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lunedì 22 ottobre 2018

Intervista di Alessia Mocci a Cinzia Migani, autrice del saggio Memorie di Trasformazione. Storie da Manicomio


[Erano gli anni dell’applicazione della Legge Basaglia.] Ero decisamente attratta dalle storie di superamento istituzionale che venivano trasmesse nella tv di stato, rese pubbliche da psichiatri, sociologi e cittadini impegnati a mettere in evidenza la decadenza di quella cultura che aveva tracciato la linea di confine tra la società dei sani e quella dei folli, fra il normale e il patologico.” Cinzia Migani

Il primo settembre 2018 è stato pubblicato dalla casa editrice mantovana Negretto Editore un saggio frutto di trent’anni di ricerca: “Memorie di Trasformazione. Storie da Manicomio”.

La pubblicazione è suddivisa in tre sezioni: Storia del manicomio di Bologna nell’ultimo trentennio dell’Ottocento” che presenta gli studi sopracitati dell’autrice coadiuvata dal professor Ferruccio Giacanelli; “Prime soluzioni al sovraffollamento dei manicomi” che presenta la pazzia ai tempi del positivismo con schede di approfondimento di Cesare Moreno, Maria Augusta Nicoli ed Andrea Parma; “Storie da manicomio” che racconta le vite di tre persone che hanno vissuto fin troppi anni in questi istituti.

L’autrice, Cinzia Migani, si occupa dal 1990 di progett-azione sociale con particolare attenzione alle reti di volontariato contro l’esclusione sociale.

È stata responsabile dell’Area Salute Mentale dell’Istituzione G.F. Minguzzi della Provincia di Bologna dal 1998 al 2000, successivamente e sino al 2009 ha ricoperto la posizione di Responsabile dell’Area Ricerca ed Innovazione Sociale e Responsabile di “Aneka. Servizi per il benessere a scuola”. Dal 2010 collabora con A.S.Vo che gestisce VolaBo, il centro di servizio della città metropolitana di Bologna, in veste prima di coordinatrice e poi di direttora di VolaBo.

Ha curato la pubblicazione di libri sul disagio scolastico e sulla salute mentale per la Carocci Editore e dal 2008 collabora con la Negretto Editore per la quale ha portato a termine lavori come “Follia gentile. Dal manicomio alla salute mentale”, “Il Teatro illimitato. Progetti di Cultura e Salute mentale”, “Dire Fare Donareed il progetto di cui parleremo in questa intervista “Memorie di Trasformazione. Storie da Manicomio”.

A.M.: Buongiorno Cinzia, sono lieta di poter tracciare con te una linea guida di questa nuova pubblicazione edita dalla casa editrice mantovana Negretto Editore. “Memorie di Trasformazione. Storie da Manicomio” è disponibile nelle librerie dal primo settembre. Ha ricevuto una buona accoglienza dai tuoi colleghi?
Cinzia Migani: Contrariamente a quanto pensassi sin dal primo momento in cui è uscita la notizia che stava per essere pubblicato il libro “Memorie di Trasformazione. Storie da Manicomio” ho ricevuto richieste di informazioni: dichiarazione di interesse alla lettura del libro. E dire che eravamo prossimi alle vacanze. Alcune di queste persone fanno parte di gruppi fortemente interessate al tema per motivi di lavoro, altre per motivi civici e per sostenere il diritto alla cura delle persone con sofferenze mentali. Ma diverse sono state anche le dichiarazioni di interesse da parte di persone appartenenti alla mia cerchia di parenti, amici o persone prossime a me per le ragioni più diverse. Tre persone, decisamente diverse una dall’altra, più di altre mi hanno sorpreso positivamente per la passione usata nel dirmi che stavano leggendo con interesse il testo. Sento ancora brividi di emozione ripensando a come mi hanno detto che stavano leggendo il libro, perché i contenuti delle loro riflessioni mi hanno permesso di comprendere che forse era una lettura adatta anche per coloro che non sono esperti del settore. Si tratta di mia nipote che per la prima volta ha dichiarato interesse verso un mio scritto; di un noto psichiatra fortemente impegnato nel qui ed ora, attento a promuovere organizzazioni capaci di agire percorsi di salute individuali e azioni per sviluppare comunità competenti e in salute mentale. Dopo averlo letto, mi ha scritto: “Appena ricevuto, l'ho sorvolato come mi invitavi a fare, ma non ho resistito a perdermi nelle pagine, dense di storia e di storie. Cosa ancora più preziosa per chi come me crede non sia possibile alcuna innovazione, alcun progresso, senza una profonda conoscenza delle traiettorie individuali e collettive che ci hanno condotto al momento attuale. Ed infine, di una esperta di sviluppo di reti sociali così esperta da poter essere identificata, nonostante la giovane età, con l’archetipo della rete. Con lei condivido alcuni percorsi di lavoro nel volontariato. Mi ha scritto che aveva letto il libro in vacanza e che il libro l’aveva emozionata e arricchita tantissimo.

A.M.: Com’è nato il tuo interesse per il Manicomio di Bologna?
Cinzia Migani: Il mio interesse per le istituzioni totali nasce negli anni del liceo. Gli anni successivi all’applicazione della legge 13 maggio 1978, n. 180, in tema di "Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori”. La cosiddetta Legge Basaglia. Ero decisamente attratta dalle storie di superamento istituzionale che venivano trasmesse nella tv di stato, rese pubbliche da psichiatri, sociologi e cittadini impegnati a mettere in evidenza la decadenza di quella cultura che aveva tracciato la linea di confine tra la società dei sani e quella dei folli, fra il normale e il patologico. Ma erano anche gli anni in cui alcuni famigliari denunciavano che erano stati abbandonati con i loro cari dimessi di forza dai manicomi o che non sapevano a chi chiedere aiuto quando un proprio caro stava male. Troppe cose che stavano accadendo accanto a me continuavano a risuonarmi. Diverse le domande senza risposta o gli interrogativi alimentati sia da chi era a favore sia da chi metteva in discussione la riforma. Chi aveva ragione? C’era una ragione più ragionevole delle altre? 
Una tarda serata di un mese invernale del 1980 stavo guardando in televisione un servizio di Sergio Zavoli. Ero incollata. Denunciava con vigore il confine assurdo che si era instaurato fra la città dei cosiddetti sani e quella dei malati di mente. Ricordo ancora mia madre che si alzò dal letto e mi intimò di andare a letto perché il giorno dopo dovevo andare a scuola.  Aggiunse che quello che stavo vedendo in televisione avrebbe popolato di incubi il mio sonno.  Non l’ascoltai e a quel punto lei scelse di rimanere vicino a me. Alcune esperienze di sofferenza raccontate dalle persone intervistate le sembravano rimarcare la distanza fra chi sta bene e chi sta male. Non sapeva o non voleva sapere che alcune testimonianze non erano così lontane da alcune sue esperienze di vita: lei aveva provato sulla pelle cosa significasse passare da espansioni vitali a fatica di vivere.
Non le dissi che non erano le immagini a turbarmi, ma le ragioni per le quali le persone finivano lì. Compresi in quel momento perché si evitava di approfondire l’argomento quando qualcuno diceva che il proprio familiare “era stato ricoverato a Imola”. All’indomani andai a scuola e iniziai a fare una serie di domande alla mia professoressa di filosofia, la professoressa Isa Valbonesi. Mi consigliò di leggere un libro che ancora conservo: “Crisi della ragione. Nuovi modelli nel rapporto tra sapere e attività umane” a cura di Aldo Gargani del 1979. La mia ricerca è continuata anche all’università. Diversi gli esami messi in programma per approfondire le tematiche del rapporto esistente fra normale e patologico, fra gli scritti più frequentati quelli di Husserl, Bergson, Minkowski e Merleau-Ponty. L’epilogo di quella fase e l’inizio di un modo altro di affrontare la questione avvenne qualche mese dopo l’ottenimento della laurea in filosofia. Grazie a un suggerimento di un compagno di corso seppi che a Bologna esisteva il Centro di studio e di documentazione della storia della psichiatria e della emarginazione sociale, oggi Istituzione G. F. Minguzzi della Città metropolitana di Bologna. Il Centro era locato all’interno delle mura manicomiali e in quegli anni aveva posto fra i temi centrali da indagare la storia dell’istituto manicomiale di Bologna. Ed è così che è nato il mio rapporto con Giacanelli, con gli archivi manicomiali, con gli altri studiosi del Centro (in particolare Augusta Nicoli e Santa Iachini), le persone che vivevano ancora dentro l’ospedale psichiatrico e i loro amici e familiari. Ci capitava spesso di condividere con loro i luoghi di ristoro: il bar e la mensa dell’ospedale psichiatrico. Luoghi la cui convivenza era semplificata da persone come Adelfina, che facevano ponte fra noi del Centro, gli infermieri e i pazienti. Passavo ore a leggere e schedare documenti di archivio, o a discutere con Giacanelli e Iachini su come articolare la ricostruzione storica del manicomio di Bologna e delle persone che vivevano dentro, e alla cultura scientifica del tempo.

