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mercoledì 16 dicembre 2015

Paymove Istituto di pagamento: L’UE fa la guerra al contante!

Facciamo insieme un po’ di chiarezza sui nuovi regolamenti dell’Unione europea – stabiliti il 29 aprile 2015 – sulle commissioni interbancarie per le operazioni di pagamento con carte di credito e bancomat, poiché anche sulle testate giornalistiche nazionali l’informazione è davvero molto confusa!
Iniziamo dai dati sicuri e certi: dal 9 Dicembre di quest’anno è entrato in vigore il regolamento UE con le seguenti commissioni massime per commercianti e professionisti:
  • 0,20% sulle carte di debito e sui PagoBancomat;
  • 0,30% sulle carte di credito.
Questa notizia ha avuto molto clamore sui media creando confusione nella mente dei consumatori, infatti alcuni media hanno ipotizzato che l’iniziativa potrebbe rivalersi negativamente su di essi poichè potrebbero vedersi addebitati ulteriori costi relativi all’utilizzo o al semplice possesso della carta.
Facendo passare questo messaggio si ha una visione limitata del provvedimento!
In realtà il tetto massimo riguarda quello che viene pagato all’emittente della carta, quindi stiamo parlando delle banche, di Imel o degli Istituti di Pagamento.
A questa cifra bisogna aggiungere la commissione dei circuiti di pagamento, dei cosiddetti “processor” ed infine il margine dell’acquirer ovvero quello che fattura le commissioni al commerciante o professionista (ad esempio Cartasì, Banca Sella, Setefi, BnlPositivity, Paymove).
Infine, “dulcis in fundo” bisogna aggiungere il margine della banca che ha “collocato” il servizio che, soprattutto se collegato ad un affidamento bancario, approfitta dello stato di necessità del richiedente.
Quindi, ricapitolando, a fare il prezzo della commissione ci sono:
  1. l’emittente della carta;
  2. il circuito di pagamento;
  3. il processor;
  4. l’acquirer;
  5. la banca.

Quali sono gli effetti della direttiva UE?

In primis abbiamo efficienza ed economicità derivante dalla possibilità di poter far gestire l’attività di “acquirer” – ovvero acquisitore di pagamenti elettronici – a realtà come gli Istituti di Pagamento che ora hanno la possibilità di connettersi ai circuiti di Pagamento internazionali (Visa e Mastercard) o domestici PagoBancomat ( il circuito italiano PagoBancomat è riservato solo agli Istituti di Pagamento Italiani tra cui Paymove )ed a tutte gli altri gestori (American Express, Diners,ecc).
Gli Istituti di Pagamento, finalmente liberi dalle logiche bancarie tradizionali, riescono adessere efficienti e competitivi rispetto ai concorrenti bancari, assicurando sicurezza etranquillità ai clienti nella ricezione dei pagamenti, essendo vigilati dai soggetti garanti quali la Banca d’Italia.
Obbligando i circuiti ad applicare le stesse tariffe in tutta l’Unione Europea, si riesce a determinare un mercato concorrenziale in quanto non esistono più barriere domestiche.

Cosa cambia davvero?

Quello che cambia in maniera significativa e che a nostro avviso non è stato ancora ben evidenziato da nessuna testata giornalistica, è la tipologia di tariffa. Prima si retrocedevano all’emittente di PagoBancomat e di alcune carte di debito delle commissioni fisse a transazione, che andavano ad incidere sulle transazioni di importo basso ma che ora non ci sono più.
Grazie alle nuove direttive, tutto diventa variabile per cui, se nella filiera nessun attore applica costi fissi, al commerciante o professionista dovrebbe arrivare una commissione variabile.
Questo è l’orientamento che ha voluto dare il legislatore, ovvero uno schema che rendesse più economiche le transazioni di basso importo.
Grazie a tutto questo, ad esempio Paymove propone una tariffa ad hoc per i settori interessati ai micropagamenti, regalando la commissione sulle prime 150 operazioni e contenendo al di sotto dell’1% le transazioni che vanno oltre tale limite ed applicando canoni fissi (10€/mese) per la concessione in comodato del POS, assistenza e manutenzione.
In questo modo vogliamo sicuramente dare un forte messaggio e far capire a chi ci governa che il problema ora non è il costo della moneta elettronica ma l’eccessiva pressione fiscale che spinge i commercianti e i professionisti a NON ACCETTARE i pagamenti elettronici in generale in quanto TRACCIATI e non perché siano onerosi.

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