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giovedì 28 gennaio 2010

Crea il tuo minisito gratis




Creare minisiti gratis è da sempre uno degli obbiettivi di tutti gli coloro che lavorano nel Web Marketing. Spesso cercando su internet "minisiti gratis" si incappa in delle fregature in quanto è proprio il termine gratis che viene a mancare.


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E-start si rivolge a tutte le agenzie grafiche che hanno bisogno di un supporto del genere, ma anche ai piccoli commercianti che ancora non hanno un portale loro.

In qualità di partner avrete la possibilità di creare dal niente un minisito più un buono di 50 euro da spendere. Niente male no? Cosa aspettate?

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lunedì 25 gennaio 2010

Regali originali con Melaspasso





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IL GIORNO DELLA MEMORIA.........STERMINATE I DISABILI !!!!

Il programma di controllo della «razza pura» iniziò nel ' 33. Poi dalla sterilizzazione si passò all' eutanasia



Lo sterminio dei disabili ha rappresentato l' inizio del più generale progetto di Olocausto degli ebrei e degli altri «nemici» del Reich. Il primo programma di controllo biologico della razza pura ariana (eugenetica nazista) mosse da una campagna di sterilizzazione di massa, avviata da una legge del luglio del 1933. Circa 410.000 tra uomini e donne tedeschi furono proposti per la sterilizzazione chirurgica. Si trattò, secondo il regime, di «malati ereditari» tra i quali, deboli di mente, schizofrenici, epilettici, ciechi e sordi, sordomuti, soggetti a gravi malformazioni, o alcolisti ereditari eccetera. In breve disabili, handicappati, pazzi e «impuri» per i quali la diversità dal modello di «ariano puro» appariva visibile. Tribunali speciali per «la salute ereditaria», con due medici e un giudice, sceglievano le persone da sottoporre a intervento: legatura dei dotti seminali dell' uomo e taglio o legatura delle tube nella donna. In questa prima fase, precisava Martin Bormann, segretario privato e collaboratore di Hitler, era inevitabile che sulle diagnosi e sulle decisioni pesassero anche questioni di carattere politico. Nel formulare una diagnosi di debolezza mentale, si doveva tener conto del «comportamento morale e politico di una persona». Il passo successivo al progetto di sterilizzazione di massa fu l' uccisione delle «vite indegne di essere vissute». Il 18 agosto del 1939, una nota del ministero dell' Interno richiese una «registrazione il più possibile tempestiva di tutti i bambini di età inferiore ai tre anni» nei quali si sospettasse la presenza di una delle seguenti malattie: «microcefalia, idrocefalia, malformazioni di ogni sorta, paralisi». Il compito venne affidato alle levatrici con un controllo da parte dei medici distrettuali. Gli omicidi furono consumati in strutture pediatriche camuffate sotto nomi come: «Dipartimenti di specializzazione pediatrica» o «Centri di ricerca», «Istituzioni terapeutiche e di convalescenza» eccetera. Il primo di questi centri della morte fu l' Istituto statale di Görden, presentato al pubblico con il nome di «Dipartimento Psichiatrico Speciale per la Gioventù». I bambini da sopprimere furono tenuti in reparti di pediatria per alcune settimane e in seguito sottoposti a un trattamento speciale con compresse di «Luminal», o iniezioni mortali di morfina e scopolamina. Poco prima dello scoppio della guerra la pratica dell' eutanasia venne estesa agli adulti. Il programma, affidato ai medici, portò in breve all' assassinio di oltre 70.000 persone disabili, tra il 1940 e il 1941, con la punta massima delle «eliminazioni pietose» (così definite perché attuate, nell' intenzione dei nazisti, con ausilio medico e senza violenza) nel castello clinica di Harteim (18.269 vittime). Tutti questi centri di eutanasia diventarono scuole di formazione dei futuri comandanti dei maggiori campi di concentramento e sterminio. Frediano Sessi 6.000.000 Gli ebrei assassinati: tre milioni erano polacchi 7.680 Gli ebrei italiani che vennero sterminati durante l' Olocausto 10.689 I deportati dall' Italia e dalle isole del Dodecaneso 22/3/1933 La data dell' apertura del primo lager, quello di Dachau. (S.Frediano-Corriere della Sera)

www.robertodiiorio.blogspot.com

Come ricordare la Shoah?


la Shoah e l'Yishuv
Israele, La Shoah, l’Europa

da un'idea di Vittorio Pavoncello

a Roma
Istituto Centrale per i Beni Sonori ed Audiovisivi 26 - 27 gennaio 2010
Teatr'Arteria - l'Edificio Scenico 31 gennaio 2010

Memoria e Storia lungi dall'essere dei sinonimi, come osserva lo storico Pierre Nora, vivono forti opposizioni: la memoria è la vita, un legame realizzato nell'eterno presente da gruppi di donne e uomini. Memoria è racconto di un vissuto in permanente evoluzione e può essere utilizzato in molti modi e a volte manipolato. La Storia di contro è ricostruzione sempre problematica e incompleta di ciò che non c'è più e in quanto operazione intellettuale e laicizzante, richiede analisi e discorso critico. La memoria degli altri, manifestazione giunta alla sua quarta edizione nata da un'idea di Vittorio Pavoncello in onore della Giornata della Memoria, negli anni precedenti ha affrontato il ricordo delle altre "vittime" dello stato nazista, disabili, omosessuali, rom, per una visione più complessa ed articolata del lavoro sulla "memoria". Il campo di indagine e dibattito scelto quest'anno per La memoria degli altri dal titolo “La Shoah e l’Yishuv” propone di cercare e ricercare quelli che sono stati i rapporti fra l'Europa degli Stati, ma anche quella delle comunità ebraiche, con l’allora nascente Stato d’Israele, chiamato prima della sua proclamazione ufficiale nel 1948, Yishuv. E' passando di continuo dall'una all'altra, Memoria e Storia, che si snoda il programma ideato e curato dal regista e autore Vittorio Pavoncello, e da Anna Foa, storica della Shoah, membri dell'associazione Ecad (Ebraismo Culture Arti Drammatiche). Si comincia martedì 26 gennaio presso l'Istituto Centrale per i beni sonori e audiovisvi con una tavola rotonda, coordinata da Anna Foa, in cui si discuterà della storia poco conosciuta del contributo degli ebrei dell'Yishuv alla guerra, del rapporto tra sionismo e Shoah e delle diverse memorie della Shoah, ponendo l'accento sul ruolo svolto dall'Europa. La serata del 26 gennaio vedrà protagonista la musica, presso l'Auditorium Sala Casella, il concerto Wing – Le ali del cuore ebraico, il soprano Valeria Fubini e la pianista Sonia Mazar ci conducono in una regione musicale nuova e affascinante: quella di musicisti ebrei che nella prima metà del Novecento hanno composto musiche sotto la scure dell’antisemitismo e delle persecuzioni naziste o si sono rifugiati in Terra d'Israele amalgamando la loro educazione musicale europea con il recupero delle più antiche tradizioni.
Si prosegue mercoledì 27 gennaio con alcune letture sulle Anime del sionismo a cura di Anna Foa seguite dall'incontro con la scrittrice Nava Semel, famosa ed apprezzata autrice di libri per ragazzi in cui affronta senza falsi pudori temi difficili come quelli del confronto tra la necessità del ricordo della Shoah e la spinta verso un futuro che per prendere forma sembra dover per forza dimenticare. Alle 17 si passa dalla letteratura della Semel alla voce di Carla Tatò che Nella lingua dei sogni leggerà poeti della Shoah e israeliani. Alle 18 in anteprima nazionale la proiezione del film Il cielo come destino un ritratto di Enzo Sereni di Vittorio Pavoncello. La figura di Enzo Sereni, per molti aspetti eroica, ma anche avvolta di mistero per quanto riguarda le modalità che ne fecero concludere la vita da Eretz Israel a Dachau è mostrata in modo insolito. Il film narra di un volo, quello che Sereni compì lanciandosi con il paracadute sotto la linea gotica per organizzare la resistenza in Italia e la fuga in Israele di ebrei profughi e sopravvissuti. Nel volo vengono ripercorsi i motivi che condussero Sereni a intraprendere quella scelta, certa per lui, ma non senza conflitti per chi lo amava e stimava. Fra i protagonisti anche il fratello Enrico che riappare da un passato di morte per instaurare con Enzo un fraterno e amorevole duello di idee sulla vita, il sionismo, la pace e la guerra che incombe ovunque e sempre.
Il programma si conclude domenica 31 gennaio a Teatr'Arteria con Europauschwitz. Nell'edificio scenico di Beckett, Kounellis, Quartucci, Tatò, un pomeriggio di arte e suoni dalle 11 alle 19, a cura di Donatella Orecchia con il concerto Un violino nell'aria omaggio a Chagall, musica klezmer e yiddish del violino di Marco Valabrega, la mostra Vuoti di Memoria di Vittorio Pavoncello, le poesie di Paul Celan e Roberto Piperno (Parole senza pace) e l'Intervista aziendale del 1968 di Primo Levi e Carlo Quartucci.