A.M.: Il 13 maggio 2018 c’è stato il quarantennale della Legge Basaglia che ha decretato la chiusura dei manicomi. Qual è, dunque, l’intento di “Memorie di Trasformazione”? Oltre all‘aver pubblicato un eccellente saggio che documenta la nascita dei manicomi sino alla loro chiusura, quale messaggio hai veicolato nel libro?
Cinzia Migani: Grazie per la sua gradita valutazione, da tempo ho imparato ad apprezzare i suoi interventi seguendo la pagina web di Oubliette Magazine. Il messaggio principale che ho voluto veicolare ripartendo da ricerche del passato sul passato della storia manicomiale ricostruito con Ferruccio Giacanelli è stato quello di richiamare l’attenzione su un mondo in trasformazione che rischia di intraprendere derive pericolose, quelle che portano a dividere le persone creando barriere culturali e a costruire muri di separazione.

A.M.: Nella prima sezione del libro, “Storia del manicomio di Bologna nell’ultimo trentennio dell’Ottocento”, ed esattamente nel quinto capitolo “La cultura psichiatrica all’interno del manicomio” tracci alcune citazioni d Francesco Roncati. Troviamo tratto da “Ragioni e modi di costruzione ed ordinamento del Manicomio di Bologna” del 1891: “[…] un Manicomio bene costruito ed ordinato forma già per sé uno strumento massimo di cura della pazzia.”.
Cinzia Migani: Era opinione diffusa nella seconda metà dell’800 che chi soffrisse di disagio mentale potesse trovare riparo nel manicomio, un luogo caratterizzato dallo svolgersi di una vita ordinata, da una alimentazione curata e separata dal mondo, dalle persone e dalle loro contraddizioni. Roncati interpretava con vigore quella credenza. Lui stesso scelse di rinchiudersi in manicomio, visto che passò la vita fra quelle mura. Di robusta formazione igienista, attento alle condizioni ambientali in cui viveva la maggior parte della popolazione era fortemente convinto che il ricovero in manicomio rappresentasse la soluzione più adeguata per chi perdeva la ragione. Credeva infatti che a causare molte forme di pazzia fossero la malnutrizione e le pessime condizioni igieniche in cui erano costretti a vivere le persone.  Questa credenza, che trovava riscontro negli ambienti accademici e amministrativi dedicati alla questione igienica in città, lo portò ad investire tutte le sue risorse e competenze sulla tecnica manicomiale e sulla gestione degli spazi e delle risorse umane che lo popolavano, anticipando così l’odierna deriva aziendalistica. Passò ore a studiare come garantire ordine e igiene, a ideare stratagemmi per occultare lo sguardo delle persone cosiddette “sane” da quelle dei malati e viceversa, a studiare diete alimentari, a imporre regole per impedire al malato di scappare o di disturbare la quiete. Passò ore in buona sostanza a occuparsi del corpo del malato, dimenticandosi di occuparsi della sua “testa”.

A.M.: Vorrei riprendere una tua accattivante domanda per riuscire ad aver una spiegazione sul pericolo che si correva in Italia ed in Europa in quel periodo. “Quale virus contagiò la popolazione italiana in quegli anni, visto che mano a mano che passavano i giorni le persone sembravano essere sempre più insane di mente?
Cinzia Migani: L’unico vero pericolo che corse in quegli anni la popolazione italiana fu quello di soccombere alle disuguaglianze economiche, all’esigenza di mantenere l’ordine sociale e alla volontà di potere degli specialisti.

A.M.: Cesare Moreno, Maria Augusta Nicoli ed Andrea Parma partecipano nella seconda sezione del saggio, “Prime soluzioni al sovraffollamento dei manicomi”, con schede di approfondimento dei temi trattati. Quand’è nata la tua collaborazione con loro?
Cinzia Migani: L’incontro è avvenuto in contesti diversi e per ragioni diverse. Cesare Moreno è parte di una fase molto importante della mia vita professionale: quella centrata in cui mi sono occupata con intensità di benessere a scuola con Valentina Vivoli, che ha curato la postfazione del libro. Un periodo che trova la sua origine a seguito di un episodio complesso registratosi in un famoso liceo classico di Bologna, un episodio descritto nel libro Dal disagio scolastico alla promozione del benessere pubblicato nel 2005. Cesare ci permise di cogliere il valore dell’esperienza pedagogica che punta sul protagonismo dei ragazzi valorizzando le risorse della comunità o costruendo le condizioni perché gemmino possibilità di contesto là dove ci sono solo fatiche, deprivazioni e risorse. Ci fece toccare con mano come molti ragazzi avevano deviato il proprio percorso di vita destinato al fallimento, attraverso il sostegno di “maestri di strada”, “volontari” e in senso lato tutti coloro che volevano investire sull’attivazione di percorsi di resilienza ed empowerment sociale.
Con Augusta ho condiviso anni intensissimi fra il 1990 e il 2001. Insieme a Gino Pellegrini (scenografo e pittore) e la sua compagna e preziosa collaboratrice Osvalda Clorari, a tecnici della salute mentale, uomini e donne di cultura e istituzioni abbiamo ideato il Progetto Vita da Pazzi. Mostre film e dibattiti sulla salute mentale per contrastare il pregiudizio delle persone che ancora aleggiava su chi soffriva di disagio mentale, per avvicinare le persone alle tematiche della salute mentale e ai servizi, per avvicinare il mondo del volontariato e civile ai servizi e alle associazioni di familiari o per favorire lo sviluppo dei gruppi di auto-aiuto. E lei che mi ha portato a interessarmi di psicologia di comunità e che mi consentito di arricchire la mia cassetta degli attrezzi per occuparmi di sociale.
L’incontro con Andrea Parma è avvenuto all’interno del progetto Teatro e Salute mentale promosso dall’Istituzione G. F. Minguzzi della Città metropolitana di Bologna e la richiesta di un contributo è stata casuale. Parlando del testo che stavo scrivendo mi ha detto che era interessato alla storia dei luoghi manicomiali e che stava facendo una ricerca su un manicomio delle Marche. Mi è sembrato un segno del destino per mantenere viva la fiammella che anima la memoria attiva sulle ragioni per le quali si è lottato a favore della chiusura dei manicomi e per non dimenticare che le derive sono sempre possibili. 

