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sabato 25 maggio 2019

Luigi Modesti al Polmone Pulsante


Venerdi 31 maggio alle ore 18.30 presso la splendida cornice del Polmone Pulsante, storico salotto culturale attivo dal ’76 nel rione monti alla salita del grillo 21 il pittore e poeta Luigi Modesti presenterà la sua silloge di poesie “Il tempo narra di te” (Europa Edizioni), uscito lo scorso aprile.

venerdì 24 maggio 2019

Anni difficili di Franco Rizzi: un romanzo che racconta l’epilogo delle Brigate Rosse


Sapeva benissimo che una pistola non era una difesa sufficiente per il pericolo che l’avrebbe atteso nei giorni, nei mesi a venire, ma non aveva trovato nulla di più efficace da opporre al destino che lo stava aspettando.”

Dalla terrazza dell’albergo in cui alloggia a Caracas, Gianni Trapani amalgama i ricordi del passato a ciò che avrebbe dovuto fare nell’immediato futuro accompagnato dalla musica di quattro suonatori di tromba di una festa al piano di sotto. È la sua quarta volta a Caracas ed, in profonda solitudine, sente di essere giunto alla fine di un percorso, gli avvenimenti degli ultimi anni gli avevano cambiato la vita ed in tutti quei pensieri tragici poteva indicare un solo colpevole: se stesso.

Sì, perché ogni scelta giornaliera modifica il sentiero dell’essere umano, e questo Gianni Trapani lo sapeva bene ma ora sapeva anche che nella vita capita quel momento di estrema disperazione che prende possesso di ogni arguzia – difesa intellettiva – e rende disarmata la capacità di scelta vantaggiosa.

Con una laurea in Lettere da Catania si era trasferito a Milano nel 1969 e per i primi cinque anni aveva lavorato come consulente in un negozio in corso Venezia. Non si lamentava ma non si sentiva soddisfatto della sua vita e forse per questo motivo, per questa insoddisfazione, aveva deciso di aderire alla Massoneria presso il Lions Club di Milano.

Per prima cosa gli era stata chiesta una quota d’iscrizione, poi era stato introdotto in un bugigattolo, dove aveva trovato un teschio di plastica ed un biglietto con tre domande: “Cosa devi a te stesso? Cosa devi alla patria? Cosa devi all’umanità?

Fu, infatti, questa scelta intrapresa senza una dovuta riflessione a modificare il sentiero di Gianni, la noia che provava per il suo lavoro si era manifestata in una nuova opportunità, in una biforcazione della via che lo avrebbe guidato verso la disgrazia.


L’autore è stato molto abile nel combinare la vita dei tre personaggi con i violenti episodi del decennio di lotta armata della storia italiana, ed infatti sono numerosi i riferimenti ai fatti che portano alla fine delle Brigate Rosse dall’arresto di Renato Curcio passando per gli scioperi di migliaia di operai FIAT, il ritrovamento in Etiopia dei resti fossili della famosa Lucy, l’assassinio degli studenti Claudio Varalli e Giannino Zibecchi, i discorsi di Enrico Berlinguer che da segretario del Partito Comunista parlava di pluralismo democratico, l’omicidio dello stimato intellettuale Pier Paolo Pasolini, il rapimento di Aldo Moro, l’indagine a cui è stato sottoposto Licio Gelli, la morte di papa Paolo VI, il breve pontificato di soli trentatré giorni di papa Giovanni Paolo I (nato Albino Luciani), l’omicidio del 6 gennaio 1980 del presidente della Regione Sicilia Piersanti Mattarella sino alla strage nella stazione ferroviaria di Bologna del due agosto ed il quattordici di ottobre con la marcia dei quarantamila di Torino. 

Nel passato molte famiglie siciliane, specie se nobili oppure rispettabilmente ricche, seguivano l’antica tradizione di instradare uno dei figli cadetti alla carriera ecclesiastica, perché potesse diventare vescovo, compensandolo in tal modo del fatto di non poter ereditare titoli e beni che erano invece retaggio del primogenito. Quando questo accadeva, i cadetti non diventavano preti per vocazione, ma solo per convenienza e di solito erano dei pessimi preti. […] Altri, specie se vi erano Massoni in famiglia, diventavano a loro volta Massoni e formavano una Loggia coperta all’interno del Vaticano molto segreta, ma molto potente.”

Gianni Trapani incontrò il dottor Aldo Devita nel gennaio 1975 nel suo studio di Santa Margherita ligure, non lontano da Rapallo. Ricevette il suo contatto dal Maestro Venerabile della sua Loggia di Milano.

Devita era un uomo magnetico, fumava una sigaretta dopo l’altra e con fare affettuoso riusciva a dialogare con tutti in modo fraterno. Gianni ne fu subito affascinato e spiegò il motivo della sua visita: aveva perso il lavoro e non riusciva a trovarne uno soddisfacente a Milano.

Il dottor Aldo Devita arrivò nella riviera ligure nel 1961 in fuga da Napoli, aveva colto il momento di grande espansione – deturpazione − del territorio ed aperto un centro privato nel quale si occupava di analisi delle urine e del sangue di ricchi pazienti.

La laurea in biologia e non in medicina non fu mai un ostacolo per lui, Aldo era abile nel truffare e nell’usare le persone individuandone le capacità. Un paroliere eccezionale che si era, sin da subito, presentato come Massone incaricato di riorganizzare la Massoneria nel nord Italia.

Edith era la donna ideale per Aldo. Di origine austriaca era giunta in Italia dopo la fine della guerra, era di carattere molto duro e condivideva con lui la capacità spregiudicata di servirsi di tutte le persone che le capitavano a tiro, per poi lasciarle al loro destino quando non avessero più avuto nulla da dare. […] Così si erano andate consolidando due strutture ben diverse. Sulla superficie si era formata una Loggia che lui un giorno aveva battezzato Cama, cioè Centro Attività Massoniche Accettate, fingendo che fosse un nome molto antico, mentre sotto si agitava un mondo molto eterogeneo e pericoloso, che Aldo gestiva in modo spregiudicato.”

Il modus operandi della massoneria deviata – la Cama − si ripeteva sempre identico: Aldo pensava ad affiliare nuovi fratelli per continuare ad alimentare non solo le casse della Loggia con la quota d’iscrizione ma per aver nuovi volti da mostrare nei vari incarichi in giro per l’Italia e per il mondo, così da non dover rendere conto alla sua ristretta cerchia delle possibilità di grossi guadagni che, invece, voleva tener per sé. Gianni viveva questa situazione in uno stato mentale tra la fascinazione e la paranoia soprattutto dopo il viaggio in Venezuela del febbraio 1976.

Aldo scelse di portare con sé Gianni perché “era fuori dal giro ma sembrava sempre seguirlo come un cane fedele, nonostante lui lo tenesse in disparte”. Similmente alla precedente “missione” in Sicilia, Gianni non era stato informato di nulla e trovandosi del tempo libero decise di chiamare il Lions Club di Caracas.

È in questo modo che viene presentato il terzo protagonista del romanzo “Anni difficili”: Vicente Razini, originario di Pescara emigrato a Caracas negli anni cinquanta che, senza un lavoro fisso, vivacchiava facendo un po’ di tutto senza badare troppo al domani. Vicente non poteva immaginare che quella serata avrebbe innescato un processo fortuito che l’avrebbe fatto diventare un uomo ricchissimo.

Per Gianni si era trattato solo di una telefonata e dopo, preso dai suoi pressanti problemi, non vi aveva più pensato. Il Barbaretti invece si era mosso con abilità, si era immediatamente recato a Caracas, dove si era incontrato con Vicente Razini: il primo aveva le idee molto chiare e l’altro era pronto a seguire qualunque iniziativa.”

