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venerdì 28 febbraio 2020

Intervista di Alessia Mocci a Giulio Marchetti: vi presentiamo la raccolta Specchi ciechi



“’Le proprie inclinazioni’ risultano socialmente oppresse dal senso utilitaristico dominante, a partire dall’istruzione. ’Le cose monotone’ ben presto saranno delegate alle macchine (che ormai svolgono gran parte dei lavori ripetitivi un tempo affidati agli esseri umani). Non si tratterà più di cercare lavoro, ma di creare lavoro. Forse allora l’unica risposta sarà: creatività.” – Giulio Marchetti

Il talento creativo, quella capacità produttiva della ragione in comunione con l’inconscio. Il concetto riportato in apertura mette luce sul pensiero di Giulio Marchetti su due problematiche sociali di grande importanza: il lavoro e la felicità.

Ancora una volta è il poeta che, staccatosi da quel “senso utilitaristico dominante”, getta uno sguardo nella realtà del presente e la descrive netta, densa.

La raccolta “Specchi ciechi” è stata pubblicata nel 2020 dalla casa editrice Puntoacapo, vede la prefazione di Maria Grazia Calandone, la postfazione di Vincenzo Guarracino ed una nota di Riccardo Sinigallia.

L’autore, Giulio Marchetti, nasce nel 1982 a Roma, ha esordito con “Il sogno della vita” nel 2008. Con Puntoacapo pubblica nel 2010 “Energia del vuoto” con prefazione di Paolo Ruffilli, nel 2012 “La notte oscura”, nel 2014 “Antologia del sublime”. Con la casa editrice Ladolfi pubblica nel 2015 la raccolta “Ghiaccio nero”. Diverse sue poesie sono edite in antologie collettive.

A.M.: Salve Giulio, la ringrazio per aver accettato questa intervista che verterà sull’esplorazione della sua ultima raccolta poetica “Specchi ciechi”. Per sciogliere il ghiaccio o, forse, propriamente per far un salto indietro, mi piacerebbe sapere la differenza che avverte fra il poetare del 2008, con il suo esordio “Il sogno della vita”, e quest’ultima opera.
Giulio Marchetti: Ringrazio voi per l’ospitalità e rivolgo un saluto ai vostri lettori. Il mio primo libro, “Il sogno della vita”, era tecnicamente più ingenuo e più grezzo. La mia nuova raccolta, “Specchi ciechi”, mi auguro sia più matura. Ma la cifra stilistica è la stessa (o quantomeno è riconoscibile).

A.M.: Dalla folgorazione per la poesia avvenuta con la lettura delle raccolte “Scorribande lineari” e “Frammento e fragile” di Francesco Gazzè ad autori quali Montale, Mallarmé, Zinetti, il poeta cerca ispirazione dai libri che prende in mano, oppure necessita di compagni di viaggio?
Giulio Marchetti: Di certo i libri sono cibo che una volta ingerito va metabolizzato e poi espulso. Nel mio caso dicono si tratti di un’espulsione poetica. I compagni di viaggio sono parte del processo poetico. Ma non ci sono compagni di viaggio all’esterno.

A.M.: Possiamo ritenere le poesie presenti su “Specchi ciechi” dei frammenti di un discorso che resta sottinteso al lettore, propriamente di frammenti che arrivano istantanei e che non necessitano di esplicitazione?
Giulio Marchetti: Non riesco a mantenere una densità accettabile per più di qualche verso, così come non riesco a mantenere la stessa densità per più di qualche poesia. Per tale ragione i miei testi somigliano a frammenti e le mie raccolte sono tendenzialmente sottili. Preferisco la densità. E mi fermo quando la sento gocciolare tra le dita mentre scrivo.

A.M.: La poesia “Clessidra” si chiude con “Esiste/ un vento favorevole/ nell’oceano della perdita?” Una domanda pregna di enfatico sentimento che si interroga sulla perdita connessa al tempo che, inesorabile, trascorre. Che cosa rappresenta la perdita? Mancanza? Smarrimento? Privazione?
Giulio Marchetti: Si tratta in effetti del classico interrogativo sul tempo che l’uomo da sempre si pone. La risposta potrebbe essere estremamente corta o estremamente lunga. Estremamente corta, limitandoci a Samuel Beckett in “Aspettando Godot”: “partoriscono a cavallo di una tomba, il giorno splende un istante, ed è subito notte”; estremante lunga, continuando a citare i maggiori pensatori del genere umano: Galilei, Newton, Kant, Einstein (e ancor prima le trasformazioni di Lorentz), Hegel, Bergson, Husserl e Martin Heidegger, con la sua monumentale opera “Essere e tempo”. In ambito più strettamente artistico penso a “Le tre età dell’uomo” di Tiziano, a Roman Opalka (dipinse ossessivamente i numeri partendo dall’uno verso l’infinito) e ai calendari di Alighiero Boetti.