A.M.: Nella terza sezione del saggio, “Storie da Manicomio”, hai scelto di parlare di tre persone che hanno vissuto in manicomio: Filippo Manservisi, Gaetano Emiliani ed il piccolo Umberto Rossi. Perché proprio loro tre? E quanti nomi hai visto sparire dagli archivi?
Cinzia Migani: Le tre testimonianze le ho scelte per la specificità della loro storia e per i sentimenti e le emozioni che mi avevano attivato quando le ho rinvenute in archivio. La storia di Filippo l’avevo incrociata ai tempi della realizzazione di una dell’edizione della mostra Vita da Pazzi e discusso con Gino e Osvalda che hanno curato la scenografia e l’allestimento di tutte le mostre Vita da Pazzi. Il materiale rinvenuto nell’archivio sanitario del Manicomio di Imola non era adatto per una esposizione scenografica. Continuai a cercare materiale. Ne ho rintracciato così tanto negli archivi storici di Bologna che oggi si potrebbe pensare una sezione espositiva solo per la sua storia. Ho ripreso in mano la sua storia alcuni anni fa in concomitanza con la denuncia degli scandali bancari e la lettura del testo di Marco Revelli, “Non ti riconosco”. Un viaggio eretico nell’Italia che cambia, che mette in evidenza gli scempi ambientali e sociali compiuti in nome dello sviluppo. E ho capito che era ora di raccontarla.
La storia di Gaetano mi ha accompagnato dal primo momento che ho iniziato a occuparmi della storia del complesso manicomiale di Imola. L’ho rinvenuta in archivio agli inizi degli anni ’90. In quegli anni era vivacissimo il movimento di famigliari, volontari e cittadini a favore del superamento manicomiale. Cittadini, come Marta Manuelli, avevano scelto di rappresentare le istanze delle persone che erano state rinchiuse in manicomio per decenni che cercavano di riappropriarsi della propria vita con il sostegno del servizio ma non avevano nessun parente pronto a farsi carico di loro. Marta si fece parte in causa nell’apertura dell’Associazione Cà del Vento, una casa che è stata aperta per accogliere le persone dimesse dal Manicomi. Sono proprio loro, i residenti, che decidevano ieri come oggi come gestire la casa, cosa mangiare, come gestire il tempo. Differentemente dalle sorti dei residenti di Cà del Vento, Gaetano era possidente e aveva famiglia. Ma né la sua famiglia né i medici né le associazioni di famigliari o di volontariato coltivarono il sogno di ridargli la libertà. Ed ha passato così più di 40 anni in manicomio. Fa male vedere che prevalgono le annotazioni amministrative su quelle sanitarie nel suo fascicolo sanitario.
Ed infine la storia di Umberto, il bambino figlio della povertà. Questa storia è fortemente impressa nella mia mente e guida ancora oggi il pensiero che anima alcune mie azioni a supporto di progetti di contrasto contro l’esclusione sociale.
Ho scelto queste tre storie fra le tante incontrate, esaminando a tappeto tutti i documenti di archivio presenti nel titolo 7/4 dell’Archivio della provincia di Bologna e la corrispondenza della Direzione e dei Pazienti del Manicomio di Bologna dal 1860 al 1907 nonché i documenti sanitari dei due manicomi di Imola e le perizie cliniche. Alcune storie le ho seguite negli anni, come quella di Luigi Veronesi. Il suo caso è descritto in Storia da un manicomio. Vita e vicende di un birocciaio bolognese del XIX secolo, saggio scritto con Di Diodoro, Ferrari, Giacanelli e Iachini del 1997.  La sua storia, caratterizzata da 35 ricoveri in manicomio, susseguitasi tra il 1857 e il 1890, è particolarmente interessante. Permette di seguire il periodo durante il quale si susseguiranno importanti avvenimenti che porteranno alla nascita della psichiatria bolognese ma anche il diverso comportamento degli amministratori dell’epoca verso un “alcolista” con tendenze anarchiche. A seconda del periodo gli effetti delle sue bevute saranno contenute in manicomio o in galera.

A.M.: Hai in programma presentazioni per “Memorie di Trasformazione”?
Cinzia Migani: Recentemente, il 2 ottobre, ho presentato il libro presso la Biblioteca comunale di Imola. Una scelta di cuore. Non poteva che iniziare a Imola il ciclo della presentazione del libro. Il luogo dove ho fatto la mia prima relazione pubblica sui temi di storia delle istituzioni manicomiali, nel 1992. Ma anche il luogo che ha scelto di aprire con la presentazione del libro la manifestazione di Oltre la siepe - La salute mentale è un diritto di tutti: anche il tuo! Una manifestazione fatta e voluta da cittadini, volontari, associazioni di familiari e utenti e operatori della salute e della cultura. Agli inizi di novembre il libro sarà presentato a Bologna, e il 21 dicembre a Taranto.

A.M.: Come ti trovi con la casa editrice Negretto Editore? La consiglieresti?
Cinzia Migani: Sì, la mia opinione non è mutata da quanto dissi che consiglio questa casa editrice in occasione dell’intervista che le ho rilasciato in occasione della recente pubblicazione “Dire Fare Donare. La cultura del dono nelle comunità in trasformazione”.

A.M.: Salutiamoci con una citazione…
Cinzia Migani: “L'importante è che abbiamo dimostrato che l'impossibile può diventare possibile. Dieci, quindici, venti anni addietro era impensabile che il manicomio potesse essere distrutto. D'altronde, potrà accadere che i manicomi torneranno ad essere chiusi e più chiusi ancora di prima, io non lo so! Ma, in tutti i modi, abbiamo dimostrato che si può assistere il folle in altra maniera, e questa testimonianza è fondamentale. Non credo che essere riusciti a condurre una azione come la nostra sia una vittoria definitiva. L'importante è un'altra cosa, è sapere ciò che si può fare. È quello che ho già detto mille volte: noi, nella nostra debolezza, in questa minoranza che siamo, non possiamo vincere. È il potere che vince sempre; noi possiamo al massimo convincere. Nel momento in cui convinciamo, noi vinciamo, cioè determiniamo una situazione di trasformazione difficile da recuperare.‒ Franco Basaglia in Conferenze brasiliane, 1979

A.M.: Cinzia ti ringrazio vivamente per il tempo che hai dedicato a questa nostra intervista. In chiusura invito i lettori a prendere in mano “Memorie di Trasformazione” perché ritengo sia non solo un saggio utile agli addetti ai lavori ma anche a coloro che promuovono un’azione sociale per il rispetto dei diritti dell’essere umano. Saluto con le parole del filosofo francese Montesquieu (La Brède, 18 gennaio 1689 – Parigi, 10 febbraio 1755): “Si chiudono alcuni matti in una casa di salute, per dare a credere che quelli che stanno fuori sono savi” e con una possibile risposta dello psichiatra Franco Basaglia (Venezia, 11 marzo 1924 – Venezia, 29 agosto 1980): “Un malato di mente entra nel manicomio come ‘persona’ per diventare una ‘cosa’. Il malato, prima di tutto, è una ‘persona’ e come tale deve essere considerata e curata […] Noi siamo qui per dimenticare di essere psichiatri e per ricordare di essere persone”.