A tessere la tela del fato sono le Moire, a tessere la trama di “Anni difficili” è la Mafia siciliana che, onnipresente nel territorio e precisa nelle azioni, rivela la sua forza in ogni pagina di questo intenso romanzo dedicato ad un periodo in cui si è distrutta l’antica bellezza e sapienza dell’Italia.
Certe volte suo padre, che lavorava alle poste di Catania, aveva accennato a uomini d’onore che comandavano, a cui si doveva obbedire senza obiettare, se si voleva vivere tranquilli. Non bisognava mai inimicarseli, al contrario se si riusciva a entrare nelle loro grazie, si poteva anche ricercarne la protezione, perché lo stato era una cosa astratta e lontana, mentre loro erano sempre presenti.

Franco Rizzi è nato a Torino nel 1935, ha vissuto a Milano, città nella quale si è laureato in Ingegneria Elettrotecnica presso il Politecnico. Sin da giovane ha lavorato nella ditta creata da suo padre nel 1938 come progettista di impianti per il risparmio energetico. Appassionato di letteratura ed architettura, oltre al nuovo romanzo “Anni difficili” ha pubblicato “1871 ‒ La Comune di Parigi”, “Luca Falerno ‒ Caccia nelle Murge”, “Mini ‒ Storia di un pittore”, “1945 ‒ Anno zero sul lago”, “… scrivimi!”, “Il delta del Nilo”.

Written by Alessia Mocci
Addetta Stampa

Info
Sito Franco Rizzi
http://www.francorizzi.it/
Facebook La Paume Editrice
https://www.facebook.com/LaPaumecasaeditrice/

Fonte
http://oubliettemagazine.com/2019/05/18/anni-difficili-di-franco-rizzi-un-romanzo-che-racconta-lepilogo-delle-brigate-rosse/


martedì 21 maggio 2019

Intervista di Alessia Mocci a Silvano Trevisani: vi presentiamo Alda Merini tarantina


L'assillo della contemporaneità è il successo. Tutte le arti vengono esercitate più che come espressione dello spirito e come esperienza di innalzamento culturale, esclusivamente come affermazione della propria personalità.– Silvano Trevisani

Silvano Trevisani, giornalista professionista, è nato e vive a Grottaglie. Attualmente è redattore capo del settimanale “Nuovo Dialogo” e direttore della rivista “l'Officina – Laboratorio delle culture e delle storie” (Edit@ dal 2014). È stato per molti anni responsabile dei servizi culturali del “Corriere del giorno di Puglia e Lucania”, ha lavorato per la redazione di Bari di “Repubblica”, ha collaborato con “l'Osservatore Romano” e collabora con giornali e riviste.

Saggista, poeta, scrittore e critico d'arte, ha pubblicato numerosi volumi e saggi di storia, economia, arte, letteratura, oltre a opere di poesia e narrativa. Ha ideato le celebrazioni ufficiali per il ventennale di Giorgio de Chirico, nel 1998, per conto della Fondazione de Chirico, realizzato un saggio per il catalogo De Chirico e la Metafisica del Mediterraneo (Rizzoli, 1998); ha curato il diario inedito di Carlo Belli, teorico dell'astrattismo geometrico (AltaMarea, 1997).

Per la narrativa: il romanzo umoristico Lo norevole (Manni, 1997), con prefazione di Vincenzo Mollica, Storie di terre di sole (riedita da Capone, 2007), prefazione di Donato Valli e Ombre sulla città perduta (Radici Future, 2017).

Tra i suoi numerosi saggi: Creatività e inclusione (Rubbettino, 2013); Alda Merini e Michele Pierri, cronaca di un amore sconosciuto, (Edit@ 2016).

Per la poesia ha pubblicato le sillogi Poesie (Nuova Amadeus, 1995), prefata da Giacinto Spagnoletti, vincitrice del Premio Saturo d'argento e del Premio Vanvitelli-Caserta, 5 poesie d’amore, in Amore, amore… nei versi di dieci poeti pugliesi” (Edizioni AltaMarea, 1998, con prefazione di Donato Valli), L'altra vita delle parole (Nemapress, 2012), con prefazione di Plinio Perilli e postfazione di Cristanziano Serricchio, Geometrie del desiderio, con le illustrazioni di dieci grandi artisti (Edizioni Galleria Margherita, Taranto 2012), Terra Madre, con le illustrazioni della scultrice Lucia Rotunno (Print Me, 2017).

Ha collaborato con Macabor Editore per alcuni numeri della collana “Sud – I poeti” ed ha curato nel 2019 il volume “Alda Merini tarantina” di cui tratterà la seguente intervista.

L’antologia, disponibile in libreria da maggio, tratteggia la poetessa dei Navigli nella bella città di Taranto proponendo un’interpretazione dei fatti che portarono al matrimonio con il poeta e medico Michele Pierri da parte di intellettuali ed amici che hanno conosciuto la coppia e le due identità.

“Alda Merini tarantina” è anche un viaggio nella Puglia poetica grazie alla presenza della sezione “Voci dal silenzio – Poeti pugliesi contemporanei e da non dimenticare” e da una interessantissima “Antologia dei poeti pugliesi”.

A.M.: Buongiorno Silvano, sono lieta di poter dialogare con lei a proposito della nuova pubblicazione di Macabor Editore “Alda Merini tarantina” che vuole sì ricordare il decennale della morte della poetessa ma anche proporre una riflessione sulla poesia pugliese. Quando nasce l’idea di collaborare all’antologia poetica?
Silvano Trevisani: Ho conosciuto Alda Merini, Michele Pierri, quasi tutti i figli di Michele, Giacinto Spagnoletti e molti degli amici che furono vicini alla coppia negli anni di Taranto. Ho avuto per le mani poesie e documenti inediti e ho per molti anni letto quello che si diceva su Alda, quando era ancora viva, e sul suo rapporto con Taranto, del quale mi sono occupato in alcuni libri molto documentati. Degli anni di Taranto, che sono fondamentali nella rinascita di Alda, si è scritto pochissimo e in maniera quasi sempre sbagliata. Soprattutto nei giornali che si sono occupati di lei in occasione della scomparsa, mi è capitato di leggere errori grossolani, datazioni erronee, giudizi superficiali. Ho cercato di raccontare la verità oggettiva, forse disturbando qualcuno di quelli che si ritenevano i soli biografi, ma ho voluto che si ricordasse che Alda è stata tarantina, che ha svolto un ruolo culturale negli anni di Taranto e dimostrare che gli anni di Taranto sono stati per lei fondamentali. Ricorrendo quest'anno il decimo anniversario della morte, ho pensato che sarebbe stato bello coinvolgere nella celebrazione i poeti pugliesi a me più cari (per molti anni ho curato le pagine culturali del quotidiano Il Corriere del giorno), ma allargando l'orizzonte anche ai poeti scomparsi, che hanno dato lustro alla Puglia poetica. È nata così l'idea di un'antologia che nascesse e si sviluppasse attorno al ricordo di Alda Merini “tarantina”.

A.M.: Nella sua introduzione tratteggia la casa editrice Macabor come impegnata per “la conoscenza e la diffusione della poesia, genere che incrocia il massimo della militanza con il minimo della diffusione, in un paese in cui tutti scrivono e nessuno legge”. Quali sono le cause di questa “impellente” necessità di scrittura senza alcun interesse verso la lettura?
Silvano Trevisani: L'assillo della contemporaneità è il successo. Tutte le arti vengono esercitate più che come espressione dello spirito e come esperienza di innalzamento culturale, esclusivamente come affermazione della propria personalità. In tempi di esasperazione dell'individualismo (leggansi i vari moniti di papa Francesco) quasi tutte le persone scolarizzare, oggi, sono indotte a credere che il possesso di strumenti comuni di espressione le renda potenziali artisti: scrittori, poeti, pittori, cantanti, ballerini, attori, registi, sceneggiatori, musicisti, e così via... Ma se per la maggior parte delle arti occorre acquisire abilità aggiuntive (ad esempio il musicista deve almeno saper leggere il pentagramma) per la scrittura l'accesso è molto più semplice, e la pubblicazione di propri testi è molto favorita dall'abbattimento del costo della stampa. Si sa che la poesia, poi, è un'attitudine quasi universale, soprattutto in età adolescenziale, solo che oggi quasi tutti coloro che hanno scritto poesie, non aggiornandosi, si convincono di aver scritto qualcosa d'importane e non ci pensano due volte a stampare. Detto questo, accade che la maggior parte dei poeti, che continua a scrivere secondo forme e linguaggi di livello scolastico, sia convinto che la vera poesia sia la sua, non avendo attrezzatura critica, e non ha mai l'interesse a leggere i libri degli altri, neppure per affinare il proprio stile. Perciò tutti scrivono ma pochissimi leggono. Ciò porta la poesia a essere un genere per niente commerciabile e gli editori come Macabor, che pubblicano poesia e anzi organizzano progetti di poesia, sono davvero degli eroi. Che meritano sostegno e collaborazione, anche perché non sono editori-stampatori e non favoriscono il proliferare delle pubblicazioni per trarne profitto.