A.M.: Nella poesia “Ego”, oltre all’aver nel quinto verso il titolo della raccolta, troviamo in chiusura “Rigurgiti dell’ego,/ mi siedo./ E vi amo,/ e vi osservo.” Perché per l’essere umano è complesso fermarsi ad osservare le maschere con le quali si trascina stancamente nel mondo?
Giulio Marchetti: Perché l’essere umano crede di essere una mente dentro un corpo. Inizia allora a raccontarsi delle storie, è la voce nella testa che le racconta, ma l’uomo crede di essere la sua mente, quindi le crede. Non è mai nel qui e ora, non tocca mai Qualcosa al di là delle maschere. I pensieri, tuttavia, come le sensazioni, le emozioni e gli altri “rigurgiti dell’ego”, possono essere osservati. A quel punto la mente percepisce o è percepita? E chi è colui che osserva?

A.M.: In quattro poesie si cita la noia (“Naufragio”, “Cosmica”, “Scivolare” e “Il dolore”), i suoi confini, la connessione all’esistenza, il suo vertice, e l’aumentare in connessione al tempo. L’etimo della parola riporta alla derivazione dal latino odium, con propriamente il significato di “essere in odio”, forse per questo motivo quando ci assale la noia siamo tormentati, infatti sempre nel mondo latino odium veniva usato per il fastidio. Ma, esattamente, perché la noia assalta l’essere umano? Perché ci si occupa di cose monotone e contrarie alle proprie inclinazioni?
Giulio Marchetti: Già Lucrezio nel terzo libro del “De Rerum Natura” offriva una definizione paradigmatica della noia. “Spesso lascia il suo grande palazzo chi si annoia a restare a casa; ma subito vi torna perché non si trova affatto meglio fuori”. L’inquietudine e il senso di estraniazione tipici della noia trasudano da questo breve passo. Ci vuole un balzo secolare, ma si giunge inevitabilmente a Baudelaire. Lo spleen è una condizione interiore tanto angosciosa quanto suggestiva a livello artistico, nella pienezza dei suoi effetti devastanti, quasi allucinatori. “Le proprie inclinazioni” di cui oggi argutamente mi chiedi, risultano socialmente oppresse dal senso utilitaristico dominante, a partire dall’istruzione. “Le cose monotone” ben presto saranno delegate alle macchine (che ormai svolgono gran parte dei lavori ripetitivi un tempo affidati agli esseri umani). Non si tratterà più di cercare lavoro, ma di creare lavoro. Forse allora l’unica risposta sarà: creatività.


A.M.: Si uniranno le stelle in un mosaico di luce o resteranno perse nel buio?
Giulio Marchetti: Si uniranno. Sono già unite. La divisione è illusoria. Fa parte di un gioco cosmico. Ma per tornare all’Uno consapevoli, occorre sperimentare la dualità.

A.M.: Sono in programma delle presentazioni della raccolta Specchi ciechi?
Giulio Marchetti: Sono certamente in programma nelle intenzioni, non ancora nelle date.
Inoltre è in preparazione una mia mostra a metà tra la poesia e l’arte concettuale.

A.M.: Salutiamoci con una citazione…
Giulio Marchetti: "Chi guarda fuori sogna, chi guarda dentro si sveglia." – Carl Gustav Jung

A.M.: Giulio, augurandomi che il lettore accorto sappia cogliere il suo consiglio espresso con: “la mente percepisce o è percepita? E chi è colui che osserva?”, saluto con le parole del filosofo Plotino (Enneadi, III, 7): “All’inizio, quando ancora non aveva creato il ‘prima’ e non sentiva la necessità del ‘poi’, il tempo giaceva in unione con se stesso nell’Essere, non come tempo, ma deposto in quell’Essere in piena tranquillità. Ma una natura con la sua irrequieta creatività, volendo disporre di se stessa ed essere padrona di sé, decise di mettersi in cerca di qualcosa di ulteriore rispetto a quello che al momento c’era e si mise in moto: ed ecco che anche il tempo si mise in moto.


Written by Alessia Mocci

Info
Acquista Specchi ciechi
https://www.ibs.it/specchi-ciechi-libro-giulio-marchetti/e/9788866792246
Profilo Instagram
https://instagram.com/giuly_omar_ketty?igshid=1didcyuaszvlx

Fonte
https://oubliettemagazine.com/2020/02/24/intervista-di-alessia-mocci-a-giulio-marchetti-vi-presentiamo-la-raccolta-specchi-ciechi/

Agustin Roma e le letture Aura ad Interno 4

Lunedì 2 marzo e martedì 3 marzo ad Interno 4 in via della Lungara 44 a Roma un doppio appuntamento con Agustìn Roma e le Letture Aura, preziosa tecnica di autoconoscenza. Agustin (Edgar Delgado Orea) è nato a Città del Messico, quinto di una famiglia di 7 figli. A 4 anni inizia il suo apprendistato con Mariví de Teresa (alunna diretta del Nagual Carlos Castaneda), di cui è figlio energetico.

BELITA “Jefa” il reggaeton dell’artista italo-brasiliana esplode nel nuovo brano registrato al Massive Arts Studios


Dopo i favorevoli risultati raggiunti dall’ album “AGORA OU NUNCA”, pubblicato lo scorso 18 ottobre, arriva in radio il 28 febbraio il singolo che anticipa il nuovo progetto discografico in uscita nell’autunno 2020.




Sensualità, potere, indipendenza e allegria sono le caratteristiche che descrivono la donna protagonista di Jefa. 
Una donna padrona di se stessa, che si destreggia tra feste e divertimento, danzando decisa tra amici, amanti e seduzione. Azioni che si traducono in una canzone dal ritmo forte e coinvolgente, dai toni accattivanti e con carica di quell’energia che si sprigiona quando si balla, godendosi la vita appieno ed approfittando di ogni suo attimo.