Written by Alessia Mocci
Ufficio Stampa Negretto Editore

Info
Sito Negretto Editore
http://www.negrettoeditore.it/
Acquista “Memorie di trasformazione”
https://www.libreriauniversitaria.it/memorie-trasformazione-storie-manicomio-migani/libro/9788895967349
Comunicato Stampa “Memorie di Trasformazione”
http://oubliettemagazine.com/2018/09/10/in-libreria-memorie-di-trasformazione-storie-da-manicomio-di-cinzia-migani-edito-da-negretto-editore/
Facebook Negretto Editore
https://www.facebook.com/negrettoeditoremantova/
Sito Odori Suoni Colori
http://www.odorisuonicolori.it/

Fonte
http://oubliettemagazine.com/2018/10/16/intervista-di-alessia-mocci-a-cinzia-migani-autrice-del-saggio-memorie-di-trasformazione-storie-da-manicomio/


lunedì 15 ottobre 2018

Camminare in gravidanza? Utile per la salute e l’umore di mamma e bambino


Una linea diretta - Facebook, email e telefono - con l’ex campione olimpico Maurizio Damilano attraverso e lezioni durante la manifestazione per aiutare mamme in attesa e neo mamme ad imparare tutte le tecniche.
La prof.ssa Alessandra Graziottin: “Più lo stile di vita dei genitori è sano, più si assicura al bambino un futuro migliore dal punto di vista della salute sia fisica sia psichica”.

Un’attività specifica di Fitwalking con l’ex campione olimpico Maurizio Damilano in qualità testimonial, in grado di aiutare le donne in gravidanza e le neo mamme a ritrovare il benessere sia in gravidanza sia nel post partum. Questa la proposta di Natalben durante i Walking Day 2018 (Milano 21 ottobre), il primo evento italiano interamente dedicato al Walking.

 

Il Fitwalking è perfetto per le donne in gravidanza perché è fatto su misura di ogni persona e delle sue possibilità – spiega Maurizio Damilano – È un’attività motorio-sportiva dove il benessere personale si fonde, attraverso “una tecnica precisa”, con l’attività sportiva raggiungendo importanti benefici fisici e psicologici.  Il Fitwalking è lo sport ideale sia in gravidanza che dopo il parto perché non è traumatico, allena tutte le fasce muscolari, schiena compresa, è facilmente modulabile in base alle esigenze e, dopo il parto, con i debiti adattamenti, può essere praticato con il bambino. Il cammino va inoltre ad agire naturalmente sul pavimento pelvico con un’azione di rinforzo. I benefici a livello psico-fisico e lo scarico delle tensioni e dello stress provocate dall’attività fisica a passo di Fitwalking, aiutano nel dopo parto a prevenire e combattere i pericoli e problemi della depressione post partum”.

 

Continua la prof.ssa Alessandra Graziottin, Direttore del Centro di Ginecologia H. San Raffaele Resnati di Milano: “Più lo stile di vita dei genitori è sano, più si assicura al bambino un futuro migliore dal punto di vista della salute sia fisica sia psichica. Per questo oggi è giusto parlare di “progetto di salute” per mamma e bambino con dieta bilanciata e integrata, unita a sani stili di vita essenziali per ottimizzare la salute di entrambi durante e dopo la gravidanza. Il Fitwalking è sicuramente perfetto per la donna in gravidanza, ma non basta! Prima e durante il cammino per diventare genitori è indispensabile valutare le proprie condizioni fisiche e psichiche, fare un check up completo, integrare oligoelementi, vitamine, sali minerali, valutare le difficoltà del percorso, anche gestazionale, soprattutto se si hanno rischi particolari.

 

L’attività con il Fitwalking Italia è promossa da Natalben, l’integratore per la gravidanza di Italfarmaco, con le sue due specifiche formulazioni Natalben Supra e Natalben ORO, rispettivamente in capsule e bustine.
L’iniziativa Fitwalking prevede la Linea Diretta con Maurizio Damilano e gli esperti Fitwalking a partire dal 15 al 19 Ottobre dalle ore 10 alle ore 13 oppure attraverso la chat di Facebook della pagina Natalben. Sarà inoltre disponibile per tutti il mese di ottobre anche la mail fitwalking@natalben.it.
In occasione del Walking Day le mamme in attesa e le neo mamme avranno la possibilità di conoscere e fare una prova gratuita di Fitwalking con Istruttori Abilitati, appuntamento sabato 20 ottobre allo stand Natalben all’interno del Villaggio Walking Day in Piazza del Cannone a Milano. Sono in programma due lezioni prova, una al mattino alle ore 11 ed una al pomeriggio alle ore 16.


sabato 13 ottobre 2018

Stefano Pellegrino in radio dal 28 Settembre con “Body shop”




In radio e disponibile nei principali digital store dal 28 Settembre "Body shop" (Smilax Publishing), il singolo, scritto da Andrea Francesco Mezzi e Stefano Pellegrino, che segna l'esordio discografico del cantautore calabrese Stefano Pellegrino. La produzione è stata affidata a Gianni Testa e l' arrangiamento è a cura di Joe Santelli.
“Body Shop” cerca di equiparare il dolore emotivo a quello fisico che si prova alla fine di un rapporto relazionale o al rifiuto ricevuto da una persona. La frase contenuta nel brano “tagliami a pezzi” rappre­senta una richiesta che esprime la disperazione e il dolore che si vuole cercare di superare, il tutto su un beat violento ed internazionale.
Rigorosamente in bianco e nero, l’immagine di Stefano vuole restituire un’aria internazionale e allo stes­so tempo italiana, moderna, volgendo uno sguardo alla grande tradizione pop, perché “Black Wings”, EP di debutto, rappresenta una contraddizione e un paradosso: il bianco ed il nero, candido e oscuro,­sentimentale e ribelle, miscelato tutto insieme. Un viaggio che va dall’oscurità alla luce, dal peccato alla redenzione, perché tutti noi siamo angeli caduti, in qualche modo, con le nostre ali nere.

Maria Lampignani in radio dal 15 Ottobre con il nuovo singolo “Basterebbe”



In radio dal 15 Ottobre “Basterebbe”, il nuovo singolo di Maria Lampignani, un brano scritto da Luca Sala, dal testo molto profondo, reale, necessario per ogni singolo momento della vita di ognuno.
“È davvero spettacolare quanto un piccolo gesto o un semplice silenzio possa cambiare le cose” dice Maria parlando di –Basterebbe-. È davvero una canzone sulla quale riflettere... più l'ascolti, più diventa il motto della vita al di là di una semplice ballad. Quello che voglio trasmettere è esattamente tutto il testo della canzone così come lo canto, in modo che tutte quelle parole e situazioni, non vengano mai date per scontate. Spero solo di incidere questa canzone nella mente e nel cuore di chi l'ascolta come è successo a me”.

