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venerdì 14 ottobre 2011

Omosessualità e lavoro: discriminazione e coming out

Un omosessuale su 4 sul posto di lavoro preferisce non rivelare la propria identità sessuale per timore di discriminazioni e scorrettezze, e per tutelarsi. Lo rivela una ricerca di Arcigay, che ha raccolto attraverso dei questionari le risposte di 2229 tra gay, lesbiche, bisessuali e trans gender. Ma non è tutto: il problema della discriminazione sessuale porta, secondo la ricerca, ad avere maggiori difficoltà a trovare un lavoro. Il 13% degli intervistati, infatti, dichiara di essersi visto rifiutare un posto di lavoro negli ultimi 10 anni a causa della propria identità sessuale, e la percentuale sale a 45 nel caso dei trans.

Oltre un quarto degli intervistati è “invisibile” sul posto di lavoro (26,6%), nel senso che preferisce tenere celato il proprio orientamento sessuale, mentre il 39,4% lo rende visibile con la maggioranza dei colleghi o clienti. E se anche il 48% di coloro che hanno avuto il coraggio di uscire allo scoperto ha dichiarato che la propria situazione non è cambiata né peggiorata, esiste comunque un preoccupante 4,8% che, dopo il coming out, è stato licenziato o il cui contratto non è stato rinnovato, negli ultimi dieci anni. Il 19,1% ha dichiarato di essere stato discriminato sul luogo di lavoro in quanto omosessuale, con un picco che sale al 45,8% nei trans da femminile a maschile e addirittura al 56,3% delle persone trans da maschile a femminile.

“Il problema dell’omosessualità”, afferma la psicoterapeuta Valeria Cani di Psicologo 360, “è grave se porta discriminazione, oltre che nella vita di tutti i giorni, persino sul luogo di lavoro, dove il soggetto deve trascorrere la maggior parte della propria giornata. Per questo è utile un supporto psicologico che sia di aiuto e sostegno al soggetto discriminato, per affrontare con consapevolezza le situazioni e reagire senza sentirsi vittima”.

Attraverso Psicologo360 è possibile, anche mantenendo l’anonimato e in totale sicurezza della propria privacy e delle proprie informazioni, consultare online – attraverso chat, e-mail o videocall - uno psicologo o psicoterapeuta, per un preliminare orientamento. Una soluzione che può offrire sostegno e conforto chi viene discriminato per la propria identità di genere sul posto di lavoro.

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