Prosegue così la scalata della poliedrica ed eclettica cantautrice che ha già raccolto numerosi consensi con il precedente lavoro discografico AGORA OU NUNCA, i cui singoli (e relativi video) estratti, hanno raggiunto un successo virale su YouTube.
Il brano “Comando”, pubblicato a settembre 2019 ha conquistato inoltre la 39° posizione della Indie Music Like e ha condotto l’artista a partecipare allo Speciale di RAI 1 presentato da Cinzia Fiorato e andato in onda l’11 gennaio 2020.   

HANNO DETTO DEL SUO ULTIMO LAVORO

“L’artista friulana continua a proporsi con sound e linguaggio proprio del latinoamerica, andando ad affrontare sul proprio terreno artiste che hanno certe espressioni scritte nel dna”. All Music Italia

“Parliamo di bellezza e sensualità ma anche di una particolare ricerca che vuole contaminare gli standard main stream della più classica scena latino americana”. Loudvision

“Elettronica e sex appeal, ma anche quel concetto sociale di emancipazione femminile, o di appartenenza e condivisione”. Exitwell

“Isabella Dall’Agnese (questo il suo vero nome) ha saputo dare ad un genere oltremodo conosciuto e – per tanti versi – assai inflazionato dal mercato internazionale”. 100decibel

Radio date: 28 febbraio 2020
Autoproduzione
Edizioni: Massive Arts Italy

BIO

Nata a Pordenone nel 1994 da padre italiano e madre brasiliana, Isabella Dall’Agnese (questo il suo vero nome) è un artista a tutto tondo: canta, balla ed è autrice dei suoi brani.  Inizia fin da bambina a studiare canto, il quale studierà per cinque anni, e, solo dopo il primo anno, ottiene il suo primo riconoscimento vincendo una borsa di studio come “voce rivelazione” nel pordenonese.  In concomitanza, studia anche ballo per undici anni a livello agonistico, passando da danza classica, a danza Jazz fino ad arrivare all’hip-pop.
Trasferitasi a Milano comincia il suo percorso artistico registrando le sue prime cover di artisti tra le quali Alicia Keys e Adele, negli studi di registrazione Massive Arts di Milano, la quale lei stessa definisce come la sua seconda casa. Nel 2017 lavora alle sue prime canzoni inedite, ed è così che nasce “WAVES” di cui ne cura ogni singolo aspetto, decidendo anche la location del videoclip che viene girato nella stupenda Positano, città scelta dall’artista, perché rispecchia perfettamente il profondo significato della canzone. Il brano ottiene un notevole successo soprattutto sul web.
A distanza di pochi mesi, si getta a capofitto nel mercato latino, registrando d'ora in poi brani in lingua spagnola, una delle quattro lingue che parla. Arriva, quindi, il suo secondo singolo dal titolo “AGORA OU NUNCA”, ed anche questa traccia si posiziona tra le canzoni più ascoltate facendo crescere la sua visibilità. Il video di questa canzone viene girato a Milano e raggiunge quasi mezzo milione di visualizzazioni su YouTube, diventando così il video più visto dell’artista.  A fine 2018 lavora al suo nuovo album in uscita ad ottobre 2019. I primi tre singoli, i cui video sono stati interamente realizzati in Brasile, hanno immediati riscontri positivi sia in radio che nel web facendo affermare l'artista per l'energia e la passione che trasmette nei suoi brani. Il 24 settembre 2019 esce il singolo “Comando” che ha raggiunto la 39° posizione della Indie Music Like e ha condotto l’artista a partecipare allo Speciale di RAI 1 presentato da Cinzia Fiorato e andato in onda l’11 gennaio 2020. Il 18 ottobre viene pubblicato l’album “AGORA OU NUNCA”, che ha raccolto consensi e approvazioni dalle più importanti webzine recessioniste. Il 28 febbraio 2020 arriva in radio “Jefa”, il primo pezzo di un nuovo ep in uscita nel prossimo autunno.  

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SALINITRO “Non mi rispondi” in radio dal 28 febbraio 2020 il secondo singolo del cantautore siciliano


Il pezzo registrato presso il Massive Arts Studios di Milano svela un indie pop contemporaneo che strizza l’occhio a sonorità elettroniche provenienti dal passato.  