A.M.: Si è scelto di dedicare un capitolo dell’antologia a Michele Pierri, punto di riferimento della cultura pugliese purtroppo, oggi, poco conosciuto. Qual è stato il suo rapporto con Pierri?
Silvano Trevisani: Michele Pierri è stato, soprattutto per noi tarantini, ma non solo, un punto di riferimento. Persona straordinaria e umile dalla vita avventurosa e affascinante. Grandissimo poeta che ha scontato, come tutti coloro che scelgono di rimanere al Sud, la distanza dai centri di potere, nonostante fosse amato da Ungaretti, Betocchi, Pasolini, Maria Corti e moltissimi altri. Lo consideravo mio maestro e lo frequentavo soprattutto per conoscere il suo parere sulle mie poesie. Ho incrociato molte volte Alda, negli anni del loro matrimonio, che interveniva spesso con le sue osservazioni e i suoi apprezzamenti. Michele, che era molto umile e molto disponibile, mi disse di far leggere le mie poesie a Giacinto Spagnoletti, che era il critico letterario più autorevole, e anch'egli tarantino. Così feci: passai tutto a Giacinto, secondo il consiglio di Michele, che però ebbe vari problemi di salute e soprattutto per la vista, e mi portò via molto tempo. Alla fine, curò la pubblicazione della mia prima racconta di poesie. Purtroppo, però, Michele era già morto da qualche anno.

A.M.: Michele ed Alda si incontrano nel 1981 con “frequentazioni telefoniche ed epistolari”. Come fu affrontato il problema della “pazzia” della Merini?
Silvano Trevisani: Michele, rimasto vedovo da alcuni mesi della amatissima moglie Aminta, morta nel 1980, da cui aveva avuto dieci figli (un undicesimo era morto infante), fu sensibilizzato da Giacinto Spagnoletti alla vicenda di Alda, che era da poco uscita dal manicomio, chiuso per effetto della legge Basaglia ed era completamente smarrita. Michele ritrovò una lettera del '52 in cui Giacinto, scopritore di Alda, parlava già della sua pazzia e della sua grande poesia e ne fu toccato. Cercò di esserle utile con le sue parole e la sua disponibilità e lei gli si attaccò morbosamente. Quando poi si sposeranno Michele, che era un grande medico ed era stato anche direttore sanitario dell'Ospedale di Taranto, la fece visitare da vari amici specialisti che riscontrarono come la bipolarità di Alda fosse effetto della sua smania di affermarsi come poetessa, frustrata già negli anni dell'adolescenza. In effetti, Alda che non risolverà mai i problemi mentali, troverà un certo equilibrio solo dopo il grande successo degli anni '90.

A.M.: Alda Merini e la città di Taranto. Perché la poetessa dei Navigli anelava la Città dei due mari?
Silvano Trevisani: Alda era delusa da Milano. Una volta dimessa dal manicomio, dopo circa quindici anni d'internamento, si ritrovò sola: il marito, Ettore, un panettiere, brava persona che però era molto lontana dai suoi interessi letterari, era malato terminale e lei non si sentiva in grado di assisterlo. Era stata dimenticata da tutti. Le case editrici non le dettero credito e nemmeno Maria Corti riusciva a venirne a capo e lei stampò delle plaquette autoprodotte senza esito. Michele rappresentava una via di fuga da Milano, perché le dedicava grande attenzione, la sosteneva economicamente negli anni della malattia di Ettore. Insomma: voleva cominciare da capo con un grande poeta che potesse accompagnarla e sostenerla. E così cominciò ad assillare Michele, nel vero senso della parola. Arrivò a iniziative sconcertanti, come scrivere al Papa. Insomma: capiva che il suo futuro era nella città dei “due” mari. E lei di mari non ne aveva mai visto neanche uno!

A.M.: L’editore Bonifacio Vincenzi è il firmatario della presentazione in “Alcune considerazioni su Silvano Trevisani” e scrive: “[…] egli spesso con la memoria scavalca il suo tempo e, nell’inevitabile latenza, attraversa l’oblio per ritornare ai momenti fondamentali dove la parola poetica non era ancora accesa e se ne stava nella dimensione indeterminata del futuro.” Ritiene che queste parole siano rappresentative?
Silvano Trevisani: Se un critico letterario può, talvolta, valutare la qualità formale e letteraria delle poesie, solo un poeta può entrare nei meandri e cercare i luoghi spirituali, emozionali, letterari, nei quali una poesia ha preso corpo. E Bonifacio Vincenzi è un poeta.

A.M.: Lino Angiuli, Vittorino Curci, Dino De Mitri, Daniele Giancane, Giuseppe Goffredo, Giacomo Leronni, Anna Santoliquido, Gerardo Trisolino hanno omaggiato Alda con una lettera od una poesia. Compare anche una sua lirica intitolata “Per una storia d’amore (Alda e Michele)”. È stata composta in occasione della pubblicazione oppure in precedenza?
Silvano Trevisani: La mia poesia l'avevo già scritta ma non pubblicata, poi per l'occasione l'ho ritoccata. Nella mia silloge “L'altra vita delle parole” ne avevo dedicata un'altra ad Alda.

A.M.: È in programma una presentazione del volume “Alda Merini tarantina”?
Silvano Trevisani: Sì, è in programma una presentazione a Taranto il 30 maggio prossimo, nel salone degli specchi del Municipio.

A.M.: Salutiamoci con una citazione…
Silvano Trevisani: Poesia poesia/ sembra che non ci sia/ poi ti prende la mano/ e ti porta lontano” − Riccardo Cocciante

A.M.: Silvano la ringrazio per il tempo che mi ha voluto dedicare e la saluto con una citazione tratta dal volume “Alda Merini tarantina” scritta da Giuseppe Pierri nel paragrafo “Un profilo biografico di Michele Pierri”: Tutte le attese, le certezze, le paure che attraversano la mente del poeta atterrito dal dolore si riversano momento per momento nella sua poesia che diviene esigenza di conoscere Dio quale Egli è, di avere certezza dell’aldilà, anche immediata. La parola diviene violenta, esasperata, di provocazione, quasi torturante, per costringere Dio a manifestarsi, a dare un segno certo della sua esistenza, e non conta se si dovrà pagare il prezzo dell’inferno, perché l’inferno è già qualcosa, è certezza di Dio, “il suo ultimo scalino”.

