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mercoledì 31 luglio 2019

Il software Sma.RT di BBC Technologies esegue il controllo/confronto dei dati ERP e XML per l’invio telematico dei corrispettivi all’Agenzia delle Entrate




La soluzione Sma.RT (Sistema Monitoraggio Automatico Registratori Telematici) di BBC Technologies, consistente in un software operante in modalità SaaS (Software-as-a-Service) senza oneri di manutenzione e che garantisce continui aggiornamenti in linea con le direttive dell’Agenzia delle Entrate, tra i suoi principali punti di forza, annovera una funzione che consente all’esercente il controllo/confronto puntuale dei dati ERP e XML inviati puntualmente da ogni singolo RT.

Nel dettaglio, Sma.RT ha la possibilità di collegarsi a tutti i tipi di ERP del cliente che espongono Web Services, il protocollo standard informatico di comunicazione tra applicativi. Tramite tale collegamento, le due suite confrontano i relativi dati di chiusura giornata registrati. Da un lato, l’ERP produce i totali derivanti dagli applicativi di vendita e, dall’altro, Sma.RT produce i totali derivanti dalla lettura delle chiusure trasmesse telematicamente all’Agenzia delle Entrate.

Dal momento che tra le due letture non dovrebbero mai esserci delle differenze legate a imponibili, aliquote IVA, resi, annulli e tutte le altre letture fiscali a disposizione, il sistema realizzato da BBC Technologies dispone ed evidenzia, a livello di prospetto tabellare, le colonne riportanti i dettagli del venduto relative sia alle letture ERP che alle letture Sma.RT: ciò permette al retailer di verificare eventuali incongruenze.

Inoltre, la possibilità offerta da Sma.RT di applicare i filtri ai dati visualizzati consente la personalizzazione di eventuali viste specifiche per argomento o per “filtro del dato”, in modo da rendere ancora più efficiente e mirato il controllo. I lay-out possono essere salvati e applicati quando necessario, così come si può esportare in formato PDF o Excel direttamente dal sistema ciò che viene mostrato a video.

In particolare, i delta degli importi vengono evidenziati in rosso per segnalare all’ufficio amministrativo del cliente dove intervenire per verificare il gap economico riscontrato.

lunedì 29 luglio 2019

Family Card Mondoparchi: con Prink entri gratis in 1.700 strutture turistiche italiane

Dal 29 luglio al 21 settembre Prink regala a tutti i suoi clienti una Family Card Mondoparchi per ingressi gratuiti o scontati in 1.700 strutture turistiche italiane. La Card Mondoparchi è in omaggio per tutti i clienti che acquisteranno almeno due prodotti (cartucce, toner, carta) nei negozi Prink, senza minimo di spesa.
Prink-promo-mondoparchi
L’estate è il momento migliore per fare acquisti da Prink: dal 29 luglio al 21 settembre Prink regala a tutti i suoi clienti una Family Card Mondoparchi, una tessera che dà diritto a ingressi gratuiti o ridotti per i bambini al di sotto dei 13 anni accompagnati dai genitori in oltre 1.700 strutture turistiche per il tempo libero in tutta Italia fino a novembre 2020. Durante questo periodo la Family Card Mondoparchi è in omaggio per tutti i clienti che acquisteranno almeno due prodotti di qualsiasi tipologia e valore in uno dei negozi Prink aderenti all’iniziativa.
Le categorie di strutture convenzionate con Family Card Mondoparchi sono:
  • i più famosi parchi divertimento, acquatici e faunistici tra cui Gardaland, Gardaland Sea life Aquarium, Mirabilandia, Safaripark, Bioparco, Acquario di Genova, Aquafan, Acquario di Cattolica
  • Skipass in oltre 40 stazioni sciistiche in tutta Italia
  • Lezioni gratuite di sci, vela, tennis, equitazione e tiro con l’arco
  • Parchi avventura e centri rafting &multisport
  • Soggiorni in hotel, villaggi, campeggi e agriturismi al mare e in montagna
  • Vacanze studio scontate in Italia e all’estero con EF e Zainetto Verde
Al posto della Family Card Mondoparchi, potrai scegliere di ricevere in omaggio un ticket Free Fun, una card che dà diritto a un accesso gratuito acquistando un biglietto intero, senza alcun vincolo di età, in centinaia di strutture in tutta Italia, come acquapark, acquari, parchi avventura, soggiorni in hotel e camping, comprensori sciistici, sconti per Vacanze Studio all’Estero e molto altro.
Perché scegliere Prink? Prink è la catena di negozi di cartucce, toner e stampanti numero uno in Europa, con oltre 600 punti vendita in Italia. Prink è vicina al cliente per la scelta e l’acquisto di tutti i prodotti per la stampa: non solo cartucce, toner e stampanti, ma anche carta e servizi di stampa foto, fotolibri, quadri e calendari. Nei nostri negozi trovi personale qualificato e sempre disponibile per consigliarti nella scelta del prodotto più adatto alle tue esigenze, sia per casa tua sia per uso professionale.
Infatti Prink ha anche numerosi servizi pensati per i professionisti e le aziende, come Prink TUTTOincluso Plus, il servizio di noleggio di stampanti e multifunzione, il servizio di consegna a domicilio di carta per la stampa, toner e cartucce, la Prink ECOBox, un contenitore apposito dove gettare i consumabili esauriti che vengono poi ritirati gratuitamente chiamando il numero verde dedicato.
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Fonte: marketinginformatico.it

venerdì 26 luglio 2019

Massimo Giannilivigni di BBC Technologies: soluzioni telematiche per il Retail che cambia



BBC Technologies
amplia le proprie solutions digitali a supporto di un comparto in costante evoluzione come quello del Retail: si tratta di un approccio orientato alla costante innovazione per meglio rispondere alle crescenti necessità del settore distributivo, ora, particolarmente impegnato ad adeguarsi anche all’introduzione dell’obbligo relativo all’invio telematico dei corrispettivi all’Agenzia delle Entrate.

Massimo Giannilivigni, Head of Sales Retail di BBC Technologies, illustra le attività e le recenti soluzioni dell’azienda, evidenziandone il valore aggiunto.  