Mentre Pezzi dello stesso cuore, primo singolo d’esordio di Salinitro, invitava a riflettere sui sentimenti che legano due persone fra loro e a “rischiare di precipitare”, Non mi rispondi, secondo singolo del cantautore, esprime una reazione alla non volontà o all’impossibilità nel proseguire una relazione da parte di qualcuno a cui teniamo. Che si tratti di amore, di una semplice infatuazione o di un rapporto familiare, se dall’altra parte non c’è risposta a un certo punto è giusto lasciarsi tutto alle spalle.
Il pezzo è stato registrato e prodotto al Massive Arts Studios di Milano. 
Autoproduzione
Radio date: 28 febbraio 2020
EDIZIONI: Massive Arts Italy
BIO 
Emanuele Salinitro, in arte Salinitro, nasce a Gela, in Sicilia, il 2 ottobre 1990. Grazie alla passione per la musica nutrita da entrambi i genitori e all’ascolto della vasta collezione di dischi presenti in casa, Salinitro comprende fin dalla primissima adolescenza che la musica sarebbe stata parte integrante della sua vita. Inizia, così, a prendere alcune lezioni di piano, sostituite poi dalle lezioni di canto. Il canto, in particolare, si rivela il suo canale espressivo per eccellenza e cominciano a susseguirsi tutte quelle esperienze che contribuiscono alla formazione di un cantante: karaoke nei locali, concorsi canori locali e nazionali, serate dal vivo con musicisti. Successivamente, la voglia di crescere artisticamente avvicina Salinitro alla sfera compositiva grazie ad alcune lezioni di chitarra e, soprattutto, alla scrittura di testi.
L’incontro con il produttore artistico Fabrizio Grenghi nei Massive Arts Studios di Milano, avvenuto nel marzo 2019, apre un nuovo capitolo nel percorso musicale di Salinitro, trasformandolo in cantautore e rendendo possibile la pubblicazione di alcuni suoi brani.

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martedì 25 febbraio 2020

Inquinamento plastica: un’emergenza alimentare


L’uomo mangia 5 grammi di plastica ogni settimana e questa sta diventando un'emergenza sempre più pressante.

Obblighi di legge per il personale HACCP


Qual è l’obbligo di formazione per tutto il personale addetto alla preparazione e somministrazione degli alimenti per ottenere la certificazione HACCP?

Condensa sulle finestre di casa, come prevenire questo problema


Con il cambio di stagione e il freddo dell’inverno, il fenomeno della condensa sui nostri infissi e serramenti diventa sempre più frequente.

venerdì 21 febbraio 2020

Mons “Fiato Corto” è il singolo che presenta l’album d’esordio “non può piovere per sempre”


L’indie pop della band torinese accompagna il viaggio musicale fra arte e inconscio che ha come meta il superamento di uno stato di dolore.     



Nel momento in cui proviamo un'emozione forte sorgono in noi pensieri sconosciuti fino a quel momento che prendono vita e producono arte. Per “Fiato Corto” è stato così:

«Il dolore per la perdita di una persona speciale si è manifestato in una delle canzoni più belle che abbiamo mai scritto e continua a far vivere quella persona nell'arte. Il dolore è qualcosa di umano e inevitabile che chiunque prima o poi sperimenterà, ma solo chi saprà guardarlo in faccia e buttarlo fuori potrà conviverci e gioire suonando o ascoltando una canzone dedicata a una persona che non c'è più». Mons

Il singolo è il primo estratto dall’album d’esordio “Non può piovere per sempre”.



Etichetta: Up Stage
Radio date: 21 febbraio 2020
Pubblicazione album: 23 ottobre 2019

COMPONENTI: Marco Capitanio (voce), Alessandro Crupi (chitarra e voce), Marco Garbarino (basso e
voce), Alessandro Alloj (batteria e tastiere), Andrea Colombo (chitarra, synth e ableton live).

BIO

I MONS nascono a Grugliasco (TO) nei primi mesi del 2015, come cover band e nel 2016 iniziano a scrivere
brani propri pubblicando il loro primo EP "M.O.N.S." nel gennaio 2017. 
La band cresce e si fortifica grazie a importanti esperienze live maturate in contesti come Collisioni Festival di Barolo, Teatro Ariston di Sanremo, Area Lounge di Casa Sanremo, Fiat Music di Red Ronnie, CET di Mogol e concerti nelle tre grandi piazze di Torino centro: Piazza San Carlo, Piazza Castello e Piazza Vittorio. Influenzata dal nuovo panorama musicale italiano, la band pubblica il singolo "Fiato Corto", pezzo che permette loro di suonare su importanti palchi dell'ambiente torinese quali Hiroshima Mon Amour e Flowers Festival. Il brano è il primo estratto dall’album d’esordio, “Non può piovere per sempre”, uscito il 23 ottobre 2019 su tutte le piattaforme digitali.


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martedì 18 febbraio 2020

Lisbona“Ikea” in radio dal 18 febbraio il nuovo brano del cantautore torinese


Dopo aver aperto a novembre il “Revelation Tour” di Mika nella sua tappa piemontese, l’artista polistrumentista presenta il singolo che, attraverso sonorità anni’80 attualizzate, racconta le dinamiche proprie della fine di una relazione d’amore fra due ragazzi di oggi.  



“Ikea” è un brano nato una sera tardi per colpa di un buon profumo:

«Era una sera in cui avevo bisogno di esser dondolato da bassi analogici su un ritmo lento e rigorosamente in levare. Il brano racconta della fine di un rapporto, di come si diventa d’improvviso meno importanti di un burro cacao smarrito o di un tubetto di mascara volto drammaticamente alla fine dei suoi giorni da “imbellettatore di occhi». Lisbona

Su queste immagini narrative, Lisbona ha poi iniziato a costruire il brano vero e proprio tenendo a mente di voler utilizzare pochi suoni ma essenziali.
Ormai affezionato ai sintetizzatori anni ‘80, ha scelto ancora moog e prophet come compagni di viaggio, ovvero gli stessi strumenti scelti come protagonisti delle produzioni dei quattro singoli pubblicati in precedenza (con supervisione e partecipazione artistica dei Subsonica e distribuzione Artist First).