Written by Alessia Mocci

Info
Sito Macabor Editore
http://www.macaboreditore.it/home/
Acquista “Alda Merini tarantina”
http://www.macaboreditore.it/home/index.php/libri/hikashop-menu-for-products-listing/product/76-alda-merini-tarantina

Fonte
http://oubliettemagazine.com/2019/05/14/intervista-di-alessia-mocci-a-silvano-trevisani-vi-presentiamo-alda-merini-tarantina/

venerdì 17 maggio 2019

Intervista di Alessia Mocci a Franco Rizzi: vi presentiamo il romanzo Anni difficili


Tutti noi corriamo il rischio di cadere in un baratro, piccolo o grande, mentre percorriamo la strada della nostra vita e tanti “furbetti” sono lì pronti per aiutarci. Dal prete che promette un felice “al di là”, magari migliore, se i tuoi beni li lasci in eredità a chi di dovere “al di qua”, per non parlare delle ciarlatane scuole di pensiero che ripropongono il ben noto “nosce te ipsum”.” – Franco Rizzi

Franco Rizzi è nato a Torino nel 1935, sin da bambino ha vissuto a Milano, città nella quale si è laureato in Ingegneria Elettrotecnica presso il Politecnico. Da giovane ha lavorato nella ditta creata da suo padre nel 1938 come progettista di impianti per il risparmio energetico. Ha dimostrato di aver capacità notevoli ed i “suoi figli di ferro” ‒ in questo modo egli stesso denomina gli apparecchi di sua progettazione ‒ sono installati in raffinerie di petrolio sparse in tutto il mondo, a bordo di molte navi ed in molte centrali termoelettriche. Lavoro che gli ha dato la possibilità di viaggiare e di conoscere paesi in modo approfondito grazie alla collaborazione con agenti locali che gli hanno mostrato l’altra faccia dell’Asia, dell’America, dell’Africa, quella non turistica.

Appassionato di letteratura e scrittura, di quel mondo artistico che instrada alla conoscenza dell’uomo e del mondo per decine di anni ha scritto migliaia di pagine di appunti che solo recentemente ha trasformato in romanzi. Storie vere, episodi vissuti in ogni parte del globo che diventano carta stampata.

Vengono così alla luce “1871 ‒ La Comune di Parigi”, “Luca Falerno ‒ Caccia nelle Murge”, “Mini ‒ Storia di un pittore”, “1945 ‒ Anno zero sul lago”, “… scrivimi!, Il delta del Nilo”, “Anni difficili” ed un neo progetto di una casa editrice con pubblicazione gratuita, La Paume Editrice.

In questa intervista puntiamo il focus sul romanzo “Anni difficili” che traccia l’Italia a cavallo tra gli anni ’70 ed ’80 divisa fra la dura lotta di classe e di ideali fra irriducibili della liberazione del 1945, seguaci del sessantotto e fazioni nostalgiche di estrema destra; la massoneria deviata che si stava formando e l’espansione sempre più energica della mafia siciliana.

A.M.: Ciao Franco è un piacere aver l’opportunità di dialogare nuovamente con te per presentare ai lettori la tua ultima pubblicazione: “Anni difficili”. In un’intervista del dicembre del 2017 avevi accennato velocemente l’argomento del libro senza dare, però, anticipazioni. La stesura è iniziata dopo il 2017 oppure negli anni avevi raccolto appunti che ultimamente hai amalgamato?
Franco Rizzi: La stesura del libro è molto antecedente al 2017. Inizia circa dieci anni dopo il periodo preso in esame dal libro e cioè i sette anni dal 1974 al 1981. Quel periodo è stato un momento molto intenso per la mia vita, è stato un periodo centrale cui sono seguiti, direi come una sorta di contrappasso, alcuni anni di disimpegno più o meno fino alla caduta del muro di Berlino. Anno dopo anno ho sempre tenuto una rubrica dei fatti che hanno interessato la mia vita e così con gli anni ‘90 ho iniziato a raccogliere dati e notizie e successivamente metterli insieme e correlarli ai personaggi, alcuni come ho scritto presi dalla realtà di quei giorni. Per tante ragioni, alcune ovvie, sono poi trascorsi molti anni prima che il libro vedesse la luce e fosse dato alle stampe.

A.M.: L’espressione “anni di piombo” è ripresa dal film omonimo della regista Margarethe von Trotta ed utilizzata per un periodo storico italiano che va circa dalla fine degli anni Sessanta agli inizi degli anni Ottanta. Ho dunque ragionato sul titolo da te scelto “Anni difficili” volendo accostare “piombo” a “difficili” e cercando nell’etimo di piombo, oltre al latino “plumbum” di derivazione greca (πέλιος – blu-nerastro), ho trovato dal sanscrito “bahu-mala” con traduzione: molto sporco. Così il piombo diviene un concetto oscuro, molto sporco e che richiede uno sforzo dell’intelletto per essere inteso. È sotto questo punto di vista che ho esaminato il tuo nuovo romanzo e l’epoca storica che hai voluto raccontare. Ritieni che le cause di quei ripetuti massacri siano stati compresi dagli italiani che li hanno vissuti oppure che si siano semplicemente annidate sempre più in profondità?
Franco Rizzi: Gli anni di piombo, il piombo scuro delle pallottole, è stato un brutto e oscuro periodo della nostra storia più recente. Molti di quelli che ne sono stati protagonisti oggi sono morti e altri ancora vivi preferiscono non parlarne più, fiduciosi forse di essere arrivati in un tempo migliore. A quel tempo spesso si sparava per uccidere, altre volte solo per ferire, ma intimidire gli avversari e farli uscire di scena, questo veniva detto gambizzare. Il tutto era simile, mutatis mutandis, a quanto era già avvenuto nei tristi anni dal 1919 al 1922 e descritto molto bene nel bel libro “M il figlio del secolo” di Antonio Scurati uscito di recente. Oggi possiamo forse concludere che in quel periodo abbiamo assistito a una resa dei conti per quella mancata guerra civile, che non aveva trovato sfogo con il 25 aprile 1945 per la presenza massiccia delle truppe alleate presenti in Italia. Ovviamente adesso la maggioranza degli italiani ritiene ormai chiuso quel capitolo e anch’io ho addolcito il titolo riducendo il pesante anni di piombo a quello di “Anni difficili”.

A.M.: Il mio anno di nascita è il 1982, non sono stata testimone degli anni di piombo e purtroppo con i programmi scolastici di storia non si arriva mai a studiare questa parte nefasta dell’Italia. I trentenni e quarantenni di oggi non conoscono le vicende che hanno portato alle stragi e quando qualcuno accenna nei programmi televisivi sembra quasi un argomento tabù, si citano gli attentati, si ricordano i morti ma non si parla mai del perché e del come si è arrivati a tutto quell’odio riversato per le strade.
Franco Rizzi: Naturalmente chi è nato dopo gli anni ‘80 non conosce i fatti e i misfatti di quel triste periodo. Il tutto era nato come rivendicazione sociale prima nel 1968 in Francia (il maggio parigino) e l’anno dopo in Italia, l’autunno caldo del 1969. Ovvio che “chi di dovere“ ci mettesse subito lo zampino con la bomba alla Banca dell’Agricoltura di piazza Fontana a Milano. Poi l’odio è stato fomentato in un crescendo di attentati e contro attentati, di attacchi e di vendette, effettuati da militanti estremisti di destra e di sinistra. E qui torniamo alla mia risposta precedente. Gli anni di piombo sono stati anni di duro scontro tra nostalgici fascisti e nostalgici comunisti leninisti, ma approfittando di questo fatto anche mafia e servizi segreti hanno partecipato alla bagarre. Naturalmente una organizzazione solida, bene innervata nella politica come la mafia è sempre pronta ad approfittare delle circostanze e così è stato. In conseguenza dopo gli anni di piombo, rimase proprio la mafia a fare da contraltare allo stato con i ben noti attentati dinamitardi di via dei Gergofili e di via Palestro a Milano, sfociati poi nella trattativa stato-mafia con gli ultimi processi ancora in corso ai giorni nostri.