Qual è l’approccio di BBC Technologies al mercato italiano?

“BBC Technologies vanta nel mercato Retail un’esperienza trentennale. Nasce come software house dedita allo sviluppo di soluzioni Back-End e Front-End per le catene Retail. La road map di prodotto ha sempre raggiunto risultati ambiziosi perché l’azienda è sempre stata considerata precursore d’innovazione: attualmente, la soluzione IPos è tra i principali rifermenti di settore perché compatibile con le piattaforme più innovative quali IOS, Android e Microsoft, che la rendono, allo stesso tempo, strutturata, performante e light perché utilizzabile tramite APP. Un nostro fiore all’occhiello consiste nella gestione di progetti Retail complessi su catene con oltre 2.000 punti cassa”.

Quale aspetto distingue, in modo particolare, la vostra range di soluzioni?  

“In assoluto, l’innovazione tecnologica abbinata a prezzi concorrenziali: siamo costantemente accanto ai maggiori player di riferimento su gare Retail, sia per cambio del Front-End e Manutenzione Hardware che per progetti complessi. Purtroppo, non è possibile vincerle tutte, ma, da ogni confronto, prendiamo spunto portando in azienda i punti a favore e non per migliorarci costantemente. Abbiamo sempre proposto soluzioni 4.0 giudicate, anche dai competitor, di altissimo livello: purtroppo, in questo settore, a volte, il blasone supera qualità, pricing e innovazione”.

Di recente, avete lanciato sul mercato la solution Sma.RT appositamente finalizzata alla gestione ottimale dell’invio dei corrispettivi telematici all’Agenzia delle Entrate da parte degli esercenti. Quali sono i principali e immediati vantaggi per i retailer?  

“Sma.RT è ormai diventata un punto di riferimento tra le principali catene di settore: la semplicità d’uso, il supporto alle strutture IT e Finance l’hanno resa indispensabile per avere il controllo dei flussi telematici tra l’HQ del cliente e l’Agenzia delle Entrate. Tra i principali vantaggi, posso citare il monitoraggio completo IT, comprensivo di archiviazione dei file .XML da e verso l’Agenzia delle Entrate a totale tutela del retailer. Ci siamo spinti a effettuare l’aggiornamento firmware remoto per permettere ai retailer di ottenere un immediato saving, non dovendo mettere a budget attività di roll-out non più necessarie: l’imminente arrivo della lotteria degli scontrini stima almeno un paio di aggiornamenti firmware entro la fine dell’anno. Il monitoraggio Finance, con dati esportabili in PDF ed Excel, consente un’analisi di dettaglio fino ad arrivare all’interrogazione del singolo giornale di fondo elettronico che permette alle strutture amministrative di effettuare analisi delle singole vendite di ogni singolo registratore telematico”.

Per quanto riguarda sia la gestione che la verifica delle tabelle IVA, un ambito certamente non marginale al quale il retailer deve prestare un’attenzione particolare, quali possibilità sono offerte dal software Sma.RT?

“Per rispondere a questa domanda, utilizzo dei dati statistici: su 22.000 registratori monitorati, ad oggi, circa 9.000 avevano aliquote IVA impostate erroneamente e la discovery di Sma.RT ha permesso di rintracciare le anomalie e di correggerle dalla console stessa, evitando sanzioni amministrative e penali (oltre i 50.000 euro)”.

Sul versante dell’implementazione di Sma.RT presso il punto vendita, qual è la tempistica necessaria?

“La soluzione può essere installata o in Cloud o su un Server del cliente; i tempi di implementazione sono molto rapidi, circa 3 giorni: la nostra struttura di delivery ha preparato dei semplici questionari che ci permettono di importarli direttamente dalla console che si attesta automaticamente nell’infrastruttura del cliente. A seguire, vengono fornite le utenze amministrative e guest concordate. A questo punto, il go live è terminato. Volendo noi offrire un servizio a 360 gradi, abbiamo inserito nel nostro portfolio anche servizi opzionali di monitoraggio proattivo: per il controllo giornaliero della console, la risoluzione delle problematiche e il recupero on site dei file .XML in caso di interruzione delle linee dati sui singoli punti vendita per permetterne l’invio sicuro all’Agenzia delle Entrate entro i termini di legge”.

Contatti:

Caroline Kreutzberger “I colori della vita” è il nuovo singolo della cantante austriaca

Dopo le fortunate partecipazioni ai talent musicali austriaci “The Voice” e “Das Supertalent”, arriva il singolo pop in lingua italiana che anticipa l’album che verrà pubblicato in autunno.




"I colori della vita" celebra la vita ed i suoi colori che non devono mai esser dati per scontati. 


«Anche se in alcuni giorni abbiamo la sensazione che il mondo stia crollando su di noi e tutto sembra essere contro di noi, la vita va sempre vissuta a pieno! La canzone ha lo scopo di ricordarci che abbiamo ottenuto l'intera tavolozza di colori» Caroline Kreutzberger. 





Etichetta: Fullmax Recordings


BIO


L'austriaca Caroline Kreutzberger ha gettato le basi per la sua carriera musicale da bambina: inizia con lezioni di piano, suona il basso e frequenta la scuola di musica nella sua città natale, Klosterneuburg. Segue la formazione in studio musicale di danza, recitazione e canto presso il Conservatorio di Vienna, con particolare attenzione al jazz e al canto popolare, dove si diploma all'inizio del 2013. Nella primavera del 2011 guadagna il terzo posto nella versione austriaca del programma televisivo "The Voice".
Oltre i confini dell'Austria, Caroline Kreutzberger diventa famosa per la sua esibizione nello spettacolo RTL "Supertalent" nell'autunno 2011, durante il quale ha reinterpretato con successo la canzone "Pour Que Tu M'aimes Encore" di Celine Dion. Da allora, Caroline Kreutzberger si è affermata come la grande voce dell'Austria. Oltre alle sue numerose apparizioni, negli ultimi anni ha lavorato alla propria carriera artistica, insieme al direttore musicale e produttore viennese Daniel Pepl. Il video di "Up & Down" (2012) ha fatto notizia sui media per essere stato il primo video musicale austriaco girato esclusivamente con un iPhone di Apple. 
Dopo l’uscita del suo primo album in lingua tedesca "Bis zum Horizont", Caroline mostra ora il suo lato internazionale: con il suo secondo album "Vita & Vibes" (data di uscita 27 settembre 2019/Fullmax Recordings) la cantante include canzoni pop in inglese, italiano, francese e tedesco, aprendosi ad un mercato europeo.



