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martedì 15 giugno 2010

Vacanze Sardegna tra maschere e tradizione.

Mamuthone (maschera di Mamoiada, Carnevale Barbaricino)

Sappiamo che diverse persone che si apprestano alla preparazione delle loro vacanze in Sardegna, ricercano, oltre ai servizi essenziali necessari per assicurarsi un tranquillo e comodo soggiorno – di solito un appartamento o un Hotel in Sardegna – anche itinerari turistici particolari, ognuno ha le sue preferenze: si ricercano itinerari naturalistici, enogastronomici, archeologici, storici ed in generale percorsi che portino alla scoperta della cultura millenaria dell’isola. In questa sede vorremmo raccontarvi una nostra personale esperienza di nuoresi, persone, almeno in apparenza, abituate a frequentare i luoghi più autentici della Sardegna, quali sono i paesi dell’entroterra barbaricino. Si da il caso che a 15 minuti di strada da Nuoro, capoluogo della Barbagia, una delle zone più aspre e impervie della Sardegna, si trovi un paese chiamato Mamoiada. Il centro urbano seppur di piccole dimensioni (conta poco più di 2.000 abitanti) si fa sentire anche oltremare, soprattutto nel periodo di Carnevale tra gennaio e febbraio. La notte di Sant’Antonio Abate, il 16 gennaio, patrono amato dalle comunità sarde, è tradizione accendere diversi falò; a Mamoiada però questa data coincide anche con la prima uscita nelle strade del paese, di oscure, misteriose, antichissime maschere carnevalesche: sono i Mamuthones e gli Issohadores. I primi, personaggi scuri coperti in volto da un fazzoletto e una maschera neri, e da una pelle di pecora grigia e nera con una serie di campanacci di varie dimensioni appesi dietro la schiena, secondo la tradizione sarebbero prigionieri di origine araba catturati dagli Issohadores, che rappresentano gli isolani; questi ultimi sono invece più colorati, al tradizionale berretto nero è abbinata una maschera bianca, una giubba rossa con dei ricami floreali e dei pantaloni bianchi su gambali neri. In realtà sotto il profilo antropologico le maschere, oltre al richiamo del rapporto tra l’uomo e l’animale, rappresentano il ciclo della natura, il passaggio dall’inverno alla primavera, il ciclo infinito della vita e della morte. Nelle fredde notti invernali barbaricine le maschere fanno la loro comparsa per ricordare a uomini e donne che siamo una infinitesima parte dell’universo, che rappresentiamo la natura perché da essa veniamo e che il rispetto verso la nostra terra deve accompagnarci passo dopo passo ogni giorno della nostra vita.
Per respirare le intenzioni che le maschere barbari cine lasciano nell’animo dei sardi, dunque per interpretare personalmente i molteplici significati che la nostra terra offre al suo visitatore, potete visitare (aperto tutto l’anno) a Mamoiada il Museo multimediale delle Maschere Mediterranee. Incontrerete non solo giovani esperti che vi illustreranno piacevolmente gli aspetti della nostra cultura millenaria ma vivrete un’esperienza magica di pura estasi e poesia tra musica e maschere della Sardegna. Il Museo mette a disposizione la possibilità di esplorare con un itinerario particolare Una giornata in Barbagia la cultura dell’entroterra barbaricino.

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