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mercoledì 30 giugno 2021

Francesco Pallara in tutti gli store digitali il nuovo album “Per te” in radio con il singolo “Questo è amore”

 


Il cantautore e poeta salentino, dopo varie esperienze live e televisive come XFactor11 e Cultura Moderna, esordisce nella discografia italiana pubblicando il suo primo Album dal titolo "Per te".

Il progetto contiene 6 brani d'autore ed è disponibile su tutti i digital store, in collaborazione con l'Etichetta discografica Sorridi Music e le Edizioni di Magilla Spettacoli.I suoi primi inediti sono in stile pop italiano. Francesco Pallara:-Con le mie dediche d'amore,cerco qualcosa che arrivi al cuore,che conquisti e catturi l'anima anche delle nuove generazioni.Scrivo e compongo emozioni e passioni attraverso un cantautorato a mio parere suggestivo. Produco e collaboro con altri artisti emergenti, le mie canzoni e la mia musica raccontano storie di vita vissuta ,di un puro sentimento a cui aspiro. Cerco sempre l’originalità ed ho una devozione per quei valori e idee che ci distinguono e ci fanno sentire liberi di essere noi stessi-

I brani dell’album sono: Questo è amore; Te stesso; Coriandoli; Vivere e rivivere; Un’anima sei; Ti sei fumata la Maryuwanna.

Videoclip: https://www.youtube.com/watch?v=_Nnf2GoA5ZU

Biografia

Francesco Pallara Angelo Maria nato a Lecce il 19 luglio 1974.

Inizia le sue prime esperienze viaggiando in autostop come artista di strada improvvisando e scrivendo testi, poesie e melodie.

Si diploma al Liceo Artistico e successivamente abbandona gli studi all’accademia delle Belle Arti per proseguire la sua ricerca spirituale, dissociandosi da una società a suo parere ristretta e bigotta e per avviare un’attività artistica organizzando esposizioni di pittura con performance musicali.Frequenta e organizza centri sociali alternativi, raduni, concerti rave e comunità indipendenti in stile hippie.La passione per i viaggi lo porta in America Latina dove fa esperienza con dj locali proponendosi come vocalist free styler in stile ragamuffin, genere molto diffuso nella cultura della sua terra d’origine e che lo ha ispirato a iniziare il suo percorso musicale. Dopo varie collaborazioni occasionali durante serate e dancehall in varie località italiane presso location alternative, si esibisce sul palco di XFACTOR 11 e quello di CULTURA MODERNA su ITALIA 1 con lo pseudonimo di PAPA CICCIO.

Successivamente decide di esprimere la parte più intima e profonda ,sensibile ed emotiva della sua personalità, passionale e romantica, nonché trasgressiva e anticonformista, così realizza e pubblica il suo primo album musicale dal titolo PER TE.

Produce e collabora anche con altri artisti emergenti come paroliere e compositore di basi musicali per condividere esperienze e progetti. Pubblica anche un album instrumental dal titolo “Analogic”, composto in stile disco house e un brano dal titolo “Rapid dogs” cantato in duetto. Si dedica e si occupa anche all’arte del riciclo per sostenere il proprio territorio con attività per la salvaguardia e il rispetto dell’ambiente.

Durante il periodo di restrizioni da covid realizza il MUSIC BACKSTAGE, un canale youtube con dirette live in collaborazione con etichette discografiche italiane, diventando un punto di riferimento anche per altri artisti emergenti del settore musicale che vogliono affacciarsi alla scena discografica con nuove produzioni e proporre i propri progetti.

Simon in radio ed in tutti i digital store con il singolo “Tutti fuori”

 


In tutti gli store digitali “Tutti fuori”, il nuovo singolo del cantante e performer genovese Simone Sfriso, in arte Simon, brano che porta la firma di Francesca Facciolo e Sara Cardoselli (Jeanne Duval).

