa/ bimba mia?// […] “Sei anni”

La seconda parte de “Nella clessidra del cuore” si apre con la lirica “Sei anni”, una sorta di manifesto poetico che espone l’intento che dal seme spingeva per germogliare. È vero che talune volte ci si scopre intinti di versi in età adulta ma nella maggioranza dei casi sin da piccoli si ha la facoltà di udire storie e di iniziare a raccontarle con parole.

L’infante è immerso in un mondo di immagini che trasmuta in parole, ed è così che inizia una ricerca di descrizione perfetta, nel senso di “finito/concluso”, una rappresentazione che a livello soggettivo non lascia margini.

Concetto e musicalità tendono all’armonia ed è una sorta di rifugio dal mondo fisico che si manifesta in terrore ed in costrizione per regole imposte e talvolta vetuste.

[…] il pennino stretto/ fra le dita incerte/ come i primi passi nel mondo/ un velo nero/ fra me e la felicità.// […] Chi non mi ascolta/ chi non ascolta/ la piccola anima mia ribelle?// […]” “Sei anni”

Domande a cui seguono insistenti risposte che mirano al punto in cui si afferma ciò che si è capito dell’Io profondo, di quella voce che simultaneamente tace e pulsa modellando un territorio magmatico nel quale perdersi è la prassi, non riconoscersi è necessario. L’approdo è l’affermazione, il divenire uno dell’Io del mondo fisico con l’Io inconscio.

Lo pretendo/ quello squarcio nello spazio/ quel posto vuoto/ è mio.// La esigo/ quella pagina bianca/ da scrivere/ con la penna nera.// C’è il mio pensiero/ appeso/ a quell’attaccapanni/ nell’ingresso della mia vita.//” “Affermo”

Giovanna Fracassi, in questo suo nuovo capitolo poetico, dialoga con il ricordo come se fosse davanti ad uno specchio, si osserva da bambina, si osserva da ragazza con il rossetto acceso ed il rimmel nero, si osserva da donna che freme davanti allo spettacolo della Natura.

È conscia che la mutevolezza che ha riscontrato in sé è la stessa di un fiore che da bocciolo mostra i suoi petali colorati per espandere un profumo inebriante. È conscia che la ricerca è la conoscenza intima di ciò che si è nel presente, di ciò che si vuole e di ciò che si ha facoltà di fare.

Il rossetto acceso/ denso e lucido/ sulle labbra morbide// il velo impalpabile/ della cipria/ sul viso// il rimmel nero/ ripassato sulle ciglia/ sguardo scuro// il profumo dolce/ spruzzato/ sulla pelle accaldata// il trucco/ per essere/ me stessa// e giocare/ con gli specchi/ tirati a lucido […] Ammicco ora scherzosa/ dal bordo/ del mio tempo andato// tante me/ nello stesso specchio/ si sfogliano// come pagine di vita/ senza cronologia/ ma con un briciolo di follia.” “Me”

Written by Alessia Mocci

Info
Facebook Giovanna Fracassi
https://www.facebook.com/giovanna.fracassi
Acquista “Nella clessidra del cuore”
https://www.ibs.it/nella-clessidra-del-cuore-libro-giovanna-fracassi/e/9788865915851?inventoryId=94824590

Fonte
http://oubliettemagazine.com/2018/07/12/nella-clessidra-del-cuore-di-giovanna-fracassi-uno-scenario-di-candido-equilibrio/

lunedì 16 luglio 2018

Intervista di Alessia Mocci a Lidia Beduschi: vi presentiamo il progetto 11 Odori Suoni Colori


Io sono Nero. Come il mio fratello gemello Bianco, sono spesso chiamato un “non colore”, perché né io né lui siamo visibili nell’arcobaleno. Bianco prende molto male questa faccenda. Io no! Dicono che mi mangio tutti i colori, che sono ingordo, che metto paura come il Babau. Che dicano! Hanno ragione; se vogliono spaventarsi davanti a me, li accontento volentieri.” ‒ “11 Odori Suoni Colori – la storia di Nero”

“11 Odori Suoni Colori” è un kit cartonato pubblicato nel 2009 dalla casa editrice mantovana Negretto Editore. L’ideatrice è la docente universitaria Lidia Beduschi che, partendo da una felice intuizione supportata dal filosofo John Locke, ha realizzato con il supporto di un gruppo di non vedenti un vero e proprio kit contenente undici fogli uno per ogni colore, più altri undici fogli contenenti gli stessi colori ma pretagliati in tessere rettangolari che al tatto rilasciano una fragranza realizzata ad hoc grazie alla mescolanza di svariati profumi.