Ufficio Stampa
Giovanna Nicolai - 333 6638186 giov.nicolai@tiscali.it
Martina Suozzo - 349 0758612 martina@becleartobeclever.com

Indirizzi
Istituto Centrale per i beni sonori ed audiovisivi - via Michelangelo Caetani, 32 - Roma
Teatr'Arteria - l'edificio scenico - vicolo Scavolino, 64/A - Roma
Auditorium Sala Casella - via Flaminia 118, Roma

Per informazioni:
ICBSA 06 6868364
ic-bsa@beniculturali.it

la Shoà e l’Yishuv è un progetto
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Ebraismo Culture Arti Drammatiche - Via del Portico d’Ottavia 13 – 00186 Roma
tel. 366 4545656- 333.3336113 fax 1786031011 www.ecad.name ecad@live.it
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lunedì 11 gennaio 2010

MALASANITA' ??? NO !!! SCHIFO DI SANITA' ITALIANA !!!!!!!!!




IN SALA OPERATORIA SENZA MASCHERINE E SENZA GUANTI
Ho indossato un camice bianco, un paio di zoccoli verdi e sono entrato negli ospedali. Mi sono attaccato al petto un cartellino con un nome fasullo: dottor Valerio Trimarchi, dell’inesistente associazione Orchidea bianca onlus. Ho assunto le vesti di un volontario, laureato in medicina in procinto di fare la specializzazione. È bastato per spalancarmi le porte di reparti, pronto soccorso, sale operatorie.
Trattato come un medico da pazienti, inservienti, infermieri, colleghi. Questi ultimi mi hanno accolto nei loro camerini, mi hanno assegnato l’armadietto e gli indumenti da lavoro. Sono entrato a contatto diretto con i malati, ho fatto il giro di visite del mattino e ho preso parte (ma non ho preso i ferri in mano, tranquilli) a interventi chirurgici.
Gli ospedali al centro di questa inchiesta sono quattro: a Catanzaro, Napoli, Isernia e Venafro, in provincia di Isernia. Nel corso dell’indagine (tutta documentata da una telecamera nascosta) ho visto barboni che mangiano e dormono a pochi metri dai malati, zingare che passano fra i letti a chiedere l’elemosina, cinesi che entrano nei reparti per vendere ai bambini giocattoli privi di ogni standard di sicurezza.
Poi medici e infermieri che fumano, alcuni perfino dentro i blocchi operatori. Ho seriamente rischiato di togliere dei punti di sutura dalla testa di una donna. Soprattutto, ho visto da vicino come il personale sanitario si comporta a volte nei nostri ospedali. Come vengono ignorate le più basilari regole di comportamento e di igiene, la cui inosservanza provoca ogni anno circa 500 mila infezioni e più di 5 mila morti. Pazienti che erano andati a curarsi per altre cause.
Video Inchiesta Ospedali
Catanzaro
Sono le 7 di martedì 29 settembre, Ospedale Pugliese di Catanzaro. Per un’ora faccio su e giù con gli ascensori. Le norme prescrivono che la biancheria pulita segua un percorso diverso da quella sporca. I rifiuti ospedalieri, organici, non devono transitare negli stessi ascensori utilizzati da medici, pazienti o per il cibo. A Catanzaro non funziona così. Passa tutto per lo stesso montacarichi. Ci sono dentro quando si apre la porta. Un operaio: “Dottò, sta scendendo?”. Rispondo di sì e lui spinge all’interno il carrello con un bel po’ di bidoni gialli messi uno sopra l’altro fino al soffitto. Ci stringiamo nel poco spazio disponibile. Li abbiamo addosso. Nell’etichetta esterna c’è scritto: “Rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo“.
Dentro possono esserci garze imbevute di sangue, siringhe, residui di interventi chirurgici, anche materiale radioattivo utilizzato nella medicina nucleare. La porta dell’ascensore si apre, pochi minuti dopo sono sempre lì con il carrello del cibo.
Alle 8 e mezzo eccomi in pediatria. Entro nella saletta dei medici. Ce ne sono tre, più due infermiere. Mi presento: sono il dottor Trimarchi dell’associazione Orchidea bianca onlus. Dico tutto velocemente, come fosse la più famosa organizzazione sanitaria italiana, nella speranza di far scattare il tipico meccanismo per cui non chiedi ulteriori informazioni per paura di passare per deficiente davanti agli altri. È andata. Spiego che mi sono appena laureato e che la nostra struttura ci manda a fare degli stage in giro per gli ospedali. Vorrei stare un giorno con loro per vedere come lavorano. Non c’è problema, nessuno chiede una lettera di incarico, un documento, una preventiva richiesta alla direzione generale. Nulla. Mi accettano sulla parola.
Da questo momento parte quel processo che poi si ripeterà in alcuni dei centri successivi: basta farsi vedere in giro con un infermiere o un medico perché tutti gli altri ti considerino uno di loro, un nuovo arrivato. Ogni minuto che passa, ogni gesto è un tassello che va ad arricchire la tua tracciabilità. Fino a non riuscire più a risalire al momento originario. Ovvero, come sei entrato lì. Chi ti ha mandato. Chi ti ha aperto le porte per primo.
Sono a tutti gli effetti il dottor Trimarchi. Il primo a darmene atto è l’imbianchino che dipinge i muri del corridoio. Mi saluta con una certa deferenza. La puzza della vernice si sente, eccome. Le infermiere mi accolgono nella loro saletta. Una mi prepara il caffè. Poi mi offre una sigaretta. Lei accende e apre la finestra. Mi infilo nella camera dei medici. Anche qui si fuma.
Dopo mezz’ora il battaglione muove alla volta delle camere dei bambini per il consueto giro mattutino delle visite. Alla testa c’è il medico più esperto. Camice aperto, mani in tasca o a giocare con le chiavi, passa da un letto all’altro dispensando affettuosi buffetti e barzellette. Le visite avvengono tutte senza guanti e senza un minimo di privacy, ogni comunicazione è a partecipazione collettiva.
Prima mi sono informato sulle diagnosi dei malati: c’è chi ha un’infezione generalizzata, chi da morso di zecca, chi ha la mononucleosi, l’epatite. In una stanza ci sono tre letti: due adolescenti e un bambino. Dopo aver toccato le ragazze il medico infila la mano dentro la bocca del piccoletto. Ma non vede bene. Allora afferra la tapparella, la tira su. Poi fa alzare il bambino, lo mette a favore di luce e gli rificca la stessa mano in bocca. Un altro bambino ha delle strane macchie sul corpo. Dietro un orecchio la pelle è aperta. Il medico ci passa le mani, poi invita l’assistente ad avvicinarsi. Tocca pure lei. Senza guanti. L’équipe si consulta. Non si riesce a capire a cosa siano dovute. Le gambe sono piene. Uno butta lì l’ipotesi tubercolosi, un altro epatite.
Durante una visita, il medico mi coinvolge: “Lei che ne pensa, dottor Trimarchi?”. Sono con le spalle al muro, non so cosa fare. Ripete la domanda, vuole sapere se in presenza di quei valori la diagnosi è corretta. Rispondo che non lo so, non è quella la mia specializzazione. “E in che cosa siete specializzato voi, dottore?”. Già, bella domanda. In sociologia, in sociologia medica, ecco. Dico così e subito mi do del deficiente. Ma che c’entra la sociol…? “Bene!” esclama il medico. “Ho giusto un caso di cui vi potete occupare allora”. Sono pronto. “Una bambina alla quale abbiamo scoperto il diabete. Ma la mamma, che è qui con lei, è analfabeta”. In una camera singola c’è un bambino con gravi malformazioni. Sembra affetto da sindrome di Down. È grasso, gonfio dalla testa ai piedi, sproporzionato.
Mentre il medico si avvicina lui gli sfila lo stetoscopio dalla giacca. Ci gioca con le mani. Se lo attacca alle orecchie, al petto. Alla fine il dottore lo riprende e lo rimette in tasca. Ci sono altri piccoli da visitare.
Intorno alle 11 esco e vado a prendere il caffè al bar di fronte all’ospedale. Con camice e zoccoli, cosa vietata. Ma sono in buona compagnia. Torno dentro, sulle scale trovo una zingara che chiede l’elemosina. La tengo d’occhio. Dopo un po’ si infila in un reparto, si fa largo tra i parenti in visita, arriva perfino ai letti dei malati.
