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sabato 3 novembre 2012

Bibliomanzia: di cosa si tratta


Abbiamo parlato a fondo del mondo della magia e delle tanti arti che possono essere ricomprese al suo interno, come la chiromanzia o la lettura dei tarocchi. Oggi vogliamo parlare di una particolarissima forma di divinazione, probabilmente non molto conosciuta; la bibliomanzia. Si tratta, come detto, di una forma di divinazione abbastanza semplice che quasi tutti possono praticare, in quanto si basa essenzialmente sull’istinto della persona, su di un testo sacro o comunque su un libro che vi sia particolarmente caro e su una serie di domande che non dovete fare altro che porvi mentalmente.
Una volta stabilito cosa chiedere, si procede semplicemente ad aprire il libro sacro e a leggere le prime righe di questo testo, righe nelle quali si dovrebbe trovare la risposta a tutte le domande che ci si è posti.
Il procedimento appena descritto è diciamo il metodo di base, sebbene esistano dei meccanismi alternativi che consentono di praticare questo particolare metodo di divinazione.
Un altro metodo abbastanza semplice consiste nel tenere gli occhi chiusi e di indicare con le mani un punto preciso della pagina; la frase che viene così indicata viene considerata come una risposta alla domanda che sempre mentalmente ci si è posti.
Le origini della bibliomanzia, considerata da molti come un’arte divinatoria abbastanza bizzarra, sono piuttosto antiche e risalgono probabilmente alla civiltà greca, cultura nella quale si era soliti utilizzare i testi di Omero, Esiodo ed Eraclito come mezzi divinatori. Nei secoli successivi la bibliomanzia venne utilizzata e praticata anche dai romani, i quali erano però soliti fare appello ai testi sacri dell’Eneide di Virgilio, mentre in seguito all’avvento del Cristianesimo cominciò ad essere utilizzata la Bibbia.
Essendo un metodo di divinazione, anche la bibliomanzia non fu ben vista dalla chiesa e dai vescovi i quali ne proibirono l’utilizzo sia per rispettare la sacralità della Bibbia sia per la diffidenza che allora si nutriva nei confronti di pratiche di questo tipo.
Tuttavia la condanna della chiesa non fu mai così forte, al punto che lo stesso Sant’Agostino era solito praticarlo, così anche in seguito al riverbero della condanna da parte del Concilio di Orleans la bibliomanzia continuò ad essere praticata anche nel settimo secolo, sino alla condanna esplicita da parte dei membri del clero. 

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