Contatti e social


DAVIDE MARTINI & MATTHEW F feat. VSLOBODA “LOVE YOUR STAR”

Dall’idea compositiva del dj producer Davide Martini unita all’interpretazione del vocalist milanese Matthew F e della cantante russa Vsloboda, arriva in radio il singolo dance house che farà ballare le discoteche di tutta l’Italia.


“Love your star” è un brano nato dall’idea del dj e produttore Davide Martini (che ha composto la base) mirata a voler realizzare e proporre al pubblico un progetto dance allegro ed elegante dalle sonorità estive. Nella composizione della traccia sono stati utilizzati un pianoforte in classico stile dance, per creare una melodia molto elegante, un saxofono per dare quel tocco sensuale ma al contempo molto ritmato e d’impatto che faccia venire un’rinfrenata voglia di ballare, e un basso accompagnato da un kick per dare ritmica e profondità alla traccia e renderla un disco dance a tutti gli effetti.

Il messaggio della canzone sprona ad amare la propria stella (idealizzata come un amore da inseguire, che prima o poi, grazie alla tenacia, si riuscirà a raggiungere), non dando importanza al pensiero della gente. Il pezzo è stato interpretato da Valentina Sloboda (Vsloboda) e Matteo Fabbri (Matthew F), cantato in lingua inglese e in lingua russa, per dare quel tocco di particolarità in più e cercare di distinguersi da altri progetti.





Il singolo è stato interamente realizzato negli studi di GRADA Records, etichetta discografica indipendente, fondata dagli Stessi Davide e Matteo un anno fa, in forte crescita negli ultimi mesi, grazie alla produzione e promozione di diversi nuovi artisti nel panorama della musica pop e dance.

DAVIDE MARTINI
Davide Martini nasce a Monza il 24/07/1988, si appassiona al mondo della musica dance e del
clubbing fin da giovanissimo. All’età di 17 anni comincia a muovere i primi passi come dj alle feste
private e nei piccoli locali della Brianza. Nel 2009 diviene dj resident nella serata del venerdì allo
Studio 54 di Arcore, dove lavora con diverse special guest. Nel corso degli anni ha modo di suonare nelle varie discoteche della Brianza e in vari eventi come il capodanno al Golf Club di Usmate o quello all’Autodromo Nazionale di Monza e alla serata disco all’Acquaworld di Concorezzo. Successivamente approda sul palcoscenico milanese, dove suona in molti dei locali più rinomati. Il mondo dei locali non è la sua unica passione e comincia ad avvicinarsi al mondo delle produzioni con la realizzazione di
alcuni bootleg. Nel 2017 compone il suo primo singolo intitolato Sax, successivamente realizza in collaborazione con la cantautrice Atena Baurus, il singolo My Reality, uscito nel corso del mese di Dicembre 2018 è stato trasmesso da svariate emittenti radiofoniche in Italia e nel resto del mondo e inserito in alcune compilation di musica dance. Nel mese di Giugno 2019 realizza il primo singolo in collaborazione con Matthew F, usando l’acronimo MATTHEW PROJECT, L.A. C*****E. A Luglio 2019, esce con il suo ultimo singolo Love Your Star, ideato e realizzato con la collaborazione di Matthew F e Vsloboda.

MATTEO FABBRI “MATTHEW F”
Matteo Fabbri in arte Matthew F, nasce a Milano il 08/09/1985. Per anni si occupa, nel ruolo di Art Director, dell’organizzazione e gestione delle serate nei maggiori e più importanti locali di Milano. Il suo carattere molto esuberante, lo porta in diverse consolle ad animare la serata con il microfono come vocalist. La grande amicizia e passione per la musica dance, che lo lega al dj e produttore Davide Martini, lo porta un anno fa, a fondare con lui, la GRADA Records, giovane e dinamica etichetta indipendente di musica pop e dance. Successivamente, tra i due, nasce l’idea di iniziare diverse collaborazioni come MATTHEW PROJECT con L.A. C*****E e il nuovo singolo in arrivo Love Your Star, usciti entrambi sotto la loro etichetta.

VALENTINA SLOBODA “VSLOBODA”
Nata in Russia nel 1983 dove ha vissuto e studiato fino al raggiungimento del diploma come maestra di musica. 
A maggio 2018 ha partecipato al corso “Music Intensive” del Tour Music Fest guidata dal C.E.T. di Mogol. Un’ esperienza unica per lei, ed una crescita musicale molto importante. Partecipa successivamente alle audizioni di concorsi importanti come:
– Tour Music Fest
– Musica è
– Umbria Voice
Realizza diversi singoli di musica pop, cantata in lingua inglese e italiano, prima di cimentarsi nella nuova avventura della dance music, collaborando con il dj producer Davide Martini e il vocalist Matthew F, alla realizzazione del singolo Love Your Star, cantato per metà in russo e per metà in inglese.

Etichetta: Grada Records

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GRADA RECORDS


giovedì 25 luglio 2019

Intervista di Alessia Mocci a Claudio Alvigini: vi presentiamo il saggio L’inconcepibile esercizio


L’attaccamento alla legge del padre Platone o del padre Aristotele o del padre Tolomeo degli intellettuali di allora divenne sempre più forte. Essi, infatti, temevano che, perdendo ciò in cui loro, la chiesa e tutti, credevano, avrebbero perso il loro potere e quindi… anche la loro privilegiata posizione di assistiti e beneficiati dal signore di turno. Forse un pensiero sul perché ci sia voluto tanto tempo per scardinare il mondo di Tolomeo, può condurci a qualche considerazione su Colombo e sulla scoperta delle Americhe.– Claudio Alvigini

Nel mese di luglio 2019 la casa editrice Macabor Editore ha pubblicato, per la collana Noisette, il saggio “L’inconcepibile esercizio” di Claudio Alvigini.