Provo a entrare nel blocco operatorio. Suono il campanello. Un’infermiera mi apre la porta. Saluto con piglio sicuro e vado dentro. Dopo pochi metri c’è un’altra porta a vetri opachi. Su un cartello c’è un avviso rivolto a tutto il personale: “Si ricorda che è assolutamente vietato entrare nelle sale operatorie senza divise, calzari, cappellini e mascherine adeguate”. Gli indumenti sono lì a fianco. Li ignoro. La porta si apre su un corridoio, sulla destra ci sono due sale operatorie. Un infermiere mi viene incontro. Non ha calzari, cuffia, guanti: nulla. Gli dico che sto cercando il dottor Vattelappesca, un dottore di cui ho letto il nome su un cartello in giro. “Sta al piano di sotto”. Ribatto: mi ha detto di trovarci qui per prendere accordi per un intervento. Tanto basta, semaforo verde. La scena si ripete identica nella camera successiva. Sulla soglia una donna parla al cellulare. La chiamata sembra di lavoro. La seguo dentro. Mette il telefono nella tasca posteriore dei pantaloni, prende una garza e si rimette al lavoro. Non ha cambiato i guanti. Le sue mani si posano sull’uomo operato. Con lei c’è un’altra donna: naso fuori dalla mascherina. A un metro, una infermiera vestita come fosse in reparto. Ha soltanto una cuffia sui capelli, che lascia scoperti grandi ciuffi sul davanti. Non ha i calzari. Come me, che sto a due metri dal lettino operatorio con le stesse scarpe che avevo poco prima al bar di fronte all’ospedale.
All’uscita del reparto un uomo mi chiede com’è andata l’operazione, è preoccupato. Rispondo che è tutto ok e prego Dio che sia vero. Lo rassicuro, la madre si è risvegliata. Mi stringe le mani, mi ringrazia, dice che però si tratta della moglie.
Un infermiere mi ha raccontato di un barbone che mangia e dorme dentro la struttura. Lo trovo seduto davanti al reparto di medicina nucleare, tra l’ascensore e la corsia, dove passano i malati. È grosso, dorme piegato su se stesso. Ha due sacchetti pieni di cianfrusaglie. Le gambe sono gonfie, le caviglie non si distinguono. Puzza. Ha i capelli lunghi e la barba. Accanto a lui c’è un piatto di plastica con i resti del pranzo che ha appena consumato. Lo chiamano “Carminuzzo”, diminuitivo di Carmelo, ha il mio stesso nome.
Continuo il giro. Fra gente che mi chiede informazioni. Non so che rispondere, mi scuso, dico che è il mio primo giorno. Mi becco auguri e pure qualche bacio. Incrocio una ragazza cinese. Ha uno zaino sulle spalle e una sorta di bancarella ambulante davanti con bracciali, orologi e giocattoli. La seguo. Un’infermiera le chiede un cinturino, contrattano. Entra ed esce dalle stanze, anche in pediatria, dove vende i suoi giochi di plastica privi degli standard di sicurezza previsti dall’Unione Europea.
Napoli
Giovedì primo ottobre il dottor Valerio Trimarchi si presenta al Pellegrini di Napoli, nel centro storico. Non ho fortuna. L’ospedale è piccolo, si conoscono tutti, dal primario all’ultimo dei volontari. Riesco comunque a fare un giro all’interno. Non sono ancora le 8 del mattino. Diversi ricoverati dormono sulle barelle nei corridoi. Le condizioni igieniche sembrano scarse. Sul davanzale di una finestra ci sono decine di mozziconi di sigarette. Stessa situazione al pronto soccorso.
L’ingresso dell’ospedale dà su una strada molto trafficata. Poco più su c’è l’arrivo della metropolitana. È una fiumana di persone che si trascina tra auto e moto. In mezzo vedo infermieri e medici in divisa, uno addirittura con la tuta operatoria. Vanno al bar o nei negozietti della via.
Isernia
Per entrare all’ospedale di Isernia, in Molise, mi infilo in un vorticoso giro di conoscenze tipico di una certa Italia dove l’amicizia e il clientelismo la fanno da padrone. Si trova sempre qualcuno che ti consiglia a un altro, che a sua volta non si prende nemmeno la briga di capire chi sei. Gli basta soltanto sapere che sta facendo un favore. Si va avanti così, in una sorta di catena di Sant’Antonio della quale non si riesce più a venire a capo.
Intanto Valerio Trimarchi venerdì 2 ottobre di buon mattino arriva in divisa d’ordinanza all’ospedale Veneziale. Dico che mi sono appena laureato e che mi accingo a scegliere la specializzazione. In medicina generale i pazienti sono tutti anziani. I medici si fermano ai piedi del letto, guardano la cartella, si confrontano, prescrivono esami. Le mani ce le mettono gli infermieri. Si passa da un pannolone all’altro fino alle flebo: senza guanti. Solo un’infermiera è ligia al dovere. Gli altri quasi la rimproverano per l’inutile perdita di tempo. Alla fine vado al bar.
Una dottoressa in camice bianco è appoggiata a un’auto parcheggiata. Aspetta qualcuno. Un medico in tuta verde attraversa la strada. Torno nel blocco operatorio. Mi conoscono tutti, mi muovo in totale libertà. Vedo medici e infermieri senza copriscarpe, mascherine. Senza guanti. Un paio di chirurghi fumano. A pochi metri dalle sale dove si operano i malati, i posacenere sono pieni di mozziconi.
Intorno alle 2 del pomeriggio mi accingo a lasciare l’ospedale. Sbaglio l’uscita. Percorro un corridoio pieno di scatoloni, qualcosa a metà tra un magazzino e un ripostiglio. I muri sono scrostati, alcune piastrelle divelte. Cammino per una decina di metri quando sulla destra mi trovo una porta spalancata: dentro ci sono tre malati che dormono sui lettini. Fanno la dialisi. Le condizioni igieniche sono scadenti. A metà corridoio, senza alcuna porta divisoria, c’è un bagno con due sanitari dove si scaricano pale e pappagalli.
Nel pomeriggio accompagno un medico all’ospedale di Campobasso, nel reparto di anatomia patologica, dove da Isernia mandano ad analizzare i tessuti asportati. Davanti a un cartello con scritto “Vietato fumare” una dottoressa ci intrattiene con una sigaretta fra le mani. La stessa mattina le sono arrivati dei “pezzi” che ancora non riesce a capire perché siano stati asportati. Ci invita a prendere l’abitudine di segnalare la sospetta diagnosi. E accende una seconda sigaretta.
Venafro
Il giorno dopo, su segnalazione di un medico di Isernia, vado a trovare un collega a Venafro, distante una trentina di chilometri. Ha l’aspetto provato, è stanco. Ha voglia di parlare e di sfogarsi. Fare l’ortopedico lì è come essere in trincea, ti arriva di tutto e lavori in condizioni estreme. Con gente che fuma in sala operatoria. Ogni volta che impianta una protesi, dopo che ha cucito prega Dio perché non subentrino complicazioni e infezioni.
Quello che intende lo vedo con i miei occhi lunedì 5 ottobre. Faccio un rapido giro per il reparto. Le camere sembrano supermercati. I comodini faticano a contenere bottiglie, biscotti, patatine e pasticcini. I medici mi danno subito del collega. Dico che sono troppo buoni e che non merito ancora quel titolo perché devo fare la specializzazione. Non importa, sono molto gentili. Mi invitano nella loro stanza, mi affidano un armadietto e una tuta per la sala operatoria. C’è da correre a fare gli interventi. Ci cambiamo.
Nel blocco operatorio ci sono i canonici indumenti monouso. Poi, stranamente, gli spogliatoi sono più avanti nel percorso che porta alle sale operatorie. Le regole vengono molto disattese. L’infermiere che assiste il chirurgo non indossa guanti. Mentre l’operazione è in corso la porta si apre: è un medico in camice bianco e scarpe normali. Rimane sulla soglia a chiacchierare con i colleghi.
Torno in reparto. Sul tavolo della saletta infermieri c’è dell’uva. Il medico mangia e con la stessa mano tocca la medicazione di una donna. Una signora cammina con un mucchio di lenzuola tra le braccia. Ha disfatto lei stessa il letto della figlia. Intanto il medico controlla la mano fasciata di un uomo. Tre dita sono nere, in necrosi. Dai polpastrelli escono fili di ferro. Lui ci infila le mani, che non ha mai lavato dopo avere mangiato l’uva.
Rimango solo, mi trovo davanti una signora: “Dottò, stamattina il primario mi ha detto che prima di uscire mi devono togliere questi punti dalla testa. Ma ora lui non c’è più. Che fa, me li toglie lei?”. Esito. Poi chiedo a un’infermiera di indicarmi la medicheria perché, specifico bene, devo togliere i punti a quella donna. Entriamo. Faccio accomodare la signora, prendo un paio di strumenti, ci gioco, la guardo e le dico che forse è meglio aspettare il primario. Con la salute della gente è meglio non scherzare.(C.Abbate Panorama)