“11 Odori Suoni Colori” è stato concepito in modo tale da esser supportato da un sito web che oltre alla spiegazione del progetto mantiene un rapporto privilegiato con coloro che possiedono fisicamente il kit a casa. All’interno del sito, infatti, è possibile “giocare” con i colori ed i suoni supportati da pagine interattive che aiutano a fissare il ricordo dell’odore percepito con le note ascoltate e con le “favole” create per ogni colore.

Gli undici colori sono stati scelti seguendo gli studi di due antropologi americani Brent Berlin e Paul Kay che nel saggio “Basic Color Terms” mentre la scelta della miscela delle fragranze è opera di Lida Beduschi. Dunque abbiamo il colore nero (liquirizia, carbone, incenso), il bianco (giglio bianco, latte, polpa di cocco), il rosso (ciliegia, anguria, olio solare), il giallo (limone, zafferano, ananas), il verde (erba tagliata, the verde, kiwi), il blu (brezza marina, lavanda, tiglio), il marrone (cioccolato, legno, tabacco), il grigio (fumo, chanel n°5, timo), il rosa (rosa, orchidea, pesca), il viola (violetta, lavanda, sandalo), e l’arancione (arancio, albicocca, patchouly). 

Lidia Beduschi si è mostrata molto disponibile nell’accettare questa intervista per spiegarci meglio il progetto “11 Odori Suoni Colori”.

A.M.: Ciao Lidia, sono lieta di poter dialogare del progetto Odori Suoni Colori, un kit con un titolo parlante che richiama esplicitamente il suo contenuto: odore, suono e colore. Vorrei iniziare chiedendoti della sua genesi e delle tempistiche di realizzazione dalla primogenita idea.
Lidia Beduschi: L’idea di “avvicinare” i ciechi ai colori, mi accompagna sin dall’infanzia. Perché? Non lo so. Il casus invece si manifestò quando intorno al 2002, 2003 parlando di una mostra di modellini per i ciechi, che di lì a poco il Museo Egizio avrebbe portato a Reggio Emilia, la dottoressa D’Amicone, allora Direttrice del Museo, al telefono mi disse: “peccato che non si possano far vedere in qualche modo i colori”. Mi misi al lavoro subito, e subito per me l’approccio corretto non poteva essere che quello semiotico: costruire cioè un codice, che non poteva essere che multisensoriale. Il tatto, tradizionalmente per primo, ma poi il suono, e terzo l’odore. Ne parlai con la dottoressa Consuelo Battistelli, allora neolaureata, cieca secondaria: insieme cominciammo a costruire con materiali poverissimi (cartoncino, carta, colla, pennarelli) un primo casalingo e importantissimo prototipo, per discutere e mettere a punto l’idea. In un secondo momento conobbi il dottor Claudio Signorini, cieco primario e tiflologo. Si aggiunse a progetto già avanzato, e fu importantissimo, il contributo di Daniela Floriduz, cieca dalla nascita, che con il colore ha un rapporto personale vivissimo (attraverso la fotografia). Lavorammo insieme per più di un anno, in incontri serrati e decisivi. Nel 2004 il kit 11 era pronto: fu anzi il tema del mio corso di Etnoscienza dell’anno accademico 2004/05 alla specialistica ACEL (Antropologia Culturale, Etnologia, Etnolinguistica) della Laurea magistrale interateneo di “Ca’ Foscari”, Venezia, dove insegnavo appunto Etnoscienza. Quanto agli 11 colori sono stati sempre per me una scelta obbligata: lo studio della percezione culturale del colore è un tema centrale dell’Etnoscienza, e 11 sono i colori individuati dalla ricerca di Brent Berlin e Paul Kay del 1969, come appartenenti al maggior numero di culture del mondo.

A.M.: Il kit nasce come progetto per i non vedenti ma può essere usato anche per cure di riabilitazione per il recupero di soggetti con altre forme di disabilità od affetti da tossicodipendenza?

Lidia Beduschi: Il kit multisensoriale, in particolare la sua versione cartonata pubblicata dall’Editore Negretto nel 2008, che offre la possibilità di manipolazione materiale delle tessere colorate e profumate, può prestarsi a una grande varietà di usi in ambito sia educativo sia riabilitativo, questo per l’impatto emozionale, oltre che cognitivo, che la multisensorialità può offrire. Comunque il kit è destinato prevalentemente a ciechi primari, secondari, ipovedenti e acromati.