BIOGRAFIA

Comincia ad amare la musica fin da piccola, a 4 anni le regalano un microfono giocattolo e inizia a scoprire la sua più grande passione, il canto. Negli anni successivi sviluppa un interesse non solo per il canto, ma anche per la recitazione e la danza, esibendosi in varie recite scolastiche.  A 12 anni inizia a prendere lezioni di canto moderno. Nei quattro anni successivi si esibisce ai saggi di fine anno, e partecipa anche ai pre-casting per:“Io Canto”, “X Factor 9” e “X Factor 10”.
Nel dicembre 2015 canta per un'audizione dell' etichetta “Rosso al Tramonto”, dove viene poi ricontattata con esito positivo  iniziando il suo percorso.
A Luglio del 2016 partecipa al 19° Festival canoro “Voci D'oro”a Montecatini, classificandosi “semifinalista”, esibendosi poi a “Sanremo Doc” al Palafiori di Sanremo.
Nel dicembre 2017 partecipa a un Concerto Natalizio, realizzato in collaborazione con la Rosso al Tramonto: 2° Concorso Canoro Memorial “Io sto con Martina”.
Nell' aprile del 2018 dopo l'uscita del suo primo inedito “L'amore passa”, con video su YouTube e già distribuito in tutti i Digital Stores; inizia a fare interviste radiofoniche con le radio che accettano il suo brano.
Nei mesi successivi canta i suoi inediti in eventi di paesi vicino alla sua città natale, facendo conoscere la sua voce e la sua musica.
Oggi, continua a proseguire e ad approfondire gli studi di musica coltivando la sua passione, cercando di trasmettere alle persone le sue emozioni, dando speranza a chi come lei sta lottando per la realizzare un sogno.

venerdì 12 ottobre 2018

“Basta uno sguardo”, il nuovo singolo di Fabrizio Sanna in radio dal 12 Ottobre




Da Venerdì 12 Ottobre nelle radio italiane "Basta uno sguardo", il singolo che segna il ritorno del cantante sassarese Fabrizio Sanna, singolo scritto da Gabriele Oggiano, Fabio Vaccaro e Andrea Amati (autore  Warner per Francesco Renga, Nek, Emma, Annalisa, Alessandra Amoroso, Marco Carta) che anticipa l' Ep in uscita a Dicembre 2018. Realizzato interamente da Gabriele Oggiano al DGM Studio, con mix e Mastering sono stati affidati a Tommy Bianchi, il brano parla di un colpo di fulmine, un amore a prima vista, quell’istante che cambia le carte in tavola, che esplode e diventa amore o si spegne nel ricordo. "A volte basta un attimo e tutto cambia".
Dal 2014, Fabrizio ha un team di lavoro made in Sardegna e collabora con l’etichetta DGM STUDIO di Gabriele Oggiano con sede a Badesi (OT).

Biografia
Fabrizio Sanna (Sassari, 03 Settembre 1987) è un cantante, autore e compositore.
Inizia la sua formazione a soli sei anni all'interno di un coro di voci bianche; negli anni seguenti partecipa a numerosi stages didattici con esperti del settore (Peppe Vessicchio, Luca Pitteri, Fio Zanotti, Fabrizio Palma, Andrew Cliff, Grazia Di Michele).
Dal 2012 frequenta l'accademia “Professione Voce” a Roma con l'insegnante Gabriella Scalise e nel 2015 consegue il primo livello di tecnica vocale Voice Craft (CFP).
Dal 2014 insegna canto moderno.
Attualmente ha all'attivo 4 brani singoli, 1 Ep (Sogno – 2012) e 5 videoclip.
Ha ottenuto diversi riconoscimenti in festival nazionali:
2007 - “Una Voce per Sanremo”, classificandosi al 2°posto;
2011 - “Festival Estivo di Piombino” con il brano “Sogno di normalità” classificandosi al 2°posto;
2013 - “Festival di Castrocaro” (Rai 1), classificandosi al 3°posto con il brano “Distratto”;
2016 - “Premio Valentina Giovagnini”, classificandosi al 3°posto con il brano “Riconoscersi”;
2016 - Finalista al LigaRockPark Contest.

Apertura concerti artisti nazionali: Eugenio Finardi, Alexia, Antonino, Marco Ligabue.
Vanta anche alcune esperienze TV:
nel 2008 corista in “Non perdiamoci di vista” (Rai 3) di Paola Cortellesi;
nel 2008 finalista Bootcamp “X Factor Italia” (Rai 2);
nel 2015/2016 corista ad “Amici di Maria De Filippi” (Canale 5) nelle esibizioni con The Kolors, Elisa, Sergio Sylvestre e Alessandra Amoroso.

Ottavio presenta il nuovo singolo “L’amore non ha età”



In radio da lunedi 15 Ottobre "L'' amore non ha età, il nuovo singolo di Mattia Miglietta, in arte Ottavio. Il brano, scritto da Luca Sala racconta quel pezzo di vita vissuto nel buio e nel totale disprezzo di un amore sbagliato, forse il pezzo di vita più importante che ha forgiato nel carattere e ha reso l’uomo che è oggi, Ottavio. È un brano pop, che parla di omosessualità. Un amore tra un ragazzo ed uomo così tanto desiderato e vissuto quanto sofferto, un amore fatto di innumerevoli illusioni e pochissime certezze da chi per paura del pregiudizio ha preferito nascondersi e nascondere mentendo, il proprio sentimento. È l’urlo di rabbia di chi ha amato senza ombre, lanciato da un ragazzo verso un uomo che col disprezzo gli ha squarciato l’anima. Racconta di Ottavio che trovandosi ad un bivio, sceglie se stesso e si racconta senza veli.
“Ho nascosto per anni la mia vera identità, sbagliando. D’improvviso ho però scelto di scavare dentro di me ed ho imparato ad accettarmi ed amarmi.”

Biografia:

Mattia Miglietta in arte “Ottavio” nasce a Campi Salentina nel gennaio del millenovecentonovantacinque, ultimo di tre figli, vive con la sua famiglia in provincia di Lecce. Già da piccolo inseguiva le sue inclinazioni e mai si sarebbe aspettato che la musica potesse diventare un sogno, quello della sua vita, rifugio sicuro sin da tenera età. Muove i suoi primi passi in musica all’età di circa cinque anni avvicinandosi dapprima alla musica popolare, la “pizzica salentina”, dove di palco in palco e di tamburellata in tamburellata iniziava a capire quanto la musica, lo facesse star bene. All’età di dodici anni prende la decisione di trasformare questo sogno in realtà, concretizzando il tutto in una scuola di musica del suo paese, iscrivendosi alla classe di canto leggero. Da quel momento il salto di qualità dalla sua cameretta al teatro del suo paese fu rapido e continuo, grazie anche alla partecipazione in concorsi canori provinciali, regionali e nazionali. Ha sempre cercato di farsi ascoltare e dopo di crearsi una possibilità per prendere un posto nella discografia e musica italiana e questo l’ha portato a presentarsi ai casting di noti talent come Amici, XFactor e The Voice of Italy. Sicuramente, tra i tanti artisti che hanno segnato il suo percorso di crescita artistica c’è Mimì. Ama il grigio e le sue sfumature perché gli trasmettono pace e serenità. Ha gli occhi marroni e ama la solitudine, la musica è la sua esistenza, rappresenta la vera libertà. Sensibile e di animo grande si affaccia nel mondo della discografia pieno di aspettative e speranze. Le diverse prove della vita l’hanno reso forte pur mantenendo le sue fragilità... riflesso di un artista in cerca sempre di nuove emozioni e spunti creativi.

giovedì 11 ottobre 2018

“Ancora Qui”, nuovo album e tour per Michele Cristoforetti , in radio dal 12 Ottobre con il singolo “Libera”




A due anni dalla sua ultima pubblicazione “Muoviti”, il cantautore trentino Michele Cristoforetti ritorna in scena con un nuovo album intitolato “Ancora Qui”, carico di forti emozioni e di sorprese. Alternandosi tra l'attività di sviluppo motori presso un reparto corse Ferrari e la sua musica, Cristoforetti vuole stupire di nuovo.
In autunno partirà il tour nei teatri, che toccherà le città di Padova, Vicenza, Copparo, Pordenone e Brescia (date in definizione).