L’autore è nato in Svizzera ma ha vissuto a Palermo, Pozzuoli e Roma. Giovanissimo ha iniziato la sua carriera aeronautica come pilota civile dell’Alitalia e per svariati anni è stato comandante di Boeing 747.

L’adolescenza in Sicilia ha fortemente segnato le prime prove letterarie di Claudio e si può constatare l’ininterrotta attività che ha visto i primi frutti nel 1997 proprio con il saggio “L’inconcepibile esercizio” edito nella rivista di psicoterapia e psichiatria “Il sogno della farfalla”.

Successiva di un anno, nel 1998, è uscita la sua prima silloge poetica “Visita in città” con Nuove Edizioni Romane, nel 2002 per Edizioni La camera verde è uscita “La casa sol terrazzo”, nel 2005 “Ulàn Batòr” per Edizioni Helicon, nel 2007 “Trafficante di colori” per Edizioni LietoColle, nel 2012 “Il principio di non contraddizione” per Manni Editore, e nel 2018 con Macabor Editore il romanzo “Il Capitano di Bastur”.

A.M.: Salve Claudio, sono lieta di questo nuovo incontro. Nel 2018, in una nostra intervista, hai parlato di un possibile ritorno alla poesia ed invece ti ritrovo con una pubblicazione di un saggio filosofico. “L’inconcepibile esercizio” è stato, infatti, pubblicato per la prima volta nel 1997, perché hai deciso di riprendere in mano il lavoro?
Claudio Alvigini: Cara Alessia, intanto permettimi di ricambiare, anch’io sono lieto di questo nuovo incontro, il ricordo delle tue belle domande su “Il capitano di Bastur” edito da Macabor, è ancora vivissimo. Mi chiedi perché ho deciso di riprendere in mano un lavoro di più di 20 anni fa. Era uscito, infatti, nel 1997, nobilitato dall’accoglienza nelle belle pagine della raffinata rivista di psicoterapia e psichiatria “Il sogno della farfalla” che si avvaleva allora come oggi dell’elaborazione teorica di Massimo Fagioli. Mi chiedi come venne quel titolo che, anche a distanza di anni, continua a piacermi assai. Fu un giorno lontano, un decollo assai mattutino da Addis Abeba; ricordo uno strato compatto e uniforme di nubi che si stendeva a perdita d’occhio. Una smisurata coperta immobile e sospesa a poche decine di metri da terra, pronta a posarvisi da un momento all’altro, non so se per difenderla così dal freddo del mattino o per… soffocarla. C’era quel tanto di visibilità orizzontale che consentiva il decollo. Iniziammo così la nostra corsa sulla pista, con, sulla testa quel tappeto volante e senza fine di nubi che schiacciava la terra… a terra. Ed ecco, un attimo dopo la rotazione, giusto quel mezzo secondo necessario ad attraversare in accelerazione quello strato e ci trovammo proiettati, sbucammo, irrompemmo in un delirio di luce e di sole. E il nostro giorno (il nostro destino?) cambiò. Sulla terra sotto di noi e su coloro che su di essa si aggiravano, rimase quella buia incombente coperta, la loro giornata non cambiò, non so del loro destino… Pensai all’assurdità dell’esercizio del volo e forse fu proprio allora che il termine “inconcepibile” cominciò a farsi strada in me. All’Inconcepibile esercizio ero e sono legatissimo; con esso, infatti, tentai di penetrare il centro nascosto, il cuore segreto di quello che per anni e anni è stato il mio mestiere e che, pensavo, “sentivo” non essere stato ancora sufficientemente e correttamente “indagato”. Tieni presente poi che “L’inconcepibile” è stato anche il mio primo lavoro pubblicato. Dunque amore grande. L’idea di scrivere sul volo l’avevo in mente da tempo; la spinta definitiva mi venne da un fortuito colloquio con Massimo Fagioli. Si parlò del volo mi chiese qualcosa. Poi buttò lì una di quelle sue apparentemente semplici quanto geniali e definitive frasi… “Vedi”, mi disse, “il problema del volo è che è disumano…” Testuale. Rimasi allo stesso tempo fulminato e illuminato. Mi aveva suggerito la strada, avevo finalmente in mano il bandolo della matassa.       
Come dicevo, a mo’ di bella addormentata nel bosco, l’Inconcepibile dormiva un sonno profondo e apparentemente definitivo; nessun principe nei dintorni che potesse risvegliarlo. Accadde che, in occasione della prima presentazione in Calabria de “Il Capitano di Bastur”, m’incontrai con Bonifacio Vincenzi e gli consegnai una copia dei miei lavori precedenti, poesie, racconti e questo lavoro su cui mi intervisti. Gli editori, si sa, sono molto occupati e Bonifacio non fa eccezione alla regola, anzi! Poi un giorno, per chissà quale fortunata combinazione astrale, ha avuto il tempo e la curiosità di leggere il lavoro in questione (anche se, te lo posso confessare, aspetto ancora che legga il resto…). Come lui stesso mi ha confessato, ne restò molto colpito e mi disse subito che lo avrebbe pubblicato con entusiasmo nella preziosa collana di saggi “Noisette” della Macabor. Dunque, cara Alessia io non ho deciso nulla, ho solo risposto all’entusiasmo di Bonifacio. E, permettimi di dirlo, è stato il modo migliore di rimettere mano a quel lavoro, il modo più auspicabile, rispondere all’interesse sincero di qualcuno, all’entusiasmo… giovanile di Bonifacio. (Dovendo lui, nello specifico del mio esempio, rappresentare il principe che sveglia la bella addormentata dal suo invincibile sonno, il termine “giovanile” mi sembra più che mai adatto… Lui mi perdonerà − spero −). Sapevo che quel vecchio lavoro aveva una sua originalità, sapevo quanto mi era costato e che anche in esso, come ne “Il Capitano di Bastur” c’era una spremuta di vita ma, sinceramente, pensavo che nulla avrebbe potuto interromper il suo sonno. Puoi dunque immaginare con che gioia abbia accettato la proposta di Bonifacio; una conferma del mio rapporto con lui, un rapporto che, fino ad ora e facendo i debiti scongiuri, confermo essere quello ideale che ciascun autore sogna di avere con il proprio editore. Ho naturalmente apportato diversi cambiamenti al testo, non tanto nella sua sostanza, che rimane la stessa, quanto nella forma utilizzata: le note, che erano tantissime e avevano la stessa dignità del testo e che, nella versione originale e grazie alle dimensioni della rivista stavano a fondo pagina, sono entrate a far parte, con piccoli accorgimenti, del testo. E qui, un grazie di cuore va all’amico Pietro de Simoni per avermelo suggerito. Come un grazie sincero va all’amico Carmelo D’Angelo per le infinite riletture cui lo ho sottoposto. È stata un’emozione anche per me rileggerlo, ricordare le fatiche e le ricerche, le varie biblioteche visitate e i miei stati d’animo di allora, in primis la grande emozione che la scoperta della straordinaria storia del sarto di Ulm mi procurò e che divenne lo snodo centrale di tutta la narrazione. La storia del sarto impone all’Inconcepibile una decisa accelerazione, uno slancio immaginifico e bello come immaginifico e bello fu il sogno di Albrecth Ludwig Berblinger (questo era il nome del sarto), la sua “follia”: il volo umano!