Simon: -“Tutti fuori” è un brano che auspica un ritorno alla vita, alla leggerezza, alla normalità, e alla spensieratezza a cui noi tutti aneliamo. Questa canzone vuole rappresentare l'esortazione e l'augurio al nostro intero Paese: l'Italia, invitandolo ad uscire fuori di casa, di testa, dai preconcetti, dagli armadi coi vestiti troppo stretti, riacquisendo le redini dell'esistenza, a cavallo dei sogni, sopra la strada della libertà-

La produzione artistica è a cura di Kikko Enrico Palmosi, la regia del videoclip è di Marco D’Andragora, mentre la direzione artistica e le coreografie sono di Matteo Addino, con i ballerini della Naima Academy.

Biografia

Simon – pseudonimo di Simone Sfriso – è un nome di origine ebraica derivante dal termine “shama”, che significa “ascoltare”. Simon, cantante nato a Genova, inizia il suo percorso artistico con la partecipazione nel 2016 a The Voice of England a Londra, anno durante il quale pubblica il suo primo singolo in inglese Hard time entrando in top 10 e superando le 400 mila visualizzazioni su YouTube.

Successivamente entra nel mercato italiano discografico con il singolo Prima o poi raggiungendo le 700mila visualizzazioni, citato in svariate riviste e siti molto noti come Tgcom24, Marie Claire, Dire Giovani, RAI Play e molti altri.

Nell’estate 2017 per la Casa discografica Saar Records e il produttore Bruno Facciolo pubblica altri singoli quali " Tequila e Ananas e il Gilet in rotazione radiofonica.

Nel 2018 con il singolo "Un estate di più" riscuote un gran successo con il pubblico, partecipando anche come ospite a vari Festival importanti tra cui il Festival show in grandi piazze d i Italia con i big della musica, Albano, Red Canzian dei Pooh, Irama, The Kolors Elettra Lamborghini, Anna Tatangelo e molti altri. In seguito il Videoclip di Un’estate di più spopola su RAI Gulp nella trasmissione televisiva Gulp Music. Per l'estate 2019, sempre per Saar records, pubblica un nuovo singolo completamente in spagnolo intitolato La Reina del Party, con sonorità cubane, realizzato proprio a Cuba. Nei digital store e nelle radio italiane da venerdi 15 Novembre 2019 “NO”, il nuovo singolo dell’artista genovese Simone Sfriso in arte Simon, scritto da di Pierluigi Scarpellini e Francesca Facciolo. Il brano è accompagnato dal videoclip per la regia di Marco D’Andragora. “Un No scandito e deciso! No ad ogni tipo di prevaricazione, di discriminazione. No! Un No gridato, urlato per ogni forma di bullismo! E…tu, non avere paura perché tanto, qualsiasi cosa farai. Ti criticheranno sempre comunque. Ti odieranno perché hai qualcosa che loro non hanno. La differenza fa sempre paura”.

In questo 2020 Simon parla di Amore.. Un Amore senza regole, il nuovo brano scritto dalla talentuosa Sara Cardoselli in Arte Jeanne Duval. Nasce dall'idea di rappresentare un sentimento che si estranei da ogni tipo di preconcetto, che prenda le distanze da dogmi, da pregiudizi, proprio per abbracciare ed inglobare in se stesso il vero senso di: amore universale inteso come un emblema dell'amore incondizionato tra madre e figlio, manifesto dell'amore omosessuale, simbolo dell'amore verso gli animali, marchio distintivo dell'amore concepito nel senso piu ampio del termine, che non viene assoggettato da alcun tipo di regola. Successivamente nasce una grande collaborazione con Enrico Kikko Palmosi e Luca Sala due grandi nomi per il brano intitolato “Inverso” scritto ancora da Sara Cardoselli, un brano intimo ed emozionante.