Le 7 tracce, di cui 4 registrate in studio e 3 live, mostrano l’evoluzione artistica e stilistica del cantautore dal suo ultimo album. Cristoforetti, infatti, si avvale di suoni più elettronici, accattivanti e moderni, che non vanno ad alterare il vero spirito cantautorale ma, al contrario, danno una veste nuova e originale alla sua musica.
Il disco è carico di energia che prende una piega dance, pop o rock a seconda del messaggio da trasmettere. Il tutto è suggellato dall’inconfondibile timbro graffiato, caldo e profondo della sua voce, che ricopre una vasta gamma di colori e sa dipingere stati d’animo introspettivi e di ribalta.

La prima traccia è “Libera”, singolo in radio dal 12 Ottobre, che parla di una  situazione sentimentale particolarmente coinvolgente, un coinvolgimento reso impossibile da un repentino cambio di vita di lei che non lascia posto ad altro. Un arcobaleno di graffiti mentali, in un film che ricerca un spazio, una spiegazione, la LIBERTÀ come unico elemento possibile.

Oltre al singolo, sono contenute nel disco “Padre Scanti” (video: https://www.youtube.com/watch?v=Jkmf63kb8cc)  e “Ancora Qui”. Proprio quest' ultimo brano ha anticipato il progetto lo scorso anno ed è stato presente nelle principali indie charts italiane. Entrambi i pezzi sono l’emblema di questo nuovo percorso, molto carichi, ricchi di suoni moderni e veicolano messaggi di forte attualità.
Troviamo poi un tributo alla famiglia DeAndrè con due tracce suonate live. Si tratta di “Fiume Sand Creek”, arrangiata in uno stile pop fresco e moderno, e “Cose Che Dimentico”, scritta da Cristiano DeAndrè e anch’essa rivisitata in chiave rock. Grande merito va anche al gruppo che affianca il cantautore, i Kascade, formati da Alessandro Piva e Francesco Rudari alle chitarre, Michele Rossi al basso, Daniele Zomer alle tastiere e Davide Dalle Vedove alla batteria.
Nell’ultima parte del disco, infine, troviamo un ritorno alle origini con tracce come “Il Principe Sul Rospo” e la versione live di “Antologia Di Viaggio”, canzone presa in prestito dall’album “Muoviti”. "Come definire quindi questo disco se non un perfetto equilibrio fra tradizione e modernità?"
Il disco fisico è acquistabile anche sul canale Amazon dell' artista, in tutti i digital store e dal sito ufficiale www.michelecristoforetti.com.

“Per non dimenticare”, il primo singolo realizzato dal progetto artistico “SGS”



"Per non dimenticare" è il primo singolo realizzato dal progetto artistico "SGS" (Sandro Gallina e Gabriele Saro, autori ed esecutori), in memoria delle vittime e dei sopravissuti del disastro ambientale della diga del Vajont del 9 ottobre 1963. SGS fanno da "coro", da intermezzo ai veri protagonisti, un gruppo di ragazze e ragazzi che mettono in scena l'eterno richiamo alla vita e all'amore, attraverso la manifestazione della gioventù, della voglia di vivere, giocare, socializzare, del corteggiamento; in uno scenario naturale luminoso che richiama l'idea di rinascita, di ripartenza con la vita anche dopo fatti che sembrano negarla per sempre almeno dove lì, la vita si è fermata, sconvolgendo anche la natura stessa dei luoghi oltre che la coscienza dei sopravissuti.
L'atmosfera è quella di un momento di passaggio e di una catarsi dopo uno stato di sogno, forse ad occhi aperti, un sogno ristoratore dell'anima che attenua il trauma e lenisce il dolore che può così lasciare il passo alla speranza.

“Per non Dimenticare” (Semifinalista al Cantagiro ed UK Songwriting Contest).
Sandro Gallina (Cantante degli SGS)  - La canzone “Per non Dimenticare” è stata scritta per ricordare il disastro del Vajont del 1963, per ricordare il dolore di una notte che ha segnato tragicamente la storia di tutto il popolo italiano, per ricordare le vittime che furono colte dalla morte improvvisamente e senza scampo, per ricordare le persone che non ci sono più. Si, questa canzone è tutta per loro, per ogni persona trascinata e spazzata via da una gigantesca onda di fango che non ha dato nemmeno il tempo di capire che cosa stava accadendo. Noi possiamo, ognuno con i propri sforzi, tener vivo il ricordo e la memoria di questo tragico evento. Possiamo esprimere le nostre sensazioni e trasformarle in emozioni.

Sandro Gallina e Gabriele Saro, in arte SGS , sono 2 artisti Friulani:

Sandro Gallina, cantante e leader di cover band e dei “Varano” consegue:
-2006 Premi Friul, Vincitore, con la canzone “Vajont” degli Heavenly Lane; 2013 Cantagiro, - semi-finali a Fiuggi con la canzone “Per non Dimenticare” scritta con Gabriele Saro; 2013 UK Songwriting Contest – semifinalista con la canzone “Per non Dimenticare” scritta con Gabriele Saro; 2014 Tour Music Fest, Bologna, fasi finali con i Varano; 2015 EXPO Milano; 2015 Vinile d'Argento, Milano, semifinali come cantautore; 2016 Sanremo Music Awards a Sanremo, semifinali come cantautore

Gabriele Saro, violinista, corista e compositore, con realtà commerciali imperniate su Los Angeles/Chicago/Nashville/New York , www.gabrielesaro.com consegue:
Medaglia d' argento ai Global Music Awards 2017 con l'album New Age – Classical “Passion” e “Sunsets 2”; Vincitore, Finalista e Semifinalista con 4 canzoni all UK Songwriting Contest 2015 (7000 canzoni partecipanti) e semifinalista anche nel 2017, 2016, 2013 e 2011; Finalista (Top 10) all USA Songwriting Competition 2017 e 2015 (50.000 canzoni in gara); Semifinalista ISC (International Songwriting Competition) 2015 (20.000 canzoni in gara); Semifinalista e Runner Up al Song of the Year Songwriting Contest 2016 (80.000 partecipanti nel 2016); Semifinalista Cantagiro 2013; 2 Premio come co-arrangiatore Festival della Canzone Friulana 2015 e Finalista al Festival della Canzone Friulana 2017 come autore e compositore; Vincitore Festival “In Arte....Buri” 2015; 3 Premio Concorso Internazionale di Composizione M. Ravel 2015 e Menzione d’onore all’ edizione 2017; Finalista Concorso Internazionale di Composizione Corale A. Seghizzi 2017, 2018 e 2019; Menzione d'Onore Al Concorso Internazionale di Composizione per Musica da Film 2016 ( Fondazione M. Ravel); 3 Premio Concorso Nazionale di Composizione Corale R. della Torre 2015; Con sua musica Premio del pubblico Festival Corti in Muris 2013; Come Corista fascia d'eccellenza alla rassegna di musica sacra Virgo Lauretana 2014 e Finalista al Concorso di Composizione e Arrangiamento AGC Verona 2016; Con sue musiche formazioni di danza artistica hanno vinto il 1° Premio al Campionato Regionale FVG 2017 e 2018 di Danze Artistiche FIDS e 6° e 11° Posto ai Campionati Nazionali; Canzoni proposte alle superstar Rihanna, Usher e Chris Brown; Musiche scelte da L'Oreal, BBDO, Fed Ex, Fox Sports, American Media Inc e Clockwise Media Ltd e altri; Membro di Diritto al The Guild of International Songwriters and Composers; 800 brani creati SIAE/ASCAP Ha frequentato Masterclass in Film Scoring e Production Music con i Maestri Hans Zimmer (Hans Zimmer Masterclass), Armin Van Buuren (Armin Van Buuren Masterclass), T.C. Jones ( M.I.T. Theory - Hollywood Music Workshop 2016), P. Buonvino, R. Frattini, G. Plenizio, R. Calabretto, S. Rapezzi e G. De Mezzo e in composizione, arrangiamento, orchestrazione e direzione con i Maestri Conrade Pope (Hollywood Music Workshop 2017), R. Stroope, V. Miskinis, V. Sivilotti, R. Miani, L. Donati, A. Cadario, V. Zoccatelli, A. Martinolli, W. Pfaff, V. Poles, G. Venier e M. Corcella. Ha inoltre conseguito le Masterclass in Film Making con i Registi Ron Howard, Werner Herzog, Martin Scorsese e Spike Lee.