A.M.: La dedica del saggio recita: “Vi sono stati in tutti i tempi dei grandi ingegni/ che hanno avuto questa pazzia in capo”. Di chi è la citazione?
Claudio Alvigini: La citazione è di Carlo Moretti, abate e bibliotecario all’Ambrosiana di Milano cui era affidato il delicato incarico di custodire e preservare i libri Sul volo di Leonardo da Vinci. Quelle sue parole mi sembrarono il modo migliore di iniziare il lavoro. Siamo negli anni ‘80 del 1700. È stata una delle tante felici scoperte dei due e più anni di lavoro per preparare L’inconcepibile e che mi hanno visto peregrinare tra le biblioteche di mezza Italia e anche all’estero. Profittavo degli scali dei miei voli e, se avevo un giorno libero o anche mezza giornata, spendevo quel tempo nelle locali biblioteche cercando materiali per l’Inconcepibile. All’Ambrosiana di Milano, fondata dal Borromeo nel 1607 e che è stata la prima biblioteca pubblica italiana, ho fatto questa scoperta (sono passati molti anni e spero di non sbagliarmi e di ricordare bene), è lì che si trova anche il Codice Atlantico di Leonardo, meraviglia difficilissima da consultare e da me utilizzata nell’Inconcepibile. Molte ricerche le ho fatte (e molte cose le ho trovate) nella biblioteca nazionale di Roma, ma stranamente un libretto Feltrinelli del 1991, Leonardo l’uomo e la natura, a cura di M. De Micheli, si è rivelato preziosissimo, direi fondamentale.  Libretto che − intuizione non cosciente? − mi regalò allora mia figlia Elda, del tutto ignara di ciò cui stavo lavorando.

A.M.: Come ben scrivi nel saggio, i tentativi umani di volare sono documentati dal Medioevo ma scorrendo nella mitologia greca si deve forzatamente passare da Dedalo e da suo figlio Icaro. Perché l’uomo, ribellandosi al peso del corpo, guarda in alto e si ingegna per alzarsi in volo?
Claudio Alvigini: Forse perché l’uomo, come dice Fagioli, appartiene a “… una specie animale che ha per sorte una fantasia, ha per sorte un’intuizione e una conoscenza della propria soggettività precaria, della propria corsa verso la morte…” Perché c’è sempre un oltre, Alessia, c’è sempre un nuovo viaggio, nuovi rapporti, nuove conoscenze; si può sempre fare di più e fare meglio, correggere gli errori di navigazione della vita e dirigersi verso terre, o cieli, che mai avremmo creduto di poter raggiungere. Il volo è libertà totale e forse eccessiva, esercizio… inconcepibile e misterioso, atto empio, acquisizione superba di una dimensione che non attiene all’uomo, alla sua antropologia, furto agli dei. È “disumano”, appunto. Ed è stato solo l’uomo a ribellarsi al peso del corpo, non gli animali (sì, sì, è vero, gli uccelli volano ma è la loro condizione naturale…). Perché, se è vero che l’uomo ha mille limiti − a partire dal peso del corpo per arrivare alla finitezza della vita − la sua curiosità, la sua ansia di sapere, la sua fantasia non ne hanno. Naturalmente qui ci riferiamo a quei pochi che, con il loro coraggio, hanno di volta in volta rifiutato il sapere attuale, hanno infranto le regole, rivoluzionato il pensiero, Copernico, Giordano Bruno, Leonardo, Einstein cioè, Fagioli in epoca più recente. Certo, come quest’ultimo dice, schierarsi contro la cultura dominante, rifiutare i maestri del pensiero… richiede indubbiamente coraggio…