Goji in radio e nei digital store il nuovo singolo “Bocca dello stomaco”

 


In radio ed in tutti gli store digitali il nuovo singolo del cantautore ferrarese Francesco Brunelli, in arte Goji, “Bocca dello stomaco” (Latlantide Promotions), un brano che racconta la storia di due ragazzi che si amano per “proteggersi”, dalla paura di amare, evitano di comunicare i loro sentimenti.

Goji: -Il brano nasce dal pensiero che spesso teniamo i nostri sentimenti fermi a marcire dentro di noi. Ci mettiamo in testa che dobbiamo fare una cosa “razionalmente giusta” per poi nascondere la parte più vera e limpida di noi stessi. Questo causa infelicità, insoddisfazione, mancanza di obiettivi e una serie di cose che possono solamente danneggiare l’individuo ed in secondo luogo la nostra società. E’ la storia di due ragazzi, dove lui però non riesce più trattenersi e promette a se stesso che se un giorno di maggio (la primavera, la rinascita) dovesse incontrarla di nuovo, dirà lei tutto quello che sente e che è rimasto aldilà dei pensieri razionali, proprio lì, nella bocca dello stomaco-

Biografia

In una famiglia cresciuta a pane, Lucio Dalla, Lucio Battisti e con un padre che suonava la batteria non poteva che crescere un figlio che amasse la musica e venisse profondamente influenzato fin da bambino da quei suoni, quelle parole - pesate, curate e cantate - per riuscire ad arrivare al cuore delle persone. Così nasce l'amore per la musica di Francesco Brunelli, in arte Goji.

Dopo diversi premi vinti, tra cui il premio “Red Passion” al “Sanremo Music Awards 2015” e il primo premio inediti al “Sanremo Open Theatre 2016”, partecipa al concorso “La Bella e La Voce” vincendo il premio della critica.

I suoi brani nascono dalla vita di tutti i giorni, da dettagli e particolari, nascono dall’amore e della sua ricerca profonda sul significato della vita (cosa di cui è innamorato). Porta dentro di sé la passione per i suoni elettronici e li cerca ascoltando artisti di tutto il mondo.

Vince Area Sanremo 2018 con il brano “Come Va (adesso bene)” prodotto da Davide Maggioni e Maurizio Rusty Rugginenti e arrangiato da Nicola Scarpante.

Nel 2019 partecipa agli eventi collaterali del Festival di Sanremo tra cui Casa Siae Sanremo e OptimaREDAllert con Red Ronnie e Grazia Di Michele.

Sempre nel 2019 inizia la collaborazione con Paolo Valli, figlio di Celso Valli, con cui continua a lavorare sul suo progetto e su nuove idee.

Nel 2020 esce in radio “Mambowe”, brano dalle parole ermetiche e riflessive, nato da un sogno illuminante.

Nel 2021 il progetto si evolve con la partecipazione di Franco Iannizzi ed esce il singolo chiamato “Bocca dello Stomaco”.

Intervista di Alessia Mocci ad Emanuele Martinuzzi: vi presentiamo Notturna gloria

 


Le mie prime raccolte, che non ho quasi più riletto se non alcuni estratti, provenivano da tutt’altra considerazione personale della poesia, il senso che davo al poetare era molto nitido dentro di me, la ricerca della poesia si sposava perfettamente con la riflessione e la conoscenza di se stessi e del mondo, era un fatto che davo per scontato, quei lavori risentono di queste e altre illusioni che avevo sulla vita, la cultura letteraria, la poesia e me stesso.– Emanuele Martinuzzi

Sulla via che percorriamo e che denominiamo vita capita, talvolta, la possibilità di guardarsi allo specchio in modo diverso, con uno sguardo interiore che disprezza la menzogna. Se, in quell’occasione, l’essere umano – il poeta – è disponibile all’ascolto si può accedere alla porta con quella consegna di chiavi che permette l’ingresso in un mondo altro, grazie al quale si ha l’abbandono di ‘alcune’ illusioni che impugnavano le redini del cocchio. ‘Alcune’, già, perché oltre all’imprevedibilità della corsa dei due cavalli anche il paesaggio che incontriamo potrebbe imbastire una nuova tavola nella quale l’arrogante desiderio ci fa tramutare le vivande in oro.