mercoledì 10 ottobre 2018

Shard & Francy in radio con il nuovo singolo “Lupo solitario”


Shard & Francy presentano il nuovo singolo “Lupo solitario”, un brano melodico con atmosfere romantiche, nasce in un momento nel quale l’Autore chiuso nella sua grotta a curarsi ferite di cuore pensava ed immaginava la sua altra metà che avrebbe trovato nel suo futuro…pensando e disegnando quell’Anima ancora sconosciuta ne provò nostalgia.

Cast di pregio anche nelle frequenze musicali principalmente acustiche. Abbiamo Shard come Autore/Compositore e Voce insieme a Francy, Marco Adami negli arrangiamenti e nelle chitarre, Ezio Zaccagnini alla Batteria, Edoardo Petretti alle tastiere.

SHARD:

Giorgio Spinelli, Cantautore romano che è tornato in scena da qualche anno raccogliendo interessanti risultati e consensi. Ha pubblicato nel 2017 un primo album dal titolo "UnO" frutto di una parte di progetto condiviso con Marco Adami, Ezio Zaccagnini, Edoardo Petretti, Alessandro Papotto
Nella stagione 2017/2018 è in tour per la promozione dell'album “UnO” accompagnato come band da musicisti come Fabio Mariani, Bob Masala, Stefano Marazzi, Enrico Solazzo.
Nel 2016 e nel 2017 ha partecipato a Premi e Festival quali Sanremo Doc, Vocidoro, PegasoStar, Discanto, Premio Lucio Dalla, Trofeo Red Apple, Forever’s Got Talent, Videofestival Live, TouMusic Fest, Una Canzone dal Cuore, Festival d’Estate, ottenendo ampi consensi Targhe e Premi.

E’ appena rientrato da una intensa attività di promozione durante il Festival di Sanremo 2018, il Singolo “Così Non Va” si è ben posizionato nelle classifiche Airplay e Spotify in Marzo e Aprile 2108 salendo anche al 10° posto.
In aprile 2018 “Lupo solitario” ha ricevuto la Targa per il miglior Testo nel 16° Festival Per i brani Inediti PegasoStar, dove è stato presente nella finale con quattro brani inediti.
In Maggio 2018, riceve la Targa Premio d’Autore nel Premio Lucio Dalla per “Lupo Solitario” ed “Orizzonti”.
In Giugno 2018 Vince insieme a Francy la categoria inediti del Festival Vocidoro con “Lupo Solitario”.
In luglio 2018 sempre con “Lupo solitario” è seconda classificata al Festival 7 Note.
In Aprile 2018 pubblica il suo secondo Album “2puntoZerO”.
In Giugno e Luglio 2018 il suo singolo “Fata” è presente nelle classifiche Spotify Airplay Aerone.
Da Giugno a Settembre ha una locandina di date molto intensa principalmente insieme a Francy ospiti insieme presso concorsi Festival e manifestazioni ospiti ed anche come giurati di selezioni miss (miss mondo) o canori (Opera Prima).

FRANCY:

Francesca Lorenzini, Cantante Toscana che trova nel suo percorso di vita una rinascita nella musica.
Nel 2017 riceve il Premio della Critica Memorial Pellisier come interprete cover.
Nel 2018 inizia il suo percorso insieme a Shard raccogliendo risultati e premi inizialmente interpretando da sola i brani di Shard in occasione del Premio Lucio Dalla (Lupo Solitario) e PegasoStar (Lupo Solitario) e poi unendosi a lui in questo progetto di Duo hanno vinto il Festival Vocidoro con Lupo Solitario e da li è seguita una stagione estiva 2018 di intenso calendario di date.
In Luglio 2018 ha partecipato in cover ad Opera Prima e ha ricevuto insieme a Shard il secondo premio inediti e da sola il terzo cover nel Festival 7 Note.
Ha presenziato come ospite e giurato da sola ed insieme a Shard nelle selezioni locali toscane di Miss Mondo.
La Locandina 2018 di Shard è schematicamente riepilogativa delle attività di Shard da solo ed in duo insieme a Francy. Il Duo è in fase di realizzazione di altri due singoli (Sei Tu e Con Te) che saranno ultimati in Ottobre 2018 ed hanno in progetto altri brani per la realizzazione di un album entro la fine del 2018.


Da quando tu non ci sei più ( I miss my baby like a fool ), il nuovo singolo di Brigida




Dal 21 Settembre nelle radio italiane "Da quando tu non ci sei più" ( I miss my baby like a fool ), il nuovo singolo della cantautrice siciliana Brigida, un brano, scritto dalla stessa Brigida Cacciatore, Daniele Loreti e da Luca Pitteri, che racconta di un' amante abbandonata nel giorno di compleanno del suo uomo, tagliata fuori dalla sua vita in un giorno così importante, lancia anatemi e maledizioni, struggendosi d'amore e frustrazione sentimentale. Autoironica e divertente, una canzone  "leggera" ed orecchiabile, mai banale.
L' arrangiamento è di Daniele Loreti, Daniele Rossini, Luca Pitteri e Antonio Licchetta (FLAI RECORDS STUDIO) che ha curato anche il mix e mastering del progetto. Il video è stato realizzato da Massimiliano Spedicato.

Biografia :

Brigida nasce a Palermo nel 1983 e fin dalla più tener
a età dimostra una particolare sensibilità verso la musica. Già a quattro anni vince le selezioni dello "Zecchino d'Oro" e da giovanissima inizia ad esibirsi in varie trasmissioni regionali e concorsi canori. A soli otto anni vince, pur partecipando fuori concorso a causa della giovane età, il "Festival degli Sconosciuti" organizzato da Teddy Reno e Rita Pavone.

Brigida continua a coltivare la sua passione per la musica e a dieci anni si iscrive al Conservatorio "V. Bellini" di Palermo, diventando poi anche voce solista del Coro delle Voci Bianche del Conservatorio. Partecipa in questi anni alla trasmissione di Canale 5 "Bravo Bravissimo" presentata da Mike Bongiorno, mentre l'anno dopo si classifica al primo posto di "Re per una Notte Bambini", condotto da Gigi Sabani su Italia Uno.

Nel 2000 e nel 2001 partecipa alle finali per accedere all’“Accademia della Canzone” di Sanremo, e con forza e tenacia continua ad inseguire il suo sogno fino a che nel 2005 entra di diritto nella scuola più famosa d'Italia: "Amici" di Maria De Filippi.