A.M.: Impeccabile il passaggio da Claudio Tolomeo a Niccolò Copernico passando per il “De Rerum Natura” di Lucrezio: “L’animo infatti richiede di conoscere a pieno, essendo infinito lo spazio oltre i muri del mondo, cosa esista lassù, dove intenda scrutare la mente, dove il libero balzo dell’animo voli spontaneo”. Perché per più di tredici secoli non si è riusciti a riesumare le teorie del filosofo Aristarco di Samo?
Claudio Alvigini: La domanda è molto interessante, c’è proprio da chiedersi perché è passato così tanto tempo e, contemporaneamente, come fu che Aristarco, che tu opportunamente citi, in un tempo così remoto seppe spingersi così lontano, essere così moderno. Forse mi sbaglio, forse, per quel che riguarda il pensiero dell’uomo, attribuisco troppa influenza (negativa) alla religione, ma un pensierino su politeismo e monoteismo lo farei. Aristarco fiorisce nel terzo secolo a. C. C’erano gli dei burloni e vendicativi, Eolo cacciava fuori i venti dai suoi otri, Giove scagliava saette e seduceva giovani donne, Giunone ce l’aveva a morte con Enea e aiutava Ulisse. Ma, nell’ingenuità della rappresentazione antropomorfa, tutti quei dei lasciavano l’uomo un po’ più libero, ognuno adorava quello che voleva o gli era più simpatico; nella Roma imperiale convivevano culti diversissimi, orientali, dell’Egitto, portati da terre lontane dai soldati che tornavano. Una grande tolleranza tra questa miriade di rappresentazioni e, credo, un’aria più leggera. Tanto leggera che permise ai presocratici, con l’acqua, il fuoco, l’aria, la terra di cercare oltre quegli stessi dei… Poi ci fu Costantino (mi si perdoni la brutale sintesi), la religione cristiana fu prima accettata poi nel 380, con Teodosio, divenne religione di stato. Nacque il dio unico, il monoteismo. E qui non c’è lo spazio per discuterne, ma un dio unico, al di là della benevola − almeno a parole − comprensione e pacifica convivenza, porta con sé l’idea, tanto nascosta quanto profonda, che solo esso, essendo l’unico, è quello giusto e vero; gli altri no. Con tutte le tragiche conseguenze cui nella Storia e, purtroppo, anche nella nostra epoca assistiamo… Poi, certo, mettiamoci anche il buio della caduta dell’Impero, le invasioni dei “Barbari”, i saccheggi e le distruzioni e poi l’anno mille, l’attesa della fine del mondo. Le eclissi che sconvolgevano e generavano angosce profonde, le malattie, la peste e la sifilide… L’attaccamento alla legge del padre Platone o del padre Aristotele o del padre Tolomeo degli intellettuali di allora divenne sempre più forte. Essi, infatti, temevano che, perdendo ciò in cui loro, la chiesa e tutti, credevano, avrebbero perso il loro potere e quindi… anche la loro privilegiata posizione di assistiti e beneficiati dal signore di turno. Forse un pensiero sul perché ci sia voluto tanto tempo per scardinare il mondo di Tolomeo, può condurci a qualche considerazione su Colombo e sulla scoperta delle Americhe. Fagioli osservava che una dilatazione così clamorosa e lacerante dello spazio fisico, dello spazio esterno, costrinse l’uomo a dilatare il proprio spazio interiore, ad avere un animo più ampio che potesse contenere la nuova immagine del mondo che le scoperte della navigazione marittima imponevano. I tempi grossomodo coincidono, Leonardo fa i suoi studi sul volo intorno al 1505, Copernico elabora le sue teorie nei primi del 500 e comincia ad esporle nel 1515, l’America era stata scoperta, l’immagine del mondo aveva già, come dire, rotto gli argini…

A.M.: “La luna densa e grave, come sta la luna?”
Claudio Alvigini: La luna pesante e compatta come fa a reggersi? Come mai, assieme agli astri e alle stelle non precipita sul capo dell’uomo annientando ogni cosa? È la bellissima domanda che si poneva Leonardo ed è, secondo una geniale interpretazione di cui nell’Inconcepibile dò conto, il riecheggiamento, nella maturità, delle immagini del bambino Leonardo sdraiato sulla culla in quelle calme, dense e limpide notti d’estate, col viso rivolto al cielo, ad osservare... (Leonardo passò in campagna il primo lustro di vita). Poi c’è il fascino e lo sgomento che la luna, piazzata lassù, apparentemente a portata di mano, bianca e fredda ha sempre esercitato ed esercita sull’uomo, c’è Leopardi e… c’è Armstrong, il comandante Armstrong che, primo uomo nella Storia, calca il suolo lunare.