A.M.: Nel romanzo “Anni difficili” ci sono tre protagonisti principali: Aldo Devita, Gianni Trapani e Vicente Razini che, trasportati in analogia con il regno animale, si identificano bene con il lupo, l’agnello e la volpe.
Franco Rizzi: Dei tre personaggi principali del romanzo, Aldo Devita è sicuramente il lupo e l’ho preso dalla realtà. È stato uno di quegli uomini, “diabolici” che ho conosciuto. Era davvero un lupo malvagio, ma travestito da persona per bene e dotato di un grande fascino al quale era difficile sottrarsi. Gianni Trapani invece l’ho creato per farne l’io narrante delle losche trame di Aldo e di altri fattacci connessi alla mafia, alla droga e al Venezuela. Così possiamo definirlo un agnello, ma un agnello finto e scaltro, adatto per poterlo infilare nelle tane dei lupi. Vicente Razini è una simpatica volpe, anche lui è preso dalla realtà, il nome con cui compare nel romanzo è quasi uguale al suo nome vero, è deceduto da poco e le sue due figlie vivono tuttora in Venezuela. Chi l’ha fatto diventare ricchissimo sono io e il racconto del come questo sia potuto accadere, è assolutamente veritiero. Aveva un anno più di me, ma mi aveva sempre considerato il suo fratello maggiore, il suo mentore, e mi dispiace veramente che nell’ultima parte della sua vita fosse stato colpito da una sorta di demenza senile.

A.M.: Oltre alla politica, oltre agli scontri tra fazioni ideologiche diverse troviamo due forze importanti: la mafia siciliana e la massoneria deviata. “Deviata” perché non rappresenta più i valori delle antiche associazioni iniziatiche ma si occupa principalmente di traffico di denaro e sovversione dell’assetto socio-politico. Gianni Trapani, infatti, si trova all’interno di questi due mondi senza conoscere le regole del gioco, non è conscio di ciò che accade ma è portato avanti da due pulsioni: la curiosità e la disperazione. Che cosa consiglieresti ad una persona affetta da queste pulsioni?
Franco Rizzi: Massoneria deviata: ho dei dubbi che ne esista una diversa. Il rifarsi a una associazione corretta, non deviata, che si richiami ad antichi valori iniziatici è fittizio, nessuno li considera adatti per la vita attuale, tutti sentono invece il fascino dell’associazione segreta. Ogni uomo incontrando uno sconosciuto vorrebbe trovare invece un “fratello” che condivida le sue stesse idee, che si apra a lui senza i filtri e le distanze che dividono gli uomini. Di qui a fare “delle cose” insieme, ad avere interessi privati in atti pubblici il passo è breve. Anche Gianni Trapani cade in questa trappola e crede che la massoneria possa essere una salvezza in un periodo politico oscuro. La sua curiosità non viene soddisfatta e invece è usato senza scrupoli. Non viene minimamente aiutato e finisce in uno stato di povertà. E nel desiderio di uscirne cade nel baratro più profondo e diventa un omicida. Tutti noi corriamo il rischio di cadere in un baratro, piccolo o grande, mentre percorriamo la strada della nostra vita e tanti “furbetti” sono lì pronti per aiutarci. Dal prete che promette un felice “al di là”, magari migliore, se i tuoi beni li lasci in eredità a chi di dovere “al di qua”, per non parlare delle ciarlatane scuole di pensiero che ripropongono il ben noto “nosce te ipsum”. La semplice verità è che non abbiamo altra salvezza se non in noi stessi.

A.M.: Che cos’è il bene comune? L’uomo può costruire una società fondata sul bene? Oppure è l’illusione di molti creata ad hoc dai pochi?
Franco Rizzi: Il cosiddetto bene comune non esiste. Ovviamente è un miraggio, creato da pochi, per incanalare in una certa direzione gli sforzi che ognuno di noi fa per la propria esistenza. Il detto l’unione fa la forza, il fascio littorio sono esempi di questa illusione.

A.M.: Hai in programma delle presentazioni del libro?
Franco Rizzi: Per adesso non ho in programma alcuna presentazione di questo libro. Credo sia un libro un po’ difficile. Forse in futuro.

A.M.: Ricordo ai lettori che alcuni anni fa hai fondato la casa editrice La Paume. Quali sono state le pubblicazioni del 2018 e 2019?
Franco Rizzi: La casa editrice La Paume sta appena muovendo i primi passi e non ha ancora un catalogo strutturato. Spero di tornare su questo in una prossima intervista.

A.M.: Salutaci con una citazione…
Franco Rizzi: Non v’è sentiero alcuno difeso contro la forza del destino e l’inclemenza del fato.” − Pedro Calderon de la Barca

A.M.: Franco, ti ringrazio per queste sincere risposte che, per il lettore attento, portano profonde riflessioni sull'Italia di ieri e di oggi. Ti saluto con i versi di Pietro Metastasio: “Chi vede il pericolo,/ né cerca di salvarsi,/ ragion di lagnarsi/ del fato non ha”.

Written by Alessia Mocci

Info
Sito Franco Rizzi
http://www.francorizzi.it/
Facebook La Paume Editrice
https://www.facebook.com/LaPaumecasaeditrice/

Fonte
http://oubliettemagazine.com/2019/05/13/intervista-di-alessia-mocci-a-franco-rizzi-vi-presentiamo-il-romanzo-anni-difficili/


giovedì 16 maggio 2019

“Essential Songs 2”, il secondo album di Fabio D’ Amato



Fabio D’Amato, autore e compositore di musica leggera, colonne sonore e jingle per spot pubblicitari, presenta il suo secondo album dal titolo “Essential Songs 2”. Pubblicato a distanza di 2 anni, il nuovo lavoro dell'artista riprende quanto già realizzato nel primo album, proponendo brevi colonne sonore (eseguite con piano ed archi) la cui composizione, sebbene più matura, è sempre protesa alla continua ricerca della semplicità melodica. 

L’album contiene dieci brani, due dei quali sono stati utilizzati come colonne sonore per diversi spot pubblicitari trasmessi in tv, radio e web.

Preziose le collaborazioni che hanno partecipato alla produzione del progetto: la stupenda grafica dell'album è stata concepita e realizzata appositamente da Andrea Basile, mentre tutto il lavoro di mastering è stato effettuato presso lo studio Eleven Mastering.

“Essential Songs 2” segna dunque una sorta di continuità artistica con l'album precedente, ne mantiene le promesse, ma, al contempo, lancia uno sguardo più intenso sulla vita che ci circonda, percorre strade che esplorano ancora più nel profondo l'artista, la cui anima viene qui rappresentata con note musicali essenziali.


Raffy da Venerdì 17 Maggio in radio con il singolo “Tortellini in Lamborghini ”




Da venerdì 17 Maggio, la giovane cantautrice Raffy  è in radio, su tutte le piattaforme streaming e digital download con “Tortellini in Lamborghini”, singolo scritto dall’artista insieme a Costi Ionita (multi platinum, Billboard hot 100 producer, Grammy nominated). L'artista Italo-Romena, di recente ha ottenuto un ottimo risultato in radio e nelle Tv nazionale romene (Antena Stars,Antena 1,Kanal D), con il brano “Jarna“feat. Connect-r.

Raffy: -“Tortellini in Lamborghini” è nata per gioco mentre parlavo con il mio produttore Costi  della regione Emilia Romagna dove vivo, parlando dei tortellini, che è uno dei piatti più conosciuti e della Lamborghini, una delle auto più famose al mondo. Ad un certo punto ridendo e scherzando abbiamo deciso di mettere proprio le due cose insieme e di scrivere una canzone. Il testo l'ho scritto di getto e la canzone mi è piaciuta dal primo istante, perché mi è sembrata molto divertente e accattivante. Ammetto che c' ho messo un po' di tempo per decidere se cantarla o no,  perché non ero sicura di volermi mettere in gioco con un brano del genere, ma poi ho detto perché no,il pezzo è forte ha un bell'arrangiamento e anche se qualcuno avrà qualcosa da ridire,io voglio che sorridano tutti dai più piccoli ai più grandi. Il videoclip del brano, diretto da Alex Ceausu, è stato girato a Bucarest.-