A.M.: I colori sono identificati con una puntinatura di tipo Braille, per ogni colore dunque corrisponde un insieme di puntini. Hai voluto utilizzare il linguaggio in uso del Braille oppure la puntinatura è stata creata ex novo per il kit?

Lidia Beduschi: Il Braille era il punto di partenza e di arrivo per la percezione tattile dei ciechi: ad oggi niente lo ha di fatto superato. La costruzione del codice tattile non poteva quindi che prendere l’avvio da lì. Il “disegno” dei simboli invece è stato il frutto di una mediazione tra me e i non vedenti insieme ai quali sono stati costruiti. Chiaramente dovevamo “trovare” dei simboli, poiché la semplice trascrizione alfabetica in Braille del “nome” del colore avrebbe fatto “saltare” la possibilità di costruzione di un codice multisensoriale, per farci ricadere nel verbalismo asemiotico: non mi e ci interessava “denominare” i colori, ma far sì che attraverso un codice condiviso (come è ad esempio quello delle notazioni musicali), i ciechi ed i vedenti fossero certi di riferirsi allo stesso referente (colore, in questo caso), quando dicono, parlano, usano, leggono, nominano, il bianco, o il rosso, o il viola, ecc.

A.M.: Oltre a te come ideatrice del progetto, ci sono stati altri collaboratori che ti hanno sostenuto e supportata?

Lidia Beduschi: Come ho detto in apertura, l’ideazione del codice è stata mia: d’altra parte ero io che avevo ed ho la preparazione scientifica di carattere semiotico, semantico, linguistico ed etnolinguistico per “costruire mentalmente” il progetto. Certo senza i collaboratori da sola non ce l’avrei fatta a renderlo “oggetto”. I primi, che sono “comprimari” più che collaboratori, sono stati Consuelo Battistelli e, decisivo, Claudio Signorini.  Gli altri che hai nominato, tutti preziosi e indispensabili per la realizzazione del codice: Isabella Tondi e Luca Modena hanno di fatto costruito il simbolo sonoro di ciascun colore, quello che cantavano i ciechi dell’UICI di Torino, dove andai a tenere una lezione sul kit, poco dopo la sua pubblicazione. Senza la professionalità della Druckfarben s.r.l di Albino (Bergamo), non avremmo potuto costruire il “sinbolo” dell’odore di ciascun colore. Chiara Prezzavento ha fatto sì che odorisuonicolori.it varcasse i confini italiani, predisponendo la versione inglese della piattaforma. Mario Varini ha realizzato il sito, che è qualcosa di più, perché volevo, e ci siamo in gran parte riusciti, che funzionasse cole uno strumento online, un tool: quello che di fatto ancora rimane.

A.M.: 11 colori: qual è il tuo preferito?

Lidia Beduschi: Il mio preferito… Io “vivo” nei colori, i colori entrano di forza in ogni momento della mia giornata, ne fanno il tono, modellano il mio umore, i sentimenti il mood… Non c’è un colore preferito, per me.

A.M.: 11 suoni: perché la scelta del pianoforte e non un altro strumento?

Lidia Beduschi: Kandinskij diceva che “il rosso è uno squillo di tromba” (non abbiamo parlato della sinestesia, ho preferito riferirmi alla multisensorialità, che non è la stessa cosa, ma il discorso ci avrebbe portato troppo lontano e in “territori” di confine iperspecialisici). Qualcuno dei miei collaboratori non era del tutto d’accordo, ad esempio qualcuno mi disse che preferiva associare il rosso con l’oboe: il pianoforte è stato scelto perché è lo strumento di base, quello in grado di raccogliere e realizzare tutti i simboli sonori che ci occorrevano.

A.M.: 11 odori: com’è stata selezionata la campionatura dei profumi?

Lidia Beduschi: I profumi, meglio gli odori sono stati costruiti combinando quattro “profumazioni” che nella nostra cultura in qualche modo possono essere associate al colore che designano. Per comprendere come sono stati costruiti (materialmente, come ho detto dalla Druckfarben) è fondamentale partire da “Storia di 11”.