A.M.: Il 20 luglio 1969 è la fatidica data dell’allunaggio ad opera di Neil Armstrong. Ma già dal 1976 si è iniziato a parlare di un finto atterraggio sulla Luna da parte degli americani. Il primo che ne parlò fu Bill Kaysing nell’opuscolo autopubblicato “We Never Went to the Moon”. Perché, secondo te, la teoria del complotto ha avuto così tanto successo sino ad arrivare ai nostri giorni?
Claudio Alvigini: Ed eccoci al 20 luglio del 1969, l’uomo mette piede sulla luna. Domando che sembra spezzata in due questa, dalla data fatidica si passa subito alla contestazione dell’evento, al finto allunaggio, al complotto. Non credo che la teoria del complotto abbia avuto poi tanto successo in questo caso, non credo cioè che sia così diffusa; alcuni la sostengono, ne parlano, ci fu anche un film mi pare. Io ho letto molto sul programma di conquista dello spazio, sull’addestramento degli astronauti, sulla conquista della luna, sul “dopo” delle loro imprese. Conosco molti aneddoti. Potrebbe essere interessante, dopo aver parlato del sarto di Ulm, parlare del… barbiere di Armstrong. Il comandante si accorse che quando gli tagliava i capelli, il suo barbiere li raccoglieva da una parte con una cura eccessiva che lo insospettì. Scoprì poi che li metteva in certi vasetti che vendeva a qualche centinaio di dollari l’uno; erano pur sempre i capelli del primo uomo che era stato sulla luna!... Dovette cambiare barbiere. La moglie racconta che dopo l’allunaggio si sia chiuso in un silenzio lungo tre anni… Un suo sospiro, diceva, era una parola e un suo cenno o una delle rarissime parole che comunque pronunciava, un intero discorso. A proposito, quanti sanno che Armstrong è morto qualche anno fa per una banale operazione di bypass mal condotta? Il primo uomo ad essere stato sulla luna muore per un caso di mala-sanità e nessuno, o pochissimi, ne sanno qualcosa… 
Domandi perché si creda al complotto. Non so rispondere con esattezza, ma un’idea ce l’ho e nell’Inconcepibile, tra le righe, è contenuta. Qui potrei accennare brevemente ad un’impresa “eccessiva” per i tempi in cui avvenne, “inconcepibile”, per restare in tema. Dalla quale ci si difende cercando di farla sparire (anche qui la teoria fagioliana mi è di fondamentale aiuto). E quale maniera migliore per ottenere questo scopo di quella rappresentata dal complotto? Quell’impresa era eccessiva? Bene, diciamo allora che fu solo mimata e mai realmente avvenuta, parliamo, scriviamo di un complotto, facciamola sparire. Poi, sai, alcuni credono alle scie cosmiche o come diavolo si chiamano, altri agli extraterrestri che sono già tra noi o che li hanno anche rapiti e con i quali hanno fatto persino dei figli. Infine ci sono quelli che credono che la terra sia piatta, i terrapiattisti, ultimamente alla ribalta. Perché meravigliarsi allora se qualcuno dice che sulla luna non ci siamo mai andati? Io faccio parte di coloro che non credono al complotto, ma una piccola considerazione sul complotto può essere comunque fatta. Da una parte un atteggiamento critico serve, la cosiddetta controinformazione necessaria ed essenziale per non farsi abbindolare da false notizie – argomento questo, grazie ai social e a internet, più attuale che mai – dall’altro la tendenza a vedere complotti d’ogni parte, potrebbe nascondere, sotto insospettabili spoglie, una voglia di conservazione, una forma di opposizione a quanto di nuovo può scardinare il vecchio mondo e il vecchio modo di pensare. Ogni caso comunque, va valutato a parte, non si può generalizzare. Era un complotto dire che la strage di Piazza Fontana era stata causata dagli anarchici, fu allora importantissimo dirlo che era un complotto, rifiutare la falsa verità sparata a nove colonne sui quotidiani. La contro informazione fu, nell’occasione, sacrosanta. Non credo che si possa sostenere lo stesso per quel che riguarda l’allunaggio del ‘69. Del resto si sta programmando un ritorno a breve sulla luna da parte degli americani e forse dei cinesi, ricordo che ci sono un paio di jeep con cui, nelle missioni che seguirono all’Apollo 11, gli astronauti scorrazzavano lassù. False anche quelle?  Se saranno ritrovate, assieme alla bandiera che lasciò Armstrong, cosa diranno gli scettici? Senza parlare poi di quelle centinaia di chili di roccia lunare che sono osservabili tutt’oggi e gli infiniti filmati.  Ne è stato presentato uno che dicono formidabile e mai visto prima sull’intera impresa, il mese scorso a Zurigo (era presente il quasi novantenne Aldrin, pare più in forma che mai, secondo uomo a calcare il suolo lunare); uscirà a settembre in Italia. C’è poi da considerare l’attenzione spasmodica con cui le reti radar e l’intelligence russa hanno seguito ogni passo della vicenda, se ci fosse stato imbroglio ed inganno vi sarebbero balzati sopra come un sol uomo. Ripensiamo a quegli anni: si era in piena guerra fredda, la Russia, dopo lo Sputnik del 1957 che, volteggiando ben visibile nel cielo americano, si prendeva gioco di un’intera nazione con i suoi beep-beep ad ogni passaggio (circa ogni ora e mezza), dominava la competizione spaziale. Sembrò averla definitivamente vinta con l’impresa del 1961 del ventisettenne Yuri Gagarin, primo uomo in orbita attorno alla terra. L’America doveva rispondere in qualche modo, va tenuto infatti presente che la supremazia nella corsa allo spazio era sinonimo, in quegli anni, di dominio mondiale. Nel 1962, in un celebre discorso, Kennedy, per recuperare il terreno perduto, lanciò il decennio della luna e promise che nei prossimi dieci anni l’America avrebbe portato un uomo sulla luna e lo avrebbe riportato a terra. Partì la più colossale cooperazione tecnico industriale che la storia abbia mai visto. Milioni di contratti, di moduli, di simulatori, costruzione di Hangar giganteschi, selezione tra i migliori piloti americani per scegliere gli astronauti, lo straordinario addestramento cui furono sottoposti, il diario che molti di loro hanno tenuto. Tutti d’accordo nella grande recita? Tutto un bluff?

A.M.: Questa nuova fiducia posta su Macabor Editore è prova di affidabilità della casa editrice?
Claudio Alvigini: O.K., torniamo… sulla Terra. Credo che, in quanto detto nei punti precedenti, sia già contenuta una risposta. Posso aggiungere che siamo di fronte, in questo caso, al rovesciamento delle parti, è l’editore a spingere l’autore, a proporgli la pubblicazione… Altro che affidabilità Alessia! Auguro alla Macabor ogni successo, perché lo merita come nessun altro, perché è una casa editrice che ama ancora il bello, lo cerca e lo stimola. La mia stima e amicizia con Bonifacio, consolidata da interminabili telefonate tra Lisbona e Francavilla Marittima (in genere lo colgo mentre sta cucinando e gli faccio bruciare tutto...) è oramai consolidata, la passione con cui fa il suo lavoro, il suo disinteresse, mi fanno pensare che anche oggi, nonostante si cerchi solo il danaro ed il successo a poco prezzo e con poca fatica, sia possibile fare bene le cose in cui si crede, seguire la propria strada infischiandosene di dove vanno gli altri, perseguire la propria idea, il proprio sogno, proprio come fece il sarto di Ulm. E, a proposito del sarto, l’entusiasmo di Bonifacio per questa dimenticata eppur storica figura è stato tale che ha deciso di dare alla rivista di poesia che si appresta a pubblicare (e questa è una vera anticipazione!) proprio questo nome: Il sarto di Ulm.

A.M.: Hai già il programma delle presentazioni estive de “L’inconcepibile esercizio”?
Claudio Alvigini: La pubblicazione dell’Inconcepibile, mi ha come sorpreso, tutto, da un certo momento in poi si è svolto molto rapidamente e dunque le presentazioni le stiamo organizzando solo ora. Penso quindi di fartele sapere e renderle pubbliche quanto prima.

A.M.: Mi è rimasta la curiosità sul tuo ritorno alla poesia: in quest’ultimo anno sei stato visitato dalle Muse?
Claudio Alvigini: Sì, cara Alessia, e ancora una volta grazie della tua attenzione e sensibilità; qualcosa è accaduto, qualche musa si deve essere smarrita finendo così sulle soglie dell’Atlantico; lì ci siamo incontrati.