Nella scuola di "Amici" il Maestro Luca Pitteri nota le straordinarie doti vocali di Brigida e la lancia come voce solista nella sua band: i Vocal Gospel Ensemble. Dal 2007 Brigida porta in concerto con i VGE le atmosfere black, rock e gospel del gruppo, partecipando anche a diverse trasmissioni televisive tra cui "Ti lascio una canzone" su Rai1 e "Zelig" e "Io Canto" su Canale 5.

Grazie all'incontro con il produttore artistico Massimo Marcolini (uno dei più stretti collaboratori di Zucchero) e al suo produttore esecutivo Marco Michelini, è nato il primo album di Brigida, in uscita il 28 giugno 2011 su etichetta Preludio. “Libera” è il primo singolo che anticipa l'uscita dell'album.

martedì 9 ottobre 2018

Undici tracce per "Poplife", primo album ufficiale di Natale Plebani. Il nuovo singolo, "Settembre", in promozione radiofonica a partire dal 24 Settembre.



Settembre è uno dei mesi maggiormente rappresentati nei testi e nei titoli di canzoni italiane. Titoli con il nome di questo mese, semplicemente, sono presenti nel repertorio di Luca Carboni, Peppino Gagliardi, Alberto Fortis, Ivano Fossati, Cristina Donà. E non si possono non ricordare due canzoni entrate nella leggenda della musica italiana come "29 settembre" dell'Equipe 84 e "Impressioni di settembre" della PFM.

Mese ricco di suggestioni evocative: fine dell'estate, riapertura delle scuole, lavoro che riprende, rondini che trasmigrano verso paesi più caldi, giornate che si accorciano sempre più rapidamente. Natale è dietro l'angolo. Quasi.

Protagonista della canzone è una giovane madre che accompagna il figlio all'asilo. Primi giorni di settembre. Il sole è ancora al suo posto, I vestiti sono ancora leggeri ma un golfino sulle spalle ci vuole. La strada da casa all'asilo diverrà un percorso consueto. La donna passa davanti a una chiesa, si segna senza farsi troppo notare. E' una cosa che riguarda lei e il Padreterno. Tornando a casa si ferma a fare la spesa. La mattina passa tra faccende di casa da sbrigare: fare i letti, spolverare, preparare da mangiare. 

È una donna sola, il marito, o il compagno, l'ha lasciata con un figlio da tirare su. Tra una cosa e l'altra il tempo vola e sono già le 4 di pomeriggio. È ora di tornare a prendere il figlio all'asilo e riportarlo a casa. 

Così tra I colori accesi di un'estate che sta per finire e quelli di una nuova stagione che sta per cominciare la vita continua, compie il suo corso abbastanza uguale a se stessa, ma senza per fortuna esserlo in realtà.

“Adios Amor”, il nuovo brano di Maurizio Martini feat. Ivan Cattaneo



Dopo l'album “Soli” del 2015 ed i fortunati singoli “Naufraga” dell’estate 2017, “Pietre”, “La busta”, “Voglio andare al mare” e “Basta un click” nel 2018, ecco che ritorna Maurizio Martini,  stavolta con un brano scritto per lui da Ivan Cattaneo, che lo impreziosisce con la sua partecipazione . Nei backing vocals è riconoscibile la voce di un'altra icona della musica italiana, Tiziana Rivale. Un brano solare ed accattivante ispirato ai colori ed agli amori di Picasso.


lunedì 8 ottobre 2018

RUGGERO de I TIMIDI “MANO AMANTE MIA”




Il nuovo singolo che accompagna in radio l’omaggio del ‘crooner timido’ alla musica dei grandi cantautori italiani


Dopo i primi successi legati alla musica anni '60 e al liscio, lasciatosi alle spalle la parentesi reggaeton, Ruggero de I Timidi torna alla discografia con un album, il secondo, che strizza l'occhio al cantautorato italiano degli anni ’70 e ’80.

Ci siamo seduti a tavolino con i discografici che mi hanno detto: ‘Devi fare l'album della maturità’. Il fatto che io non abbia discografici e che fossi al tavolino a parlare da solo non deve trarre in inganno. Sono maturato.”  - Ruggero de I Timidi


Mano amante mia’, il secondo singolo estratto da ‘Giovani Emozioni’ è una canzone d’amore con tutta l’ironia e l’irriverenza che da sempre caratterizza la produzione musicale del cantautore.
Dopo anni di canzoni d'amore inneggianti all'amore eterno, all'amore di una notte o all'amore irraggiungibile, finalmente una canzone dedicata a colei con cui ci siamo accoppiati più volte nell'arco dell'esistenza. Una storia d'amore pura anche se a volte contrastata da varie persone che si frappongono fra l'amato e la sua mano.” - Ruggero de I Timidi

Il disco ‘Giovani Emozioni’ è stato registrato all'Alari Park Studio di Cernusco sul Naviglio da Lorenzo Cazzaniga che ha curato gli arrangiamenti in collaborazione con Andrea Sambucco.

Nel disco hanno suonato: Gianluca Del Fiol (Chitarre, banjo), Gabriele Costa (basso), Davide “Billa” Brambilla (tastiera, fisarmonica, tromba), Marco “Nano” Orsi (batteria), Maddalena Vitiello (cori), Maestro Ivo (voce tenore).
Hanno collaborato inoltre Fabiana Incoronata Bisceglia, Marco Nava, Simone Sant, Dario Vecchi, Thomas Deponti, Alberto Vitaloni, Chiara Beniamino, Lucia Razzini, Eliana Traverso, Roberta Gorno

Radio date ‘Mano amante mia’: 28 settembre 2018
Release album “Giovani Emozioni”: 7 settembre 2018
Etichetta: Ruggero de I Timidi


BIO
Crooner impacciato, cantante beat nostalgico, una raccolta vivente dei momenti più imbarazzanti e poetici della musica italiana e internazionale, Ruggero de I Timidi è il figlio illegittimo di una relazione tra un’orchestra di fine anni ‘50 ed il grande Freak Antoni, un neomelodico colto (in fallo), con la vocazione al demenziale raffinato. Un cocktail perfetto che mescola modernità e sano vintage: è il cantante da night che mancava in questi anni, arrivato per colmare le lacune della discografia italiana affrontando tematiche che gli altri cantanti non hanno il coraggio di affrontare, partendo proprio dalle classiche storie d’amore. Oltre alla timidezza, infatti, Ruggero rompe i tabù. E lo fa con canzoni che vanno dritte al sodo e che sono diventate dei veri e propri inni, sia dal vivo che con milioni di visualizzazioni su YouTube (“Timidamente Io”, “Pensiero Intrigante”, “Notte Romantica”, “Padre e Figlio”). Totalmente indipendente è stato lanciato televisivamente da “Tu Si Que Vales” (Canale 5), partecipando successivamente a “Quelli che il calcio” (Rai 2), “Check Point” (TgCom24) e “90 Special” (Italia 1). Ha suonato nei principali club e festival d’Italia, compreso l’Home Festival e Deejay On Stage. Ruggero de I Timidi è stato protagonista anche di tre tournée teatrali: Ruggero de i Timidi Christmas Show (2014-2015), Spruzzi di gloria (2017) e Ruggero dei Timidi show (2018).
Nonostante entrambi si ostinino a negare l’esistenza dell’altro, dietro Ruggero de I Timidi c’è Andrea Sambucco, comico e autore udinese noto per le sue partecipazioni a “Central Station” (MTV), “Zelig” (Canale 5), “Glob” (Rai 3), “Quelli che il calcio” (Rai 2).

Contatti e social

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