LE MIE ESTERNAZIONI

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GUARDATE IL VIDEO SHOCK  !!!!!!!!!  http://www.youtube.com/watch?v=xPctBewqdpU



sabato 9 gennaio 2010

Il 10 gennaio, il live di Sasha Torrisi al Sea Legend di Licola.


Concerti, interviste, prove e nuove registrazioni per l’artista parmese: l’11 gennaio lo special sulle frequenze di Radio Rai International. Il 15 gennaio altra data a Scauri.



Licola - Per Sasha Torrisi il 2010 è un nuovo ed intenso anno artistico.
Dopo la firma del contratto discografico con l’Elevetor Records, una nota etichetta indipendente, l’inizio delle prove in studio per la nuova produzione, registrazioni ed interviste in prestigiose radio, continua il tour sul territorio nazionale. Dopo le ultime tappe che l’hanno visto protagonista a Parma seguita da quella svoltasi a Pordenone, Sasha Torrisi ritorna in Campania il 10 gennaio per esibirsi al Sea Legend di Licola prestigioso locale della provincia di Napoli, che ha accolto sul centrale palco della mega struttura note band e artisti di spicco come ad esempio: Stef Burns attuale chitarrista di Vasco; Andrea Rocchetti e Claudio Golinelli detto il “Gallo”, tastierista e bassista di Vasco e tanti altri nomi noti.
Alle ore 22.00, Sasha, a distanza di un anno dall’uscita del suo primo ep da solista “Un Nuovo Me” contenente quattro brani inediti, darà il la ad un concerto rock che coinvolgerà i presenti catapultandoli in un viaggio musicale, ricco di energia, emozioni e adrenalina pura che va dal 1999 ad oggi, anni che hanno segnato il suo percorso artistico facendolo conoscere ed affermare nel settore.
La sua ascesa artistica data dalla profondità dei testi e dalla intensità degli arrangiamenti musicali diventa più evidente nelle ultime produzioni e di certo non deluderanno le aspettative dei fortunati spettatori dello splendido scenario del Sea Legend.
Sasha sarà affiancato dalla sua band, composta da Carmine Capasso, chitarra e voce, Manuel Zito alle tastiere, Francesco Ferdinandi al basso e Augusto Bortoloni alla batteria, inoltre, è già impegnato nella pre - produzione del prossimo lavoro discografico che sta realizzando in provincia di Caserta promettono di dar vita a uno spettacolo di due ore intense che scateneranno e scalderanno i presenti iniziando con l’esecuzione dei primi accordi del brano “Deserto” per passare a “ Sole Spento “ giungere a “Un nuovo me” e continuare sino alla mezzanotte,la scaletta inoltre prevede l’esecuzione di molteplici brani, tra questi, vari singoli estratti dai precedenti lavori discografici e, non è da escludere, da attendibili voci di corridoi, che in questa occasione, sarà eseguita anche qualche chicca inedita che sicuramente delizierà i presenti. Tra gli imminenti appuntamenti in programma per Sasha Torrisi è da segnalare lo special che sarà trasmesso lunedì 11 gennaio, alle 14.30 sulle frequenze di Radio Rai International oltre ad un altro concerto che si terrà il prossimo 15 gennaio a Scauri, provincia di Latina, allo ” Scoglio” noto locale sito in Località scogliera Monte d'Oro.

Lucia Vagliviello

venerdì 8 gennaio 2010

I 10 Italiani più ricercati nel 2009 - 123people.it

Chi sono gli italiani più ricercati nel 2009
Pubblicata la classifica degli utenti di 123people, il motore di ricerca di persone recentemente approdato anche in Italia.

Vienna, 8 gennaio 2010 - 123people, il motore di ricerca di persone da qualche mese approdato anche in Italia, ha reso disponibile la lista degli italiani più ricercati nel 2009.
Al primo posto nelle ricerche degli utenti italiani troviamo Gabriele Belli, popolare concorrente del Grande Fratello 10, seguito a ruota da Sara Varone, prosperosa starlette della domenica pomeriggio televisiva. Al terzo posto troviamo Manuela Cimmino autrice radio e tv. Al quarto e al quinto posto troviamo Francesco Arca e Marco Mengoni rispettivamente "tronista televisivo" e il vincitore della terza edizione di X-Factor.
Per trovare il primo politico della lista è necessario scorrere fino alla decima posizione dov’è presente Silvio Berlusconi, Presidente del Consiglio dei Ministri Italiano. "E' interessante notare come gli utenti italiani siano maggiormente interessati alle celebrità televisive, rispetto agli utenti tedeschi e austriaci che invece prediligono attori di cinema e personaggi dello sport" così commenta Luca Sartoni, PR Manager & Media Strategist per l'Italia di 123people.

Questa la top ten degli Italiani più ricercati nel 2009 su 123people:

Gabriele Belli (partecipante Grande Fratello 10)
Sara Varone (Showgirl)
Manuela Cimmino (autrice radio/tv)
Francesco Arca (Tronista TV)
Marco Mengoni (Vincitore X-Factor)
Simone Montedoro (Attore)
Annalisa Spinoso (Giornalista)
Sebastiano Liori (Manager)
Roberta Bruzzone (Criminologa)
Silvio Berlusconi (Politico)


