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martedì 20 dicembre 2011

I sogni: cosa vogliono dirci?

Quando si parla di interpretazione dei sogni, si pensa subito a Freud e al suo studio sulla teoria dei sogni e dell'inconscio. In realtà, ben 17 secoli prima è uno scrittore e filosofo greco a parlare di sogni, si tratta di Artemidoro di Daldi, che vissuto in un'epoca imprecisa, ma vicina al 200 a.c., iniziò i suoi studi sull'attività onirica.

Scrisse ben 5 libri dal titolo Onirocritica, in cui il sogno viene trattato come qualcosa di scientifico ed educativo, si perché secondo Artemidoro, i sogni sono legati alla storia passata e presente e possono essere interpretati come premonitori e simbolici.
Lo stile di questo lungo trattato è semplice ed elegante e venne pubblicato per la prima volta a Venezia nel 1518.

Artemidoro, come fece del resto e in modo più approfondito la psicoanalisi di Freud, parlò dell'attività dell'inconscio durante le ore notturne e lo fece in modo scientifico, allontanandosi dagli esperimenti di magia, tanto in voga all'epoca.

Ciò che caratterizza i suoi sogni oltre alla presenza di intuizioni molto moderne, è il collegamento che lo studioso mantenne tra i sogni e la realtà, considerando importante il momento del risveglio, quando il sognatore si confronta con la realtà del giorno.

Le opere di Artemidoro, sono state un importante oggetto di studio nell'Evo Antico e nel Medio Evo, quando medici, studiosi e dotti, si sono avvicinati allo studio di un mondo misterioso e appartenente ad un comportamento della mente furtivo e latente.

Fu poi Freud che con la sua teoria dei sogni, approfondì l'argomento, sostenendo la tesi dell'esistenza di un meccanismo psichico capace di creare un'attività onirica come via regressiva del pensiero verso la percezione.

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