Radio date: 18 febbraio
Autoproduzione

BIO

Luca Fratto, in arte Lisbona, nasce e cresce in provincia di Torino. Il padre, Antonio Fratto, suona la chitarra ed è stato solista dei Ragazzi del Sole e dei Flora, Fauna e Cemento, storici gruppi rock anni 70' sotto contratto con la "Numero uno" (etichetta di Mogol/Battisti). La madre Carla Panzera invece è cantante lirica professionista. 
Lisbona è polistrumentista, suona pianoforte, batteria e chitarra, strumento che lo definisce per lo stile assolutamente personale con cui la suona. Ma va oltre il suono degli strumenti tradizionali e si rivela esperto nell’uso dell’elettronica, vero e proprio ingegnere di suoni ed effetti.
Ha all'attivo diverse pubblicazioni, alcune con Vicio, bassista dei Subsonica con cui collabora da tempo. È stato inoltre finalista al Premio Lunezia 2017 e nello stesso anno è stato selezionato per le audizioni di Sanremo Giovani 2018 davanti alla commissione presieduta da Claudio Baglioni.
A Luglio 2018 Lisbona è il vincitore assoluto del Premio Bindi con il brano “La serie da solo” pubblicato il 23 ottobre da A1. A Dicembre 2018 compone e firma le musiche di “Attraverso un Girone” film di Riccardo Bianco prodotto da GroundVistaPictures. Il film ha vinto la candidatura finale al DIG awards. Lisbona pubblica poi, sempre con Artist First, quattro brani con la supervisione e partecipazione artistica dei Subsonica.
Il 24 Novembre 2019, al Pala Alpitour di Torino, apre il “Revelation Tour” di Mika.



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lunedì 17 febbraio 2020

L'Umanario o del peccato originale

Tasting Theatre Team - Metti una sera a... (S)cena in collaborazione con Teatro Arciliuto presenta “L'umanario o del peccato originale”. Giovedì 20 febbraio alle ore 20.30 in Piazza di Montevecchio 5 a Roma un’esperienza originale, innovativa, indimenticabile: TTT - Tasting Theatre Team, la Squadra del Teatro in Degustazione, il brand che si occupa di Teatro, Gastronomia e Intrattenimento.

Intervista di Alessia Mocci a Rosario Tomarchio: vi presentiamo l’antologia Memorie


“[…] Terra amata, mi fai riposar/ sotto lo sguardo benigno dell’Etna/ e dal mare rinasco a nuova vita,/ da quel mare fatto di storia d’uomini,/ di pescatori e focosi amori./ Cara Sicilia, qui fui greco, arabo, spagnolo/ cittadino del mondo e con/ il profumo della mia amata/ mi riscaldi l’anima.” ‒ “Profumo di Sicilia”

Il libro “Memorie – Antologia poetica” dell’autore siciliano Rosario Tomarchio è una raccolta in colloquio con il passato grazie ad una selezione di poesie di tre pubblicazioni precedenti, per un periodo di tempo che va dal 2013 al 2017.

“Memorie” è la somma di nove anni nei quali Rosario si è cimentato con la riflessione e la comparazione. Ha toccando temi come la tradizione, l’amore per la Signora, l’Etna, per la sua terra e per il suo mare, per la famiglia e per quei piccoli gesti antichi che oggi, nell’era capitalista, quasi si frantumano prima ancora di realizzarsi.

E se la grande metropoli costringe l’essere umano ad una velocità che penalizza il rapporto tra emozione e pensiero, l’autore ci trasporta a Piedimonte Etneo, un piccolo borgo ai piedi del grande vulcano, nel quale gli abitanti conseguono il rito arcaico del connettere cuore ed intelletto.

Undici numero unico,/ che ripete due volte l’uno,/ il numero della luce,/ il numero del sole/ e dell’acqua che dà vita./ Caro, per te è stato destinato l’undici/ per essere due volte luce,/ luce che brilla negli occhi tuoi,/ per essere due volte sole che riscalda,/ quel sole che nasce dal tuo cuore/ e riscalda le persone a te vicino;/ per essere con maggior forza/ l’acqua che dà vita.// […]‒ “Undici”

A.M.: Ciao Rosario, oggi, parleremo della tua nuova pubblicazione. “Memorie” è propriamente una selezione di poesie presenti in alcune tue precedenti raccolte. Come nasce l’idea di un’antologia e perché hai scelto questo preciso titolo?
Rosario Tomarchio: Ciao Alessia grazie di questa interessante intervista. “Memorie” riassume tre importanti pubblicazioni che mettono in luce il mio percorso poetico e, precisamente, questa antologia poetica contiene alcune poesie provenienti da “Ricordi di poesie” pubblicato nel 2013, “Cielo” pubblicato nel 2014 e “Briciole di vita” pubblicato nel 2017. Ho scelto questo titolo pensando al mio passato e alla necessità dell’uomo − e quindi mia − di fare memoria. Nello stesso tempo in cui pensavo alle mie pubblicazioni passate facevo memoria ed ero proiettato al futuro e alle idee a cui sto lavorando.   