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giovedì 7 gennaio 2010

IL BEL PASCIA' E LE SUE ANCELLE




Sui giornali italiani sono apparsi i verbali degli interrogatori di Gianpaolo Tarantini, l'imprenditore pugliese indagato a Bari per spaccio di cocaina e favoreggiamento della prostituzione, che ha dichiarato di aver portato circa 30 ragazze nella residenza di Berlusconi a Roma, Palazzo Grazioli, e in altri luoghi tra il settembre 2008 e il gennaio 2009. Alcune hanno ri­cevuto un compenso di 1.000 euro "per prestazioni sessuali", altre "soltanto un rimborso delle spese", ha dichiarato Tarantini il 29 luglio.
Le ragazze delle feste
"Le presentavo come mie amiche e tacevo che a volte le retribuivo", precisa Tarantini durante l'interrogatorio in procura. Alcune ragazze hanno ammesso di aver partecipato alle feste, e la più nota è ovviamente Patrizia D'Addario, 42 anni, la escort che ha registrato le serate e le notti con Silvio. "Io il mio incontro l'ho raccontato, le altre ragazze no. Sono l'unica che ha detto la verità. Eppure le ho viste mentre si intrattenevano con lui". Anche Graziana Capone, 25 anni, dichiara di essere stata alle feste di Berlusconi, ma non ci vede nulla di male. "Sono sicura che se il presidente avesse un harem, io sarei la favorita". Tarantini dice di averla presentata a Berlusconi a Milano, pagandole solo il biglietto aereo.
Nel suo interrogatorio Tarantini ha ricostruito una precisa cronologia degli incontri. "Vanessa Di Meglio è una mia carissima amica, la rifornivo di cocaina. Tendenzialmente la stessa non è una professionista del sesso ma all'occorrenza non disdegna di essere retribuita. Ho anche favorito le prestazioni sessuali della Di Meglio con il presidente Berlusconi in due circostanze: a Roma il 5 settembre e l'8 ottobre 2008". Poi ci sono IoanaBarbara Guerra. La prima era una "escort", la seconda "una donna dello spettacolo". "L'8 ottobre 2008, si fermano a casa del presidente e per questo le pagai".
"In occasione di un incontro con Berlusconi il 23 novembre 2008 invitai Francesca Garasi che ci raggiunse con tre amiche: Carolina Marconi, ex concorrente del Grande Fratello in tv, Geraldine Semeghini che nell'estate del 2008 era responsabile del privè del Billionaire e Maria Teresa De Nicolò. In quella circostanza ospitai Geraldine e la sua amica, ma l'unica che ebbe un incontro intimo fu la De Nicolò". Maria Teresa De Nicolò, 37 anni, detta Terry, aveva dichiarato: "Ho partecipato alle feste di Berlusconi una sola volta. Ho avuto 1000 euro come rimborso spese".
Poi Tarantini parla anche di altre occasioni in cui "utilizzò" volti televisivi: "Il 17 dicembre 2008 portai a palazzo Grazioli Linda Santaguida (apparsa in tv nell'Isola dei famosi) e Camilla Cordeiro Charao (valletta in un programma su Rai 2) , pagando solo ques'ultima che si fermò con il presidente".
Altre ragazze sono state portate da Tarantini a Palazzo Grazioli per alcune serate ma non si sono fermate per la notte: Clarissa Campironi, che ha ricevuto un rimborso spese, le modelle Michaela PribisovaMaristel Garcia Polanco, che il 28 novembre 2008 andò a incontrare Berlusconi in una beauty farm, Luciana Francioli, che ha partecipato a una cena il 2 dicembre, Letizia Filippi, sempre senza nessun pagamento.
Altri volti noti della televisione italiana hanno partecipato alle cene, come Francesca Lana, intercettata mentre parlava della cocaina fornita da Tarantini a molte persone, Manuela Arcuri, sua migliore amica, famosa attrice e modella, che avrebbe partecipato alla cena del 2 dicembre a Palazzo Grazioli, senza essere retribuita.
Altre ragazze sono state associate al nome di Tarantini, come Jennifer RodriguezVictoria PetroffRaffaella Zardo, già coinvolta in uno scandalo "vallettopoli" nel 1996, la modella Eva Riccobono, tutte persone che avrebbero frequentato a lungo Giampaolo Tarantini e partecipato alle feste da lui organizzate.
Sabina Began, 35 anni, definita da alcuni giornali l'Ape Regina, ha un tatuaggio con scritto "L'incontro che mi ha cambiato la vita: S.B.". E' la donna che ha detto di aver presentato Tarantini al premier Berlusconi
Barbara Montereale, 23 anni, è stata la prima ad ammettere di aver partecipato a una festa a Palazzo Grazioli, portata da Tarantini. Ha dichiarato che Berlusconi "è stato simpaticissimo, mi ha regalato dei gioielli e una busta con una cifra generosa solo per la mia presenza".
Noemi Letizia
Un capitolo a parte è la ragazza napoletana che ha provocato la richiesta di divorzio della moglie di Berlusconi, Veronica Lario, facendole dire che il marito è un "uomo malato" che "frequenta minorenni", dopo che il premier si era recato alla festa dei 18 anni di Noemi. I rapporti del premier con la ragazza sarebbero nati da una semplice amicizia tra Berlusconi e il padre di lei, secondo Noemi e la sua famiglia, ma le circostanze in cui i due uomini si sarebbero incontrati non sono mai state chiarite. Le contraddizioni del caso sono al centro delle 10 domande del quotidiano La Repubblica, per cui il presidente del consiglio ha presentato querela per diffamazione.
Le ragazze della politica
Poi ci sono le giovani donne entrate in politica nel partito di Berlusconi, tutte di bella presenza e molte provenienti da un passato come modelle o showgirl televisive. Tra queste Elvira Savino, ora parlamentare Pdl, ex compagna di casa di Sabina Began e amica di Tarantini.