A.M.: Salutaci con una citazione…
Claudio Alvigini: Ripensavo al sarto di Ulm, a Bonifacio, a come intende il mestiere e la vita, a come la intendo io la vita, ripensavo alle tue domande e continuava a venirmi in mente una citazione apparentemente semplice ma, a guardar bene, profondissima e tale da segnare un discrimine tra gli uomini: “Bisogna spendere i soldi per la vita, non la vita per i soldi.” Indovina un po’ di chi è?

A.M.: Ora ho finalmente compreso perché Mnemosýne ha lasciato i monti della Pieria: sta cercando una delle sue adorate figliuole! Ti ringrazio, Claudio, per la tua gentilezza nell’accogliere le mie domande e per il tempo che hai dedicato. Questo caro amico sarto che spese ogni suo denaro per un prototipo di deltaplano e che morì di malnutrizione nel 1829 − dopo aver donato il suo grande ingegno ad Ulm − è stato celebrato dal drammaturgo e poeta tedesco Bertolt Brecht. Saluto, dunque, con due strofe della favola allegorica “Il sarto di Ulm”: "Vescovo, so volare",/ il sarto disse al vescovo./ "Guarda come si fa!"/ E salì, con arnesi/ che parevano ali,/ sopra la grande, grande cattedrale.// Il vescovo andò innanzi./ "Non sono che bugie,/ non è un uccello, l'uomo:/ mai l'uomo volerà",/ disse del sarto il vescovo.


Written by Alessia Mocci
Photo Claudio Alvigini by Barbara Ledda
In copertina foto di Claudio Alvigini ventenne

Info
Sito Macabor Editore
http://www.macaboreditore.it/home/
Acquista “L’inconcepibile esercizio”
https://www.macaboreditore.it/home/index.php/libri/hikashop-menu-for-products-listing/product/84-l%E2%80%99inconcepibile-esercizio
Facebook Macabor Editore
https://www.facebook.com/Macabor-Editore-232652587202894/
Articolo The Guardian Bill Kaysing
https://www.theguardian.com/science/2019/jul/10/one-giant-lie-why-so-many-people-still-think-the-moon-landings-were-faked

Fonte
http://oubliettemagazine.com/2019/07/17/intervista-di-alessia-mocci-a-claudio-alvigini-vi-presentiamo-il-saggio-linconcepibile-esercizio/

martedì 23 luglio 2019

Savage “(I just) died in your arms – 2019 mix” il brano cult viene riproposto in una nuova versione mixata dal compositore, produttore e cantante icona degli anni ‘80

Dopo il successo ottenuto in Russia, Polonia e nell’Est Europa, arriva finalmente anche in Italia il remix di una delle dance hit più amate di sempre.


Il primo mix realizzato da SAVAGE di “(I JUST) DIED IN YOUR ARMS” (brano del gruppo rock inglese Cutting Crew) è stato originariamente registrato nel 1989 e pubblicato in diversi paesi, ricevendo un discreto successo. Il cantante ha voluto riportarlo in auge in questi anni con una versione, ricca di riscontri entusiasti, proposta durante gli ultimi tour negli USA, Polonia e Russia (2018-2019). Successivamente alcuni DJ residenti in Polonia hanno realizzato una nuova versione che lentamente ha scalato le classifiche sia nel loro paese che in Russia e altri paesi dell’Est Europa. Anche TVP2, la televisione ufficiale in Polonia, ha voluto invitare SAVAGE per vederlo esibirsi nella nuova cover mix. Dato l’enorme interesse, la DWA RECORDS ha deciso di pubblicare il brano anche in Italia.

Etichetta: DWA RECORDS

BIO 

Roberto Zanetti in arte SAVAGE nasce a Massa in Toscana il 28/11/56.
Dopo una prima parte di carriera come tastierista in alcune band, in una delle quali suonava anche Zucchero, decide di scrivere e auto prodursi brani dance in inglese seguendo il filone dell’Italo disco, allora molto attuale. Il primo brano “Don’t cry tonight” (1983) è un successo immediato e lo rende famoso partecipando ai più importanti programmi televisivi. Il secondo singolo “Only you” (1984) e l’album “Tonight” lo confermano e lo rendono ancora più famoso facendolo partecipare anche alla finale di Verona del Festivalbar. È  un successo internazionale e per un paio di anni effettua tour in tutta Europa, Spagna, Germania,  Francia, Svizzera, Italia…Più avanti nel tempo inizia ad essere famoso anche nell’Est Europa e dopo due partecipazioni come ospite internazionale al Festival di Sopot diventa una star in Polonia, Russia e tutti gli altri paesi del nord est Europa.
Dopo poco però decide di fermarsi come cantante perché nel frattempo la sua carriera di produttore lo impegna a tempo pieno. Scrive e produce hits che vendono milioni di copie quali “Please don’t go” di Double You, “Easy” “Think about the way” “It’s a rainy day” di ICE MC, tutti i successi in inglese di Alexia, “Www mi piaci tu” dei Gazosa, “Baila morena” “Auhm” “Bacco perbacco” di Zucchero. È editore e discografico di Corona per “The rhythm of the night”.
Nel 2004 dopo diversi inviti rifiutati decide di tornare a cantare live e partecipa ad uno spettacolo allo stadio Olimpico di Mosca con 25 mila persone, Autoradio Festival. Da lì capisce che l’affetto dei fan è ancora vivo, anzi aumentato e negli anni seguenti torna a fare tour regolarmente in Polonia, Russia, Estonia, Lituania, Kazakistan, Bielorussia, Lettonia, e ultimamente anche Stati Uniti e Canada.
I video hanno milioni di visualizzazioni e i vari fan club nascono come funghi in tutte le parti del globo richiedendo nuovo materiale, nuove canzoni. Agli inizi del 2019 pertanto inizia a registrare un nuovo album di inediti che verrà pubblicato nei primi giorni del gennaio 2020.
Intanto nell’estate 2019 viene pubblicata una nuova versione di un brano da lui interpretato originariamente nel 1989 (I just) died in your arms.

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