Biografia
Raffy (Raffaella Maria Senese) nasce il 14 settembre 2000 a Mirandola (Mo), da madre romena e padre italiano. All’età di 7 anni inizia a cantare ma i suoi studi musicali iniziano nel 2013 presso l'Accademia musicale di Modena. Più tardi frequenta il Trinity College di Londra.
Raffy, al fine di superare la sua timidezza e  la sua grande sensibilità, si affida e trova rifugio nella musica e nel canto, emozionando e coinvolgendo il pubblico che la ascolta.
Partecipa sia in Italia sia in Romania a parecchi talent, tra i quali A Voice for music a Roma, dove conosce il produttore discografico Luca Venturi della On the set, suo attuale Manager, che produce il suo primo singolo in italiano, ”Dimenticare a memoria”,ricevendo ottimi consensi dai media. In seguito pubblica, “Jarna” feat. Connect-r, noto rapper del panorama musicale romeno, e “ Raffy di Modena”,brani che faranno parte del suo primo album. Raffy ama Rihanna e Beyonce, e il suo slogan è “do not give a limit to your dreams”. Raffy attualmente sta ultimando le registrazioni del suo album,tra Milano e Bucarest.

sabato 11 maggio 2019

Ghost Day, Sabato 25 Maggio 2019 Cinecittà World Teatro 1




Parco + Live Show €15,00
Infoline e Ticket: 069135693 –3409013529

Dopo aver festeggiato i primi 10 anni di discografia, costellati di risultati importanti (Disco di Platino all’Arena di Verona, durante la trasmissione “Wind Music Awards”, 2 premi Lunezia, partecipazione agli “MTV TRLAwards”, varie presenze  nella TOP TEN degli album più venduti) e suggellati dal 4° Album “Il Senso della Vita”, contenente i prestigiosi duetti con OrnellaVanoni  e Enrico Ruggeri, i GHOST hanno voluto regalare ai FANS la possibilità di vivere una giornata indimenticabile, piena di Sorprese, di Emozioni e di Passione: il 1° GHOST DAY.

“Da qualche anno avevamo un’idea ricorrente”, commentano Alex e Enrico Magistri, “realizzare un EVENTO che occupasse un’intera giornata, che avesse una parte ludica e una “artistica”, che potesse unire in un abbraccio SPECIALE le componenti essenziali della nostra vita: i GHOST, con la loro MUSICA, le canzoni, la passione, i sentimenti e tutti i messaggi che vogliono trasmettere attraverso la loro essenza; il rapporto diretto con i Fans, che da sempre rappresenta per noi una fonte di gioia, di scambio umano-culturale, di crescita interiore; l’attività didattica, a cui stiamo dedicando passione e tante energie, per trasmettere il nostro bagaglio umano, tecnico, artistico, ai ragazzi che vogliono avvicinarsi alla Musica, ricevendo in cambio enormi soddisfazioni e la gioia unica che riesce a trasmettere lo sguardo felice di un bambino. Qualche mese fa siamo entrati a Cinecittà World, abbiamo toccato con mano la meravigliosa atmosfera del parco e la bellezza del Teatro 1, oltre a trovare cordialità e competenza in tutto lo Staff; abbiamo capito che era il posto giusto, finalmente il nostro piccolo-grande sogno di AMORE poteva prendere forma, era il momento di realizzare il 1° GHOST DAY”.

Già dalla mattina, alle 11:00, ci sarà la possibilità di accedere al Parco CINECITTA’ WORLD e alle sue meravigliose attrazioni, condividendo divertimenti di ogni genere, in un clima “magico”. Poi, dalle 18:00 alle 21:00, all’interno del TEATRO 1, il momento clou della Festa: LIVE SPECIALISSIMO dei GHOST, un mare di MUSICA LIVE, con Ospiti Speciali, Danza, Teatro, elementi interattivi e tante nuove performances, realizzate in esclusiva per l’Evento.
Durante il Concerto alcuni ragazzi che partecipano ai laboratori musicali dei GHOST potranno vivere un’esperienza irripetibile, condividendo il Palco e la Musica con i loro Maestri, in una location fantastica.

A fine serata altro momento particolarmente suggestivo, con la presentazione ufficiale della GHOST MUSIC SCHOOL, che permetterà ai GHOST di trasmettere, in modo ancora più assiduo e completo il loro bagaglio artistico, tecnico, umano ai ragazzi che vogliono avvicinarsi alla MUSICA.

Erika Stevanato in radio e nei digital store con il singolo “Buona fortuna”


Erika Stevanato cantautrice e modella Veneta ,17 anni vive Massanzago in provincia di Padova.
La sua più grande passione è la musica,suona il pianoforte da dieci anni e studia canto da due anni. 
Un’altra grande passione è la moda,diventata da un anno per lei un lavoro. Ha partecipato a vari concorsi come Miss vincendo il primo posto come Miss Noale,Miss Amen Caorle,Miss Sottomarina. Lavora come modella per sfilate di moda,shooting e fitting.
Ha cominciato a scrivere canzoni da due anni,da quando ha iniziato a sentire il bisogno di esprimere le sue emozioni e non tenersi tutto dentro Erika spiega “Ho iniziato a parlare con la musica e a scrivere”.

Entra a far parte nel progetto emergenti il “Song Lab Italy” un progetto dell’etichetta discografica la MMline Production Records. Nasce il suo primo pezzo arrangiato dal producer, autore e compositore Vittorio Conte nel proprio studio MMline Studio Recording.
“Buona Fortuna “ parla di una ragazza,che decide di partire e lasciare casa da sola ,senza una meta e un posto dove stare. L’artista attualmente sta scrivendo un intero album, prossima destinazione. 
Erika: "Spero Il talent"

L’artista verrà seguita dalla Discografica Maria Totaro.

Maurizio Pantini in radio con il brano “Pagliaccio da circo”


"Pagliaccio da circo", il singolo prodotto alla MMline Studio Recording è nato proprio nella sede della casa discografica MMline nel progetto ideato dalla Discografica Maria Totaro, il “Song Lab Italy” Progetto emergenti.

Maurizio racconta: -Senza svelare troppo parla di un amore ormai finito ma non per chi canta , ma per l’altra persona che sta vivendo nuove emozioni affianco di un’altra. Infatti nel bridge dico : “io ti vedrò insieme a lui, che cosa sono per te sarò/sono un pagliaccio da circo “. Alcuni mi potrebbero chiedere il motivo per cui prima sarò un pagliaccio da circo poi lo sono ma lascio a voi la vostra interpretazione non solo di questa semplice frase ma di tutto il brano.
Vorrei dirvi gli artisti che mi hanno da sempre ispirato in questo percorso; c’è ne sarebbero molti dal quale sto cercando di “rubare” ma ne citerò solo alcuni tralasciando Cristina D’Avena che mi ha inculcato la passione del canto:

Alessandra Amoroso, Annalisa, Lodovica Comello, Michele Bravi, Thomas e Adriano Celentano.
Americani cito Justin Bieber, Ariana Grande e Hilary Duff.
Forse ne ho detti troppi ma io non ho un unico modello ma cerco di osservare più artisti nel mondo musicale italiano e internazionale-.

Note biografiche:

Maurizio Pantini nasce a Bibbiena (AR) il 25 settembre 1997.
Già all’età di 3 anni si appassiona al mondo della musica, più specificamente al canto, ascoltando le sigle dei cartoni animati di Cristina D’Avena prima poi osservando gli artisti nei vari spettacoli musicali televisivi cercando di riproporli lui stesso nella propria camera al punto che i suoi genitori decisero di mandarlo in una scuola di canto per coltivare la sua passione all’età di 11 anni. Contemporaneamente venne iscritto ad una scuola di danza “Freestyle Dance Scholl” con la quale nel 2014 si esibì al Teatro Ariston di Sanremo poi successivamente a Mirabilandia perfezionando gli stili hip-pop, zumba, moderno e reggaton.

Nel 2017 ha l’occasione di studiare un intero anno alla prestigiosa accademia di Milano “Mas” che gli ha permesso di recitare e cantare nel musical “The Queen” esibendosi nel teatro Arcimboldi perfezionando la tecnica canora grazie al solfeggio, al pianoforte (oltre un vocal coach privato).
Nel 2018 viene preso nell’Accademia degli artisti di Roma ove tuttora sta studiando cinema e ha avuto l’occasione di partecipare ad uno spot pubblicitario per i ragazzi erasmus sotto la regia di Cinzia Th Torrini regista tra le altre cose di Elisa di Rivombrosa.
Dopo varie esperienze canore partecipando a varie Masterclass attualmente partecipa alla Song Lab Italy, progetto emergenti sotto la direzione di Maria Totaro manager e discografica della MMline Production.