O Francesca Pascale, 24 anni, consigliera provinciale del Pdl a Napoli. che dichiara "Adoro Silvio. La politica e lo spettacolo sono la stessa cosa". Con Virna Bello, 28 anni, assessore del Pdl a Torre del Greco ed Emanuela Romano, aveva fondato un comitato di sostegno a Berlusconi. Le tre ragazze sono state fotografate mentre andavano a Villa Certosa nell'estate del 2008. La Romano e molte altre avrebbero dovuto essere candidate alle elezioni europee del 2009, ma l'intervento dell'ex moglie del premier, che definì "ciarpame senza pudore" lo sfruttamento del corpo femminile a fini elettorali, fece saltare molte candidature.
Barbara Matera, ex annunciatrice e attrice televisiva, è l'unica che è riuscita ad arrivare al parlamento europeo per il Pdl. Con lei anche Lara ComiLicia Ronzulli, di bella presenza ma provenienti dalla militanza nel partito di Berlusconi.
Escluse invece dopo la protesta di Veronica Eleonora GaggioliCamilla Ferranti, già nominate in una vicenda di "raccomandazioni" fatte da Berlusconi al dirigente di Raifiction Saccà per farle lavorare in televisione, Elisa AlloroAngela Sozio, già fotografata con il premier a Villa Certosa nel 2007, le gemelle Eleonora e Imma De VivoGiovanna Del GiudiceChiara Sgarbossa, Silvia Travaini, Assunta Petrone, Letizia Cioffi, Cristina RavotMaria Elena Valanzano, Susanna Petrone.
Ma le tre donne più famose del partito di Berlusconi sono certamente le tre ministre in carica che Berlusconi ha scelto dopo una carriera politica a dir poco fulminea:
Mara Carfagna, ex modella entrata in politica e rapidamente divenuta Ministro delle Pari Opportunità. Voci di una sua relazione con il premier avevano provocato un primo sfogo della moglie Veronica già nel 2007. Nel giugno 2008 circola la voce di intercettazioni telefoniche, che sarebbero state distrutte perché non penalmente rilevanti, riguardanti la relazione tra lei e il premier Berlusconi. Secondo il giornale francese Nouvel Observateur, "ci sarebbe un ipotetico nastro nel quale Mara Carfagna (definita "amante quasi ufficiale") e Mariastella Gelmini, attuale Ministro dell'Istruzione, parlerebbero del loro rapporto con il premier. Secondo il giornale francese, "se questo "audio" uscisse sulla stampa, malgrado la censura, sarebbe devastante per l'immagine del Cavaliere". Gli avvocati del premier hanno querelato il periodico francese, sostenendo che il nastro non è mai esistito, e La Repubblica per averlo citato. Il nastro era stato menzionato anche dal quotidiano argentino Clarin, e ripreso dall'attrice comica Sabina Guzzanti in una manifestazione del luglio 2008 contro Berlusconi. La successiva reazione del ministro Carfagna aveva provocato la presa di distanze da Berlusconi di Paolo Guzzanti, padre dell'attrice comica e per anni fedele alleato del premier, che definì la situazione politica italiana una "mignottocrazia".
Il terzo ministro è Michela Vittoria Brambilla, imprenditrice, entrata in politica nel 2006, da subito strinse un rapporto stretto con Berlusconi, tanto che la fiducia ricevuta dal premier finì per infastidire i suoi stessi alleati. Nel 2008 invece che ministro è stata nominata soltanto sottosegretario alla salute, ma alcuni mesi dopo anche lei ha ricevuto un ministero.

Le vicende precedenti
Prima dei recenti scandali ce ne sono stati altri di proporzioni minori, come le telefonate tra Berlusconi e il direttore di Raifiction Saccà nel giugno 2007, in cui il premier chiedeva di raccomandare le attrici Elena Russo ed Evelina Manna, per fare un favore a un politico dell'opposizione che lui desiderava portare dalla propria parte. Saccà nominò poi anche Antonella Troise, Eleonora Gaggioli e Camila Ferranti come attrici che Berlusconi gli aveva chiesto di aiutare, le ultime due dovevano essere candidate alle europee nell'aprile 2009, ma la loro candidatura venne appunto ritirata dopo lo sfogo della moglie di Berlusconi.
Un altro piccolo scandalo è dell''aprile 2007, quando sul settimanale Oggi Berlusconi viene fotografato nel giardino di villa Certosa insieme ad alcune ragazze già apparse in reality televisivi: Angela Sozio è l'unica chiaramente riconoscibile, le altre secondo alcuni sarebbero Valentina GioiaMarika Suppa, che però non hanno mai confermato la loro presenza.
Altro scandalo è quello che ha coinvolto Virginia Sanjust, 32 anni, ex annunciatrice e discendente di una dinastia di famosi attori italiani, accusata dall'ex marito, agente dei servizi segreti italiani, di aver sfruttato l'amicizia con Berlusconi per farlo trasferire mentre erano in causa per l'affidamento del figlio. La Sanjust avrebbe avuto una relazione con il premier tra il 2003 e il 2006 e viveva in un appartamento a Roma in Campo dei Fiori che il premier le aveva regalato. Il procedimento per abuso d'ufficio contro Berlusconi è stato archiviato dal tribunale dei ministri visto che non era possibile dimostrare l'interferenza del premier.
Ma la frequentazioni del premier con giovani donne, nonostante i suoi due matrimoni, vanno anche molto indietro nel tempo, ci sono intercettazioni in cui parla di ragazze che lavoravano nelle sue televisioni risalenti al 1986 e l'ex attrice hard Ilona Staller, meglio nota come Cicciolina, ha dichiarato di essere stata con lui in un isola greca nel 1974, quando ancora Berlusconi non aveva nemmeno le tv ed era soltanto un imprenditore.