A.M.: Quanto è difficile per il creatore preferire una poesia ad un’altra?
Rosario Tomarchio: Mi capita spesso di scrivere più poesie di quelle che ho intenzione di pubblicare in una raccolta e quindi devo fare ogni volta una selezione. Quando compio letteralmente una selezione ho bene in mente il ritmo da imprimere alla silloge poetica. Le emozioni che voglio trasmettere devono avere secondo il mio immaginario un salire e scendere. Dove per salire intendo da una emozione più lieve a una più forte. È come quando una persona si innamora e ascolta il suo cuore crescere nei battiti fino ad arrivare quasi a galoppare al primo bacio e poi lentamente tornare calmo in attesa del prossimo bacio. Così succede con la selezione che compio quando vado a comporre una raccolta poetica. Quindi nello scegliere le poesie ho usato questo metodo selezionando anche le poesie che avevano ricevuto una maggiore visibilità. Scegliere una poesia o un'altra non è semplice perché ogni poesia nasconde dentro di sé un momento di vita vissuta del poeta o delle persone che gli stanno accanto. 

A.M.: Della raccolta “Ricordi di poesie” vorrei parlare di “Etna”: “Nobile donna di bianco vestita,/ sempre cara fosti ai gentil poeti,/ da greci ai latini innamorare facesti./ Alle mani di uomo doni i tuoi frutti,/ con il profumo dei tuoi fiori/ li seduci// […].”. Oltre a raccontarci in quale momento della tua vita sono nati questi versi, ci potresti anche fare un esempio di un poeta a te caro che ha narrato la bellezza della Signora?
Rosario Tomarchio: Questi versi sono nati in due particolari momenti. Un giorno mi sono ritrovato con alcuni conoscenti a parlare dell’Etna e del lavoro che offriva e io ho raccontato di mio nonno materno che, con il mulo, andava tutti i giorni sull’Etna per trasportare legna, carbone, mele dell’Etna (una qualità oggi difficile da trovare), e neve. Successivamente mi sono ritrovato a discutere di poeti latini e greci dell’antica Catania che hanno dedicato alla “Montagna” (Mongibello) alcune meravigliose liriche. Probabilmente il più famoso poeta latino che ha dedicato liriche all’Etna è Pindaro. Senza alcun dubbio il poeta greco più vicino alla cultura etnea e che ha poetato versi per la nobile Signora è Stesicoro.  

A.M.: Della raccolta “Cielo” vorrei parlare di “Freddo”: “Sento freddo come un giunco sbattuto dal vento,/ come una lacrima solitaria,/ come una parola non detta,/ come un fiore di campo in un giardino di rose,/ come quella bianca pietra/ che un giorno mi accoglierà.” Perché l’essere umano scrive della morte?
Rosario Tomarchio: Grazie Alessia, per aver citato la poesia “Freddo”. Questa breve lirica è tra le più fortunate e più citate della critica letteraria. L’essere umano scrive della morte perché è qualcosa che non riesce a comprendere fino in fondo nonostante il proprio credo lo aiuta a prepararsi con fiducia alla morte. L’essere umano si prepara con fiducia perché la vita va oltre a quell’attimo temporaneo. Ovviamente credo questo fermamente grazie alla fede. Sciogliendo la parola morte dalla fede ci resta il ricordo e il ricordo è destinato a sopravvivere alla persona cara. Chi ama non muore.    

A.M.: Della raccolta “Briciole di vita” vorrei parlare di “Sicilia è”: “Sicilia è una lacrima/ sul volto dei pescatori,/ di un mare che bagna una/ terra che offre/ un bicchiere di vino agli amici.// […]”. Non possiamo negare che la globalizzazione ha modificato le dinamiche di vita dei pescatori, degli agricoltori, allevatori e dunque della regione abitata, in questo caso la Sicilia. In che modo hai percepito queste modifiche?
Rosario Tomarchio: Ho percepito queste modifiche, nel momento in cui mi sono reso cosciente che per far conoscere i prodotti della propria terra, e in questo caso della Sicilia, si deve far parte della globalizzazione e in questo ci viene incontro il web che ci permette di far conoscere la nostra storia ma soprattutto i nostri prodotti in tutto il mondo. Un altro strumento valido sono le fiere internazionali che permettono di entrare in contatto con nuove idee e di proporre le nostre visioni e i nostri eccellenti prodotti. Dalla terra, dal mare e quindi dall’agricoltura, pastorizia, allevamento ecc, possiamo portare anche il discorso editoria, nel quale un ottimo strumento per la vendita dei libri è il web sempre più in sostituzione delle tradizionali librerie. Un altro buono strumento è l’ormai tipica fiera del libro se la casa editrice si prende il disturbo di partecipare!       

A.M.: Il 26 agosto presso il Museo della musica di Piedimonte Etneo, la raccolta è stata presentata ufficialmente. Com’è andata la serata?
Rosario Tomarchio: La serata è andata benissimo con un pubblico veramente di qualità e con una parte dell’amministrazione presente. La presentazione, come detto, si è svolta al Museo della musica alternando la lettura delle mie poesie con meravigliosi passaggi musicali. Con l’occasione, ci tengo a ringraziare la signora Enrichetta Pollicina (vicesindaco di Piedimonte Etneo) e la signora Ivana Pollicina (consigliere comunale) per la gentile collaborazione e la disponibilità per la realizzazione della serata.   