In tutte le radio il nuovo singolo di Silvia Mezzanotte “Aspetta un attimo”, che precede di poche settimane l’omonimo album


"Il brivido, la follia, la salvezza, la consapevolezza. Tutto questo ha sempre rappresentato la voce per me. Viviamo un’epoca frenetica dove la riflessione avviene troppo spesso dopo l’azione racconta Silvia Mezzanotte: -Anche io per un po’, nel corso della mia carriera mi sono abbandonata ad una velocità che non appartiene alla mia natura, seguendo logiche più commerciali che artistiche . Cosi’ ho deciso di fermarmi, aspettare, ascoltarmi...sono una donna che ama degustare, assaporare lentamente.

E proprio questa pausa mi ha permesso di ritrovare la mia vera voce. Ed è diventata musica. La mia.
L’istinto (conclude l'artista) mi indica la strada da sempre, ma adesso voglio essere io a guidare."
Il brano è accompagnato da un video firmato da Salvatore Billeci (produzione TeleMauri): un cortometraggio che racconta, visivamente, l’importanza di rallentare, o anche fermarsi, per riflettere. Tre episodi di vita nei quali errori, accuse, azioni causate dall’impulso avrebbero potuto essere evitati. Ma ci si trova, in alcuni casi troppo tardi, a pagare sulla propria pelle le scelte sbagliate


The LondonPride in radio con il nuovo singolo “For you”


La band savonese The LondonPride in radio già dall' 8 Aprile con il nuovo singolo "For you", brano che racconta la storia di un sentimento eterno che va oltre la fragilità della vita umana. L’amore racchiuso in un ricordo, in una sensazione è un’ancora di stabilità in un mondo che gira vorticosamente divorando sogni e speranze. "Vale la pena vivere senza qualcuno da amare? ".
Il singolo è disponibile in tutti i digital store.

I LondonPride sono una band Indie Rock che nasce nel 2013 ad Albenga, in provincia di Savona.
Nel 2014 esce il loro primo EP omonimo, prodotto da Marco Mori per Riserva Sonora Records.
Nel 2016 registrano per Riserva Sonora il loro primo album “Grin & Grieve”.
Il disco viene anticipato dal singolo Little Sue, uscito il 17 giugno 2016.
Il brano suona in moltissime Radio del circuito indipendente Italiano dalla Sicilia al Veneto; rimane in classifica "Beginners" tra i primi 10 per più di 2 mesi e arriva al 6° posto in quella Nazionale Emergenti Italiani. Nell’estate del 2016 i LondonPride hanno l’onore di aprire il concerto di Edoardo Bennato e di condividere assieme ad altre band emergenti il palco con Simone Cristicchi.
Il 29 Novembre esce Jenny ,secondo singolo del disco, seguito dal videoclip ufficiale girato nella bellissima Torino. 

venerdì 10 maggio 2019

SIMONTORO “SOSHITONAKAKATA” È IL SINGOLO D’ESORDIO DEL RAPPER NATO FRA LE STRADE DELLA PERIFERIA MILANESE

Dal 10 maggio in radio il brano accattivante e dissacrante, con un ritmo incalzante e un ritornello catchy.


In questo singolo Simontoro vuole sfatare ed esorcizzare il mito di tutti i nuovi rapper e trapper che pare non possano fare altro che parlare di soldi, droga, abiti firmati.  
Con il tono scanzonato che aleggia durante tutta la canzone, Simontoro si prende in giro e al contempo scherza su quelle che sono le dinamiche dei social, dei follower. Il brano è stato scritto insieme al suo manager Roberto Scarpetta ed è stato prodotto ed arrangiato dai fratelli Baldino negli studi di Salerno per l’etichetta milanese “Little Shoe Production”.
L’esilarante videoclip è stato girato dal regista Steve Saints presso il Kioki studio di Cologno Monzese.
I protagonisti del video sono Simontoro, il cronista sportivo Salvo Aiello che si è reso disponibile per un cameo, il manager Roberto Scarpetta e il produttore esecutivo Giorgio Radaelli. 



Etichetta: Little Shoe Production
Radio date: 10 maggio 2019

BIO

Simontoro al secolo Simone Santoro è nato nel 1980 ad Arona. Trasferitosi ancora bambino con la famiglia a Cinisello Balsamo, approccia alla vita del quartiere.
Tra i palazzi della periferia milanese bisogna crescere in fretta, imparare “a stare zitti e a non vedere” (Cit.) e come in tutte le periferie che si rispettino non mancano certo stupefacenti di qualsivoglia genere, pusher e consumatori, ladri e truffatori. La strada forgia e Simone a 13 anni è già pronto a confrontarsi con tutto questo. Ma per fortuna lui ha qualcosa in più, l’amore per la musica… che lo vede prima nelle vesti di Dj e poi in quelle di rapper. A 13 anni infatti scopre il rap ed inizia a scrivere dapprima come sfogo e poi come espressione di se stesso...per la necessità di farsi sentire.
La vita scorre e tra eccessi e fuori pista arriva il tempo dell’amore e dei figli, ben quattro uno in fila all’altro.
Ma gli amori finiscono e alcune ferite tardano a rimarginarsi, iniziano i giorni nei tribunali e intanto che la giustizia fa il suo corso Simone si rimette a scrivere canzoni con l’amico e, dal 2019 manager, Roberto Scarpetta che già aveva tentato di produrlo nei primi anni 2000.
Nei testi Simontoro racconta infatti di una vita stra-vissuta fatta di eccessi, successi e fallimenti con uno stile unico, ironico e senza filtro.
Dice di se stesso:
“Sono una persona gioviale nel 60% dei casi, cerco di vedere sempre il bicchiere mezzo pieno, anche se la vita ha colpito duro mi sono rialzato e vado avanti col sorriso.
Come artista non penso di essere banale. Mai statico, mi piace ricercare suoni ed atmosfere che diano principalmente un senso di benessere a me stesso per poi trasmetterlo agli altri...esprimo sentimenti e stati d'animo personali in cui si possono riconoscere in tanti. Espongo problematiche e racconto di come sorridendo e non prendendosi mai troppo sul serio si viva meglio e si possa risolvere ogni problema”.

Contatti e social





Uranio il primo singolo di Normal



Arriva in radio, negli store e sulle piattaforme digitali URANIO, primo singolo di NORMAL, un brano che mette insieme alla ritmica e al sound inglese un bel testo italiano. Le armonizzazioni, tratto caratteristico di NORMAL, non solo arricchiscono il brano, ma acquistano importanza tanto quanto la melodia principale. La struttura del brano si può ricondurre ad un climax, in cui testo e melodie crescono fino ad esplodere nel finale, nel quale alla delusione e alla tristezza si sostituiscono rabbia, e infine fierezza e forza.