La lunghezza di questo elenco è impressionante se si mettono tutte le diverse vicende in fila. Ma l'aspetto più impressionante e spaventoso di tutto questo è che nella stragrande maggioranza dei paesi del mondo, anche molti di quelli non democratici, uno solo di questi nomi avrebbe provocato le immediate dimissioni del capo del governo. Anche nei casi più innocenti, perché in un paese normale un premier sposato non va a cena con donne che hanno 40-50 anni meno di lui, nè nomina giovani donne prive di qualifiche in posti di responsabilità politica senza perdere il consenso e la stima dei cittadini.
Invece qui siamo in Italia, con un capo del governo che ha collezionato più scandali lui da solo di tutti gli altri capi di governo del mondo, presenti e passati, messi insieme.(Francesco Defferari)

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mercoledì 6 gennaio 2010

GLI ITALIANI PRESI PER IL CULO DA TOPO GIGIO !!!!




Accordo milionario per 24 milioni di fiale, ma ne sono state utilizzate meno di un milione

Topo Gigio è depresso. Ce l’aveva messa tutta, lui, a convincere gli italiani che dovevano vaccinarsi. Ma quelli niente. E così, dei 24 milioni di vaccini acquistati dall’Italia, finora ne sono stati utilizzati solo 840.000. Gli altri ventitré milioni si stanno accumulando nei centri di stoccaggio. Una spesa di 184 milioni di euro andata, almeno per ora, in fumo. Anzi, nelle tasche della Novartis, la multinazionale che ha prodotto il farmaco. E con cui il governo ha un rapporto stretto, che risale sin dal 2004. È l’anno dell’aviaria, un’ influenza che non colpisce l’Italia, ma che mette in agitazione il secondo governo Berlusconi: preoccupato per una pandemia che fino ad allora non c’è mai stata e forse non ci sarà mai, decide che bisogna prendere precauzioni. E di stipulare dei contratti che riconoscano allo Stato italiano un diritto di prelazione sulla produzione futura di vaccini.



Un paradosso: io governo ti pago ora affinché in caso di emergenza tu faccia il tuo interesse, ossia vendere a me i farmaci.Neanche due mesi dopo, il ministero chiama a raccolta attorno a un tavolo cinque aziende, che mettono sul piatto le loro proposte di contratto. Il ministero ne sceglie tre: tra queste quella della Chiron, una azienda senese specializzata in vaccini che pochi mesi dopo verrà acquisita dalla Novartis.

A quella seduta partecipa anche Reinhard Gluck. Allora è il presidente di Etna Biotech, una società siciliana. Anche lui fa la sua proposta. "Quando entrai nella stanza capii subito come sarebbero andate le cose – racconta – e che il mio progetto non sarebbe mai passato. Era evidente che tra i rappresentanti del governo e i senesi ci fosse un rapporto consolidato. Ero terribilmente dispiaciuto".

Anche perché la posta in gioco è alta: sulla base di quei contratti verranno stipulati i successivi in caso di pandemia. Una bella torta per le aziende del farmaco. I tre contratti costano in tutto al governo 6 milioni e mezzo di euro. Oltre a sancire un diritto su un bene futuro di cui il governo potrebbe non godere mai, vengono stipulati in modo carbonaro senza alcuna gara di appalto.

L’accordo più oneroso è quello con la Chiron-Novartis: da solo costa 3 milioni di euro ed è alla base del contratto di fornitura per il vaccino H1N1, stipulato il 21 agosto 2009 tra il governo e la Novartis.
L’accordo del 2005 garantiva al ministero la fornitura in caso di pandemia di 15 milioni di dosi di vaccino entro tre mesi dalla consegna del seme da parte dell’Organizzazione mondiale della sanità.
Ma nel contratto di quest’anno, che di pubblico ha solo il nome, quella clausola fondamentale scompare. Viene sostituita da tre date di consegna (con le relative forniture) che però nel testo sono oscurate. “Motivi di riservatezza”, commenta il ministero.

L’unica cosa certa è che al momento del solo picco pandemico, a inizi novembre, la richiesta di vaccino è più alta dell’offerta. Il contratto, come segnala subito la Corte dei Conti, è totalmente sbilanciato a favore della multinazionale: in caso di mancata consegna nei tempi prestabiliti, per esempio, non sono previste multe o penalità per la Novartis.
Altro punto critico: se l’azienda non avesse ottenuto l’autorizzazione all’immissione in commercio del farmaco, il governo avrebbe dovuto comunque corrisponderle 24 milioni di euro. Una specie di premio per la partecipazione. La Novartis poi è manlevata legalmente, tranne che per difetti di fabbricazione del prodotto.

Il costo del vaccino è piuttosto alto: sette euro e novanta a dose, quando quello di un normale antinfluenzale, che ha le stesse spese di produzione, viene pagato dalle Regioni circa quattro euro. Quattro euro di differenza che non si spiegano solo con i costi di ricerca.
Contratti simili sono stati stipulati in realtà dalla maggior parte dei governi europei, che nella corsa all’accaparramento del vaccino hanno accettato condizioni vessatorie. Eppure si sapeva fin da subito che il virus non era così pericoloso.

A inizio 2009 i membri dell’unità di crisi dell’Oms (alcuni ora sotto inchiesta per presunti conflitti di interesse con le case farmaceutiche) avevano eliminato dalla definizione di pandemia il criterio dell’"alto numero di morti".
E in un batter d’occhio quello che fino ad allora era un normale virus influenzale a bassa mortalità diventò il virus-killer. Con la conseguenza che centinaia di milioni di vaccini ora giacciono nelle celle frigorifere di mezza Europa.

Al di là di quello che dice il neo ministro della Salute Ferruccio Fazio, difficilmente il farmaco, che ha durata di un anno, potrà essere riutilizzato il prossimo inverno, a meno che, evento improbabile, il ceppo non rimanga esattamente lo stesso. Intanto in Italia le Asl cominciano ad avere problemi di stoccaggio. E ancora deve arrivare l’ultima fornitura, prevista per il 31 marzo, quando probabilmente la suina sarà solo una barzelletta.