A.M.: So che hai in programma qualche novità… vuoi svelare qualcosa anche ai lettori?
Rosario Tomarchio: Sì, cara Alessia, ci sono tre grandi novità che voglio anticipare ai lettori. Prima fra tutte: la nascita della mia casa editrice, una scelta che ho fatto dopo molte riflessioni e valutazioni sulla possibilità di mercato. In secondo luogo, e legato alla mia prima novità: la realizzazione di un concorso nazionale di cui però non voglio svelare i particolari. E dulcis in fundo la terza novità è l’uscita in tutte le librerie fisiche e online della mia nuova raccolta di poesie con un tema molto particolare che farà da filo conduttore.                                          

A.M.: Salutaci con una citazione…
Rosario Tomarchio: In questa bella e interessante intervista, abbiamo parlato dell’Etna e così mi è venuto in mente un poeta che ogni giorno guardava un monte. “Sempre caro mi fu quest’ermo colle” Giacomo Leopardi.

A.M.: Rosario ti ringrazio per il tempo che hai dedicato a questa breve esplorazione di “Memorie”, ai lettori invito all’acquisto della tua antologia, disponibile anche in formato digitale, e saluto con una citazione dello scrittore francese Marcel Proust: “Troviamo di tutto nella nostra memoria: è una specie di farmacia, di laboratorio chimico, dove si mettono le mani a caso, ora su una droga calmante, ora su un veleno pericoloso.”

Written by Alessia Mocci

Info
Photo Rosario Tomarchio by Gianluca Leonardi
Sito Rosario Tomarchio - https://artnotizie.blogspot.com/
Facebook Rosario Tomarchio - https://www.facebook.com/profile.php?id=100017034757004
Acquista Memorie
https://www.amazon.it/Memorie-Antologia-poetica-Rosario-Tomarchio/dp/1092332057

Fonte
http://oubliettemagazine.com/2020/02/07/intervista-di-alessia-mocci-a-rosario-tomarchio-vi-presentiamo-lantologia-memorie/

sabato 15 febbraio 2020

Giuseppe Cirino torna a pubblicare. Sarà una storia vera?




Giuseppe Cirino, già autore di diversi libri, torna a pubblicare dopo un decennio di silenzio. Dopo dieci anni la Santelli editore pubblica “L’obbligo di ricordare”, l’ultima e nuova fatica letteraria dello scrittore reggino.
Il suo primo libro appare nel 2007, “Suonatore di foglie” lo eleva subito all’attenzione del grande pubblico: va menzionata la presenza alla fiera di Torino e al Galassia Gutenberg a Napoli, inoltre uno dei racconti contenuti nell’opera sono registrati in un audiolibro per non vedenti tra le cui voci figura anche quella di Gigi Proietti. Il battesimo letterario avviene quando Cirino viene scoperto da Gabriele la Porta, allora direttore RAI Cultura, che porta il libro in TV. Segue la pubblicazione di “Gli occhi del ricordo”, anche questo una raccolta di racconti, anche questo su RAI Cultura nel programma Gli occhi di Simona.

Poi segue la fase di introspezione, una fase di ricerca letteraria e di studio. In questo periodo si può segnalare la forte amicizia che comincia a coltivare con Saverio Strati, premio Campiello del ‘77, che vede in Cirino la promessa di una nuova scrittura. Ma fino al 2019 Giuseppe si dedica, letterariamente parlando, solo al ghostwriting, rifiuta diverse proposte editoriali per poi decidersi di segnalare alla Santelli editore il suo “L’obbligo di ricordare”, libro noir che apre una nuova galassia di storie non raccontate, di storie dal sapore dolce-amaro di verità. Il racconto del vecchio pescatore Massimo, ruvido come il legno mangiato dal mare, che narra di come, in gioventù abbia amato una donna sparita nel nulla. Una donna che, dopo una feroce lite col padre benestante ma temuto, non si trova più in giro. L’indagine personale trascinerà l’allora giovane Massimo in una Villa San Giovanni scura e tenebrosa e sanguinaria. E se è una storia vera, non ci è dato sapere: «Nelle storie, anche quelle un po' folli, c'è una base di verità. - dice l’autore - Per questo motivo decisi di tenere un diario e di fregarmene, o di provarci, se le storie che avessi sentito in qualche modo fossero state più vicine all'assurdo che al reale. Della vita non sappiamo tutto, rispetto all'universo siamo granelli di polvere, quindi può benissimo essere vero quello che ci sembra assurdo».

Primo di una serie, sarà quindi l’apertura del nuovo percorso artistico di Giuseppe Cirino che a oltre 10 anni dalla prima pubblicazione torna a raccontare le sue storie.

Esce il primo singolo di Alice “Limiti opposti”


Alice nasce a Treviso il 29 luglio 1998. Diplomata in grafica e comunicazione, lavora come grafica pubblicitaria. Per farsi riconoscere dal pubblico come artista emergente ha deciso di mantenere il suo nome Alice Favaro. Rimane se stessa. Poi, chissà, un giorno potrà sentirsi di trovare un vero e proprio nome d’arte.