«Ho scritto Uranio - ci racconta NORMAL - in un momento di profonda crisi personale. Uranio parla di me e della mia musica, della mia passione, che ho immaginato come una persona, alla quale ho dato tutto e dalla quale ho ricevuto molto meno di quello che desideravo. La musica mi stava facendo male: sapevo di volerla fare per tutta la vita ma mi logorava l'inquietudine di non sapere se ce l avrei fatta. Mi chiedevo continuamente se avrei dovuto accontentarmi di un qualcosa che non mi avrebbe soddisfatta. La musica era diventata come l Uranio. Come una droga che pensi faccia bene ma invece fa molto male. Come una persona che prende tutto quello che può e poi da il meglio di sé a persone che nemmeno lo meritano. Uranio è il mio sfogo. Uno sfogo che si conclude con la consapevolezza che io sono forte, come l'acciaio, che la mia passione lo è, e che l'Uranio non è la musica in sé, ma semplicemente la mia frustrazione. Uranio mi ha dato la forza per ripartire, tenace e innamorata della musica più che mai»

NORMAL è Jessica Passilongo, classe 1992. Si appassiona alla musica fin da piccola. Inizia infatti a 10 anni un lungo percorso di formazione approcciandosi inizialmente alla chitarra, per poi orientarsi definitamente al canto e alla tecnica vocale conseguendo la certificazione all'insegnamento presso l'Accademia Superiore di Canto di Verona diretta da Karin Mensah. Durante il lungo e intenso percorso di studi, che sostiene parallelamente a quelli che la porteranno nel 2016 al conseguimento della laurea magistrale in Neuroscienze e Riabilitazione Neuropsicologica, consolida la propensione alla composizione dando vita, fin dagli inizi, ad alcuni brani originali in italiano e in inglese. Da sempre alla ricerca della propria personale espressione musicale, in veste di turnista e di compositrice svolge frequenti sessioni di registrazione a servizio di djs e produttori, unitamente a numerose esperienze live che la vedono sia in qualità di protagonista con un proprio progetto orientato al pubblico dei clubs e di molte manifestazioni locali, sia in veste di corista in un bellissimo tour della cantante inglese Teni Tinks, al fianco di  alcuni musicisti di eccellenza del panorama italiano (Phil Mer, Gianluca Mosole, Mattia Dalla Pozza, Sam Lorenzini). Sentendo il bisogno di esprimere, sempre di più, la propria e matura personalità artistica, in cui la sonorità della propria voce solista si intreccia spesso e volentieri alla pari con le armonizzazioni e gli arrangiamenti vocali che lei stessa sovraincide, dà vita a NORMAL, realizzando alcuni inediti fra cui Uranio, che è il singolo d'esordio del suo progetto. Lo pseudonimo NORMAL vuole rappresentare la naturalezza di un percorso musicale che arriva a contaminare la canzone in lingua italiana con le sonorità del panorama pop internazionale.

“Bianco e nero”, in radio e negli store il nuovo singolo di Annalisa Paolin




“Bianco e nero”, il nuovo singolo di Annalisa Paolin, in arte Anny, uscito il 29 aprile in tutte le radio su etichetta Battitorumore/Daigomusic. Sarà presente in tutti i digital stores e piattaforme di streaming. Il brano anticipa il suo primo progetto discografico attualmente in lavorazione, sotto la direzione artistica dei produttori Alberto Rapetti e Nicola Albano.

“Bianco e Nero nasce da due visioni del mondo totalmente opposte, positività da una parte e negatività dall’altra. Quale quella giusta? Forse la verità sta nella bellezza della nostra diversità che ci rende unici e irripetibili. Nella canzone questa dualità è rappresentata dall’allegoria della fotografia dove ognuno di noi scatta, ad ogni emozione, con la visione dei propri occhi”.

Anny, classe 2001, scrive testi e compone le sue canzoni fin da giovanissima, portando avanti le sue due grandi passioni che la hanno sempre accompagnata: scrivere e cantare.
Oltre a studiare canto, seguita dalla sua vocal coach Cristiana Lirussi, da circa un anno è affiancata anche dal vocal coach Michele Fischietti.
Musicista eclettica, suona prevalentemente il piano non disdegnando anche la batteria e il basso. Sta crescendo anche nel musical con Vittorio Matteucci partecipando ad un suo corso annuale. Da quando ha iniziato il suo percorso musicale ha partecipato a vari concorsi tra cui il festival di Castrocaro nel 2016 e ad alcune trasmissioni televisive, locali e regionali, come ospite musicale.

Cecilia Gayle Feat Gino Latino in radio con L’ Importante e Finire (Bachata)




Cecilia Gayle, la cantante de El pam pam ed El tipitipitero torna con un brano al ritmo di bachata, sensuale, intenso, coinvolgente. Le origini della sua carriera artistica partono nel 1997 quando prende parte alle sue prime trasmissioni televisive presentando la sua versione di El talisman, canzone il cui sound era del tutto simile a quello della bachata. Questo genere musicale nasce negli anni ‘20 del secolo scorso nelle feste campesine della Repubblica Dominicana, per poi evolversi negli anni successivi dapprima a livello nazionale e poi internazionale.

Tra gli stili della bachata, quello più in voga attualmente in Europa è il cosiddetto “sensual”, che contamina proprio la reinterpretazione di Cecilia.  La cantante costaricana, in questo suo singolo interamente prodotto da lei, ha voluto rendere omaggio a un classico della canzone italiana, “L’importante è Finire”, portato al successo nel 1975 da Mina con il testo di Cristiano Malgioglio. La canzone fece molto scalpore all’epoca, in quanto era una delle prime in assoluto a parlare di un amplesso, tanto da venire censurata nelle radio e nella popolarissima trasmissione Hit Parade. La grande interpretazione di Mina, però fece sì che il brano rimanesse per diciannove settimane in classifica, dieci delle quali sempre nelle prime tre posizioni.

C’è poi anche una ragione affettiva che ha spinto Cecilia a cimentarsi con questa canzone: Cristiano Malgioglio le è stato vicino agli inizi della sua carriera qui in Italia, dandole i giusti consigli e credendo sempre nel suo talento, per cui cantare la sua “L’Importante è Finire” è anche un modo per dirgli grazie.
Altre collaborazioni sono quella con l’arrangiatore Luis Javier, di Blue Sound Colombia, il quale ha contribuito a rendere il sound molto accattivante; e il featuring di Gino Latino Miami, Producer e Dj di musica latina premiato al Miami Salsa Congress per essere entrato nelle classifiche Usa.
Il videoclip ufficiale avrà come co-protagonista invece la special guest Luigi Mario Favoloso, ex concorrente del Grande Fratello VIP.
Il brano è distribuito da Downbridge Publishing, etichetta che da oltre quindici anni è un vero e proprio riferimento in Italia per la musica latina.
«Sono molto soddisfatta d'aver realizzato questo progetto perché è la prima volta che torno a dedicarmi completamente a me stessa coltivando la mia grande passione per la musica, dopo la fine degli studi di mio figlio». Cecilia Gayle

Etichetta: Downbridge Publishing

BIO 

Cecilia Gayle è la cantante italo-americana nata in Costa Rica che si definisce l’ambasciatrice della musica latinoamericana in Italia.
Il suo grande desiderio è da sempre stato quello di raccontare l’America latina e se stessa attraverso la musica. Una storia piena di emozioni che ritroviamo nelle sue canzoni fra cui ricordiamo su tutte El Pam Pam, che nel 1998 divenne un successo mondiale portandola alla notorietà. La hit fu scelta come summer hit in Francia dalla TV francese M6 e come sigla dei Club Méditerranée in tutto il mondo, oltre che diventare sigla del programma Super su Italia 1. Da lì prese il via una lunga e bella storia di successi ed opportunità: Cecilia ottiene un grande riscontro radiofonico e televisivo, fu ospite in Italia di varie trasmissioni di punta come Maurizio Costanzo Show, Buona Domenica, Sanremo Estate, La Vita In Diretta, Domenica In (dove nel 2000 fece parte del cast fisso con uno spazio tutto suo), ma la lista non finisce qui.
Nel 1999 arrivò poi El Tipitipitero che diventò il suo secondo grande successo. Ma Cecilia Gayle non si fermò lì continuando sempre a proporre nuovi brani e balli come Jinga Tinga, A Qui Fiesta, (che fa parte dell’album “Cecilia Gayle canta Raffaella Carra”. La Carrà infatti è sempre stata nel suo periodo adolescenziale, la sua musa ispiratrice) Ma anche EL Tikitaka, La Pipera, Pampaneando, e tanti altri ancora. A marzo 2019 arriva il nuovo singolo “L’importante è finire”, cover del brano scritto da Cristiano Malgioglio per Mina e riproposto in chiave bachata.