A.M.: Quale può essere l’uso del kit per i docenti di sostegno nelle scuole “normali”?  Ritieni che i giochi da te ideati ed elaborati siano sufficienti, e siano anche da seguire con una certa rigidità? Pensi che, in ogni caso, sia compito del docente scegliere quelli più adeguati al contesto ed ai tempi propri della scuola?

Lidia Beduschi: L’uso del kit nella scuola può davvero giocare un ruolo di grande rilievo: può consentire ai docenti e agli allievi, ciechi, “normali”, stranieri, di rapportarsi tra loro attraverso la mediazione del colore. Ecco hai toccato un argomento molto importante: l’utilizzo corretto del kit può essere fatto autonomamente seguendo il percorso indicato. Certo sono possibili e auspicabili vie e “giochi” anche diversi, ma questo richiederebbe una preparazione specifica e contestualizzata dei docenti.

A.M.: “11 OdoriSuoniColori” ha ricevuto la Menzione Speciale Alberto Manzi per la comunicazione educativa nell’anno di uscita del kit. Ti aspettavi questo riconoscimento?

Lidia Beduschi: Ah no! È stata una bellissima sorpresa quella Menzione Speciale. E proprio perché legata al nome del maestro Alberto Manzi: il maestro di tutti della favolosa “Non è mai troppo tardi”, andata in onda alla RAI dal 1960 al 1968, rifatta all’estero da 72 Paesi. Riuscì a portare un milione e mezzo di italiani alla licenza elementare. Pensate qual era allora la qualità del servizio televisivo!

A.M.: A distanza di 9 anni dalla pubblicazione vorresti cambiare qualcosa del kit? Innovare con qualche gioco in più? Oppure modificare la sequenza dei colori? Gli odori?

Lidia Beduschi: La sequenza dei colori non è modificabile. Il kit 11 va bene ancora oggi così com’è. Certo sto lavorando ad un ampliamento della gamma dei colori, ma sempre sullo stesso percorso, che, come ho detto, non è frutto di improvvisazione, di mode, di circostanze legate al momento, ma di una ricerca scientifica tuttora fondamentalmente valida.

A.M.: Come ti trovi con la casa editrice Negretto Editore? La consiglieresti?

Lidia Beduschi: Ho lavorato e lavoro con molte case editrici. Negretto Editore ha avuto il coraggio di credere nell’idea del Kit 11. Da un punto di vista di mercato, credo che il prodotto non abbia ancora espresso tutte le sue potenzialità. Dobbiamo forse ancora attendere il momentum. La casa editrice è cresciuta in questi anni, e credo si sia a ragione conquistata un suo posto nella piccola editoria italiana.

A.M.: Salutaci con una citazione…

Lidia Beduschi: Dolce color d’oriental zaffìro/che s’accoglieva nel sereno aspetto/del mezzo, puro infino al primo giro,/ a li occhi miei ricominciò il diletto,/tosto ch’io uscì’ fuor de l’aura morta/ che m’avea contristati li occhi e’ l petto. Dante, Purgatorio, Canto I
Quanto colore nella Commedia!

A.M.: Lidia ti ringrazio per la tua disponibilità e per il tuo impegno in questo progetto. Ti saluto con le parole di Johann Wolfgang von Goethe: “Da tutto ciò sembra risultare che in natura giallo e azzurro sono divisi da una certa frattura, che mediante incrocio e mescolanza può essere atomisticamente colmata e superata nel verde, ma risulta anche che, propriamente, l’autentica mediazione tra il giallo e l’azzurro è svolta solo dal rosso.

Written by Alessia Mocci
Responsabile dell’Ufficio Stampa Negretto Editore



Info
Sito Odori Suoni Colori
http://www.odorisuonicolori.it/
Facebook 11 odori Suoni Colori
https://www.facebook.com/odorisuonicolori/
Sito Negretto Editore
https://www.negrettoeditore.it/
Facebook Negretto Editore
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Facebook Lidia Beduschi
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Fonte
http://oubliettemagazine.com/2018/06/22/intervista-di-alessia-mocci-a-lidia-beduschi-vi-presentiamo-il-progetto-11-odori-suoni-colori/



Lo spoils system è il grimaldello che porterà al cambiamento

Il problema maggiore che ha questo governo è l’ostruzionismo costante e mirato delle diverse amministrazioni. 
La soluzione c’è e si chiama spoils system.