L’unico a ridere per ora è Ewa Kopzac, Ministro della Sanità polacco, che di vaccino non ne ha comprato neanche uno. In tempi di isteria pandemica disse: "Il nostro Stato è molto saggio, i polacchi sanno distinguere la verità dalla truffa". (M. Raucci: http://antefatto.ilcannocchiale.it)



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martedì 5 gennaio 2010

LA CHIESA VUOLE I TUOI SOLDIIII !!!


 
 

Ooops! Forse non era così lo slogan…forse avrebbe dovuto essere: “Tu dacci i soldi e noi faremo la carità al posto tuo!”. Beh, a quanto pare la carità la fanno eccome! Ma non ai paesi del terzo mondo, la beneficenza se la fanno per loro! Punti di vista? Sì, anche questa è beneficenza! :-) Ma voi sapete davvero dove finiscono i vostri soldi? Noi, no. Difatti non esistono dichiarazioni ufficiali ma solo ufficiose. Inoltre, è bene sapere che non è molto alta la percentuale di famiglie che desidera destinare l’8x1000 alla Chiesa Cattolica! Ma farà piacere sapere, alla persone che non hanno scelto alcun tipo di preferenza, che il loro denaro finisce comunque alla Chiesa Cattolica (che c…, scusate: fortuna, eh?). La legge infatti, ci dice che “in caso di scelta non espressa da parte dei contribuenti, la destinazione si stabilisce in proporzione alle scelte espresse”. Voi direte: “e che vuol dire tutto questo?”. Non vuol dire niente, appunto! Fatto sta che siccome il significato è dubbio, loro utilizzano la frase a come meglio gli aggrada! Quindi, stranamente, il risultato effettivo è che la cifra con “destinazione sconosciuta” spetta sempre alla Chiesa Cattolica… alla faccia della democrazia! La cosa “buffa” è questa: sapete invece dove va a finire l’8x1000 IRPEF destinato allo Stato? Dichiaratamente alle opere assistenziali… e sapete in mano a chi sono le opere assistenziali?? Nooo? Proprio nelle linde mani della Chiesa Cattolica! Che strano caso, vero? Quindi è inutile che scegliete a chi destinare (obbligatoriamente) il vostro denaro, tanto sempre in tasca ai Vescov….oops! scusate volevamo dire alla Chiesa Cattolica che certamente, come noi ben sappiamo, darà tutto il denaro in beneficenza ed al terzo mondo; infatti ogni anno, attraverso l’8x1000, la Chiesa ha un introito superiore a 10.000 miliardi di vecchie Lire…. avete visto adesso come stanno bene quelli del terzo mondo? La loro vita con tutti questi miliardi è migliorata tantissimo! Come dite? Forse non del tutto!? Ah! Beh! Forse non basta questa quota, bisogna dare di più! (e su, via, lavorate di più! Lo dice anche Berlusconi!). Ma come sarebbe a dire? A noi dicono che con 30 euro al mese, riusciamo ad adottare un bambino in Africa e loro con diecimila miliardi l’anno non riescono neppure a sfamarli!! Ma dove vanno ad acquistare il cibo, dal gioielliere?...
Ah dimenticavamo che grazie all’8x1000 un certo “Monsignor ottopermille” nome d’arte di Attilio Nicora, è riuscito a creare (con il consenso della Chiesa) un’altra sorta di IOR, ovvero numerose banche “Cattoliche”, acquistando parecchie quote della Banca Popolare di Verona (in collaborazione con Banco Ambrosiano Veneto, Cassa di risparmio di Torino, di Genova, ecc), una ehm…iniziativa benefica (he, he, he…) che fruttò, in vecchie Lire, oltre 40 mila miliardi di raccolta, 10 mila di patrimonio e una struttura con ben 800 sportelli! A beh! Forse anche questo è stato fatto per il terzo mondo! Ovviamente nessuna Lira di tasse! Loro sono molto “indulgenti” (con noi)… Sapete cosa è realmente lo IOR (e, probabilmente, il succitato pool di banche)? Un Istituto per le Opere Religiose, con bilanci (della banche del Vaticano) noti solo a tre cardinali, che è particolarmente utile a chi desidera far passare il proprio capitale inosservato: non esistono limiti di quantità, di distanza e di riservatezza… (anche tutto questo farà parte del segreto confessorio?) Eh sì, sono davvero efficienti! Quindi invitiamo i vari Bin Laden & Co. ad aprire un “conticino” veloce veloce anche allo IOR! Per beneficenza ovviamente… Ah! Come dite? Lo aveva già? Beh, fa niente…sarà per un'altra volta! Zitto, zitto. Che ri-dite? Ci facciamo preti tutti quanti? È inutile che cercate di far carriera in altro modo, fatevi prete e poi cercate con tutti i mezzi di diventare Vescovi! Questa sì che è carriera… he, he, he…
 (redazione di TopSecret)



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venerdì 1 gennaio 2010

BASTA CON GLI AUGURI !!!

Io credo che l'essere umano,riesca a raggiungere in questi giorni,un tale grado di IPOCRISIA da fare veramente SCHIFO !!! Auguroni,auguretti,augurucci,buon quì e buon la,ma poi,in realtà tutto finisce nel piu' squallido ed effimero consumismo,tutto a tavola tra enormi sprechi e sfrenati gozzovigliamenti !! Non sarebbe meglio smetterla una volta per tutte di "augurare falsamente" agli altri qualcosa !! Non sarebbe meglio smetterla una volta per tutte con questi auguracci prestampati nelle nostre menti,ogni nuovo anno,pretendiamo tutto,ma in realtà,"noi cosa siamo disposti a dare ???" Esiste qualcuno che in questi giorni,oltre che ricordarsi alla lontana di chi soffre,di chi è povero,di tutti coloro che vivono in uno stato disagiato,DECIDE REALMENTE DI AGIRE ATTIVAMENTE IN PRIMA PERSONA ?! Un buon augurio potrebbe essere " MI AUGURO DI PENSARE UN POCHINO MENO A ME E DI DEDICARMI UN POCHINO AL VOLONTARIATO,MI AUGURO DI AVERE LA VOGLIA DI AIUTARE A PORTARE LA BORSA A CHI NON HA LA MIA FORZA,MI AUGURO DI AVERE LA CAPACITA' DI PRIVARMI DEL SUPERFLUO PER DONARLO A CHI NON HA NEPPURE IL NECESSARIO !!! Insomma io che non sono altro che un minuscolo granello di sabbia in questo universo,sono capace a fare questo,figuriamoci se i granelli di sabbia diventano tanti e tanti !! Non è necessario il colore del partito,o quello della pelle,non è necessario credere in Dio,Budda,Allà,o chicchessia,non serve la cultura,insomma per AGIRE REALMENTE SENZA IPOCRISIA,PER AIUTARE CHI NE HA BISOGNO,NON SERVONO GLI AUGURI,MA I FATTI DI OGNI SINGOLO CITTADINO,FATTI VERI,NON SOLO PAROLE!!!!!!!!!!!!
Roberto Diiorio  


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