La sua passione per la musica nasce a 10 anni, quando inizia a suonare la chitarra, che da piccola suonava anche suo padre. Le si apre un mondo nuovo, un nuovo modo di comunicare. Nel tempo, però, capisce che la chitarra era diventata un accompagnamento alla sua voce e si accorge di avere una predisposizione al canto.

Le piace molto e decide di iniziare a prendere lezioni come hobby. Diventa una vera e propria passione, non se l’aspettava e continua a perseguire ciò che poi diventa un bisogno e un sogno.
Comincia a scrivere testi due anni fa, inizialmente solo pensieri, poi la prima canzone che le fa rendere conto che forse può davvero raccontare qualcosa di vero e nuovo alle persone.
Oltre alle lezioni di chitarra, che smette di prendere qualche anno prima per dedicarsi solo al canto, inizia a prendere lezioni di pianoforte per un anno.

La sua famiglia da sempre appoggia la sua passione con entusiasmo e sostegno in ogni occasione.
A breve uscirà il suo primo singolo e l’emozione è tantissima, c’è molto entusiasmo ma anche paura, perché questa canzone la presenterà ufficialmente al mondo della musica.

Nel frattempo sta scrivendo altri pezzi che non vede l’ora di poter condividere con voi.
Alice è sensibile, sente le cose in maniera forte e decisa, è anche solare e sognatrice, determinata e romantica. In futuro le piacerebbe salire sul palco di Sanremo, dove ha sempre scoperto cantanti e cantautori che hanno fatto parte del suo panorama musicale.

Con il suo primo pezzo spera di poter trasmettere tanta energia, verità e grinta con questo pezzo, che parla di sé e del mondo che ci circonda, pieno di voci che tanto parlano ma non dicono niente.
Il genere che lo identifica è un connubio tra hiphop e soul che mette insieme ritmo e frenesia con melodia e dolcezza, caratteristiche della sua voce. In questo genere si riconosce, si riscopre e butta fuori tutte le sue emozioni.

“Limiti Opposti” prodotto ai Jericho Studios per MMline Production Records 

venerdì 14 febbraio 2020

Benedetto Alchieri in radio e nei digital store con il singolo “Zero barriere”


“Zero barriere” è il nuovo inedito di Benedetto Alchieri, il cantautore Cremasco che presenterà “in lancio” la canzone, direttamente da Sanremo, nella settimana del Festival della canzone italiana, non tra gli artisti in gara, ma nelle attività correlate all’ indotto sanremese; i live, performance ed interviste in radio ed in tv, da “Casa Sanremo”, le serate di gala dall’ Hotel “Des Aglais” ed i concerti in piazza, “Club Tenco”, Sanremo tour e le varie novità della kermesse ligure.

La canzone è stata scritta con il co-autore, compositore e producer Federico Terradico, mentre la registrazione, mix&master sono a cura di Tommy Dell’Olio.  A Sanremo, Benedetto Alchieri sarà accompagnato da Mattia Degli Agosti alla batteria e Stefano Squeo al basso, sarà ospite di vari showcase live in tutta Italia, compresi eventi di notevole rilievo e blasone nazionale.
“Zero barriere” mentali ed architettoniche, un testo con spunti di provocazione tagliente, che fonde un bel connubio con l’energia positiva della voce e delle sonorità musicali forti e vivaci.
La canzone è frutto di “un assist” di Cristina Piacentini, fondatrice del “Comitato Crema Zero Barriere - persone sincere, ricche di anime vere”…che vivono la “diversabilità” in carrozzina, dalla nascita o per incidenti di percorso, ed ostacoli della vita.

Proprio Cristina ha proposto a Benedetto di trattare la tematica, perché non tutti possiamo (e nemmeno lo vogliamo), diventare delle “star sotto i riflettori”, ma tutti abbiamo diritto e voglia di partecipare allo spettacolo! goderci un film al cinema, vedere un concerto, recarsi in uno stadio o palazzetto dello sport, fare shopping, vivere la quotidianità in modo dignitoso ed inclusivo, senza inutile pietismo, in assoluta e divertente normalità. 

TOX in radio e negli store digitali con il singolo “Coerenti a metà”



Coerenti a metà è il titolo del nuovo singolo di TOX (nome d'arte di Tommaso Caria) giovane cantautore Veronese.
Rappresenta una svolta artistica rispetto al singolo di esordio “Casa Mia” in direzione più elettronica.
Il brano è caratterizzato da un approccio stilistico Pop/trap, racconta dei “difetti” della società giovanile contemporanea: l'apatia, la difficoltà di interazione “reale” al di fuori del mondo social imperante, lo scarso entusiasmo causato dalla convinzione di avere praticamente “tutto” senza grandi fatiche e il fatto di mettere in primo piano gli oggetti di lusso e “l'avere” rispetto alla cultura e “all'essere”.
“Coerenti a metà” rappresenta la difficoltà della gente di vivere appieno le proprie scelte e i propri principi, sempre in mezzo a bivi e in cambi di rotta imprevedibili.
L'esortazione presente nella canzone è invece di trovare il senso della propria vita, percorrendone in pienezza le varie fasi e di “Credere davvero ci possa essere speranza nel buio”.

Produzione Artistica: Alberto Rapetti e Rian Grigoletto presso ORANGE STUDIOS VERONA