"Il meccanismo dello spoils system proviene dagli Stati Uniti" e consiste nell'affidamento di cariche pubbliche a persone indicate dai partiti o dalle coalizioni usciti vittoriosi alle elezioni.
È un meccanismo presente anche in Italia ma “zoppo” perché come espresso dalla Corte di cassazione con la sentenza 2510 del 31 gennaio 2017è legittimo solo in relazione agli incarichi dirigenziali apicali che non attengano a una semplice attività di gestione.
La sentenza bolla come incostituzionali (però i governi di sinistra ne hanno usufruito eccome e ad un anno da nuove elezioni si scopre l’incostituzionalità - ma queste sono illazioni ovviamente) norme che dispongono la cessazione anticipata degli incarichi «dovuta a cause estranee alle vicende del rapporto d’ufficio, sottratta a qualsiasi valutazione dei risultati conseguiti, qualora tali meccanismi siano riferiti a titolari di incarichi dirigenziali che comportino l’esercizio di funzioni amministrative attuative degli indirizzi politici».
La decadenza automatica degli incarichi può valere solo per i vertici apicali perché, secondo la Consulta, occorre rispettare la necessità «per l’organo di vertice di assicurare, intuitu personae, una migliore fluidità e correttezza di rapporti con diretti collaboratori quali sono i dirigenti apicali e ovviamente il personale di staff, funzionali allo stesso miglior andamento dell’attività amministrativa». Sostanzialmente vengono garantiti i generali ma a partire dai colonnelli in giù rimane la vecchia nomenclatura, ovvero si garantiscono i generali ma non gli eserciti.
Bene ha detto il vice premier Luigi Di Maio: “Cambierò i vertici dei miei ministeri. È giusto che ci sia lo spoil system perché dopo 5anni si creano delle incrostazioni. Magari qualcuno in qualche casella del ministero resterà ma il cambiamento parte anche dalla macchina burocratica” ma temo che il cambiamento dovrebbe essere ben più radicale per poter correre come il Paese richiede.
C’è il rischio effettivamente che la richiesta di cambiamento che emerge prepotentemente dall’elettorato nelle società contemporanee e italiana in particolare, obbligando le Istituzioni a fare uno sforzo di continuità, porti continuamente il Paese all’anno zero ma questo non dipende dal cambiamento ma dal fatto che la sinistra italiana è una sinistra anomala, ben diversa dalle altre europee, che non persegue gli interessi nazionali né difende gli interessi del popolo italiano, tant’è che altrove questo rischio non c’è! Ed è altresì evidente che fintanto ci sarà questo vulnus il centro destra non potrà che smantellare ciò che ha fatto questa “sinistra” e viceversa.
Immagine correlataNon è forse un caso che, prevedendo il terremoto politico, la Corte di Cassazione con la sentenza di cui sopra si sia mossa in senso restrittivo e che “addetti ai lavori” come il dott. Mario Morcellini, Commissario dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) e Consigliere alla Comunicazione di Sapienza, senta oggi la necessità di riconsiderare criticamente l’esperienza dello spoils system ed altri come l’esimio professor Sabino Cassese, da tempo sceso di fatto in campo.
Una pratica che è andata via via ridimensionata negli USA ma che io credo, per i motivi di cui sopra, debba essere applicata nella forma draconiana originaria e fintanto che non avremo una sinistra, che io intravedo nel M5S, normale europea capace di guardare alla nazione e alla difesa dei suoi interessi come qualcosa di normale, scontato, ovvio.

Spero che il governo non caschi nelle loro provocazioni e che anzi si adoperi per apportare quelle modifiche legislative necessarie ad allargare questo meccanismo nella misura in cui gli è consono per operare al meglio! Ne hanno i numeri in Parlamento, il gradimento nel Paese e l'appoggio, in una sola parola: la forza. Lo facciano! 

martedì 10 luglio 2018

Giuliano Legotta & Xiao Yue Zheng in radio con in singolo Ok play




Giuliano Legotta (leader fondatore della pop-rock band Charly Moon con quattro dischi pubblicati) & Xiao Yue Zheng (bravissima pianista laureata in maestro sostituto al conservatorio Santa Cecilia a Roma, anche lei nei Charly Moon come tastierista) presentano il nuovo singolo "OK PLAY".
La canzone fa riferimento alla vita, prendersi cura di noi stessi è la cosa principale il resto poi diventa tutto più facile, avere pensieri positivi farà in modo che l'Universo conserverà un posto per te in questa ruota della vita che gira molto veloce ed allora potrai avere quell'energia che ti porterà una, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto volte sopra le stelle a cantare con gli angeli.