Emanuele Martinuzzi (Prato, 1981) si è dedicato ai versi sin dalla tenera età ed, anche, dopo la laurea in Filosofia ha continuato una strada solitaria di dialogo incessante. Dalla prima pubblicazione con “Nella pienezza del Non” sino al canzoniere di cui si tratterà in questa intervista, Emanuele si è prodigato nell’indagine sul perché della scrittura come necessità “costruttiva affidata al verso”.

“Notturna gloria” edito da Robin Edizioni nel 2021, con prefazione di Adua Biagioli Spadi, è una raccolta di ventuno poesie associate ad altrettante illustrazioni del Maestro Gianni Calamassi. L’opera presenta un differente concetto di gloria che per l’appunto è notturna, è oscura, infernale. Il canzoniere è suddiviso in tre parti, nella prima trovano spazio le città in stato di abbandono, nella seconda città storicamente esistite e nella terza ed ultima parte luoghi immaginari.

“[…] Fuggo cavo di me stesso nelle caverne/ del sentire, spigoloso mi dicono i vocaboli/ di seta delle rocce, rime vaganti in questa/ eco arretrata alla morte// […] – “Aufugum”

 

A.M.: Benvenuto Emanuele, è un piacerti poter presentare ai lettori la tua novità editoriale. Anni fa ci siamo incontrati con tre tue sillogi: “Nella pienezza del Non”, “Anonimi frammenti” e “Dopo il diradarsi, la nude”. “Notturna gloria” è in comunicazione diretta con questi titoli citati oppure percorre un’altra via?

Emanuele Martinuzzi: Un vero piacere poter parlare con te ancora una volta del mio ultimo lavoro letterario. In effetti è trascorso tanto tempo dalla mia prima autopubblicazione “Nella pienezza del Non” che venne alla luce nel 2010, più di dieci anni fa, mi sembra passata una vita. Già allora fu un cambiamento non da poco, dopo che per tanto tempo, da quando avevo dodici anni, avevo vissuto la poesia in modo intimo, scrivendo solo per me stesso, mettendo in un cassetto le mie poesie, percorrendone i sentieri in solitaria e allo stesso tempo in liberissima ricerca, leggendo e dialogando solo con gli autori del passato e con le mie emozioni più profonde. Da un lato sento che tra i primi lavori pubblicati, tra cui appunto “Anonimi frammenti”, “Dopo il diradarsi, la nube”, “Polittico” e questo ultimo canzoniere c’è una sottile comunicazione, anche ideale, per ponti misteriosi, accomunati dalla mia sensibilità che nel tempo si rinnova certamente ma permane, dall’altro sinceramente parlare anche solo dei miei primi lavori e di conseguenza del me di allora mi pare addirittura di evocare le reminiscenze di un'altra vita, letteraria anche, e rispetto ad adesso è come ci fosse un burrone di differenze non più avvicinabili, né colmabili neanche dal ricordo, che non riesco a mettere a fuoco del tutto. Le mie prime raccolte, che non ho quasi più riletto se non alcuni estratti, provenivano da tutt’altra considerazione personale della poesia, il senso che davo al poetare era molto nitido dentro di me, la ricerca della poesia si sposava perfettamente con la riflessione e la conoscenza di se stessi e del mondo, era un fatto che davo per scontato, quei lavori risentono di queste e altre illusioni che avevo sulla vita, la cultura letteraria, la poesia e me stesso. Non li rinnego assolutamente fanno parte di quello che ho scritto, sono lì a testimonianza di qualcosa, anche se non so più bene cosa in realtà o meglio sono semi germogliati e lì accetto per come sono o non sono. Quella fiducia costruttiva affidata al verso, quel senso filosofico della poesia sono prospettive in cui non mi riconosco più così in modo entusiasta e privo di tentennamenti. Quel percorso si è evoluto fino alle mie due raccolte “L’oltre quotidiano – liriche d’amore” e “Di grazia cronica – elegie sul tempo”, edite da Carmignani editrice, che in un certo qual modo sono l’apice del mio intendere la poesia come forma interiore, una via primigenia del filosofare, strutturate per temi, portatrice di significati criptici ma netti, essenziali, cioè l’una l’amore come archetipo del femminile, l’altra il tempo come archetipo del maschile. Dopo per me c’è stata la diaspora dei saldi pensieri, la perdita di quel centro di gravità permanente che si rifletteva nelle mie poesie. La vita mette sempre in discussione tutto, porta ombra dove si crede ci sia solo luce, o fa apparire il chiaroscuro in ciò che si chiamava sole. In questo senso è più originale e fantasiosa di qualsiasi autore. Un lungo e confuso periodo contrassegnato dal cosiddetto blocco dello scrittore è stato capace di esiliare i miei punti di riferimento interiori, cambiarmi, vedere diversamente la poesia, anzi forse vedere per la prima volta come non la vedessi, che fosse qualcosa di sfuggente, incomprensibile, forse una passione che non capivo profondamente, che mi illudevo di controllare, pur traghettandomi in territori di estasi e tormento, senza neanche sapere come e perché. In questo periodo di ripensamento ho pubblicato altre due raccolte “Spiragli” edita da Ensemble e “Storie incompiute” edita da Porto Seguro editore, che apparentemente possono sembrare poesie ermetiche, di ispirazione orientale, con l’intenzione di tendere verso l’essenziale, ma che in realtà si compongono di scritti nati incompiuti, epigrammi manchevoli, frammenti e spiragli segnati da una voce interrotta, ossia sono ciò che ho saputo tirare fuori da un’ispirazione disorientata, senza largo respiro, che veniva fuori a tratti, gettata sul foglio bianco senza più il solito e passato labor limae, ma così come un gesto al di là del senso, un comunicare a prescindere, un bisogno di cuore e pancia, senza più troppa mente o riflessione. In questo contesto ho incominciato a fare viaggi alla ricerca di luoghi abbandonati, siti archeologici, monumenti d’arte, chiese antiche e altre architetture del passato, all’inizio per diletto e poi per seguire una strana esigenza ancora non ben compresa. Poi dai territori fisici mi sono spostato nei territori letterari, cosiddetti inattuali, remoti, lontani, a me sconosciuti o in quelli della fantasia, complice anche un periodo di problemi personali, che non mi permettevano di spostarmi agevolmente. Girovagando trovavo pace e meraviglia in questi spazi dalle molte dimensioni, incurvati nel silenzio, e venivo a volte asserragliato da parole e frasi che trascrivevo e componevo via via, formando così quelle che poi sarebbero diventate le 21 poesie del mio ultimo lavoro poetico. Così è nato piano piano, viaggio dopo viaggio, ombra dopo ombra, eco dopo eco, dubbio dopo dubbio, lettura dopo lettura, dal 2017 al 2019, questo canzoniere illustrato intitolato “Notturna gloria” edito da Robin edizioni. Ancora non so cosa e se ho trovato qualcosa, ma la sensazione del viaggiare mi ha fatto avvertire la possibilità di nuove radici ed elaborare il lutto in un certo senso, trasfigurando quelle perdute.

 

A.M.: Nella prefazione de “Notturna gloria”, Adua Biagioli Spadi scrive: “Il viaggio intrapreso dal poeta, quasi una sorta di ricordo dantesco, è un addentrarsi fisico e mentale nella fragilità delle cose e del suo stesso io: egli stesso coglie l’inizio dell’ombra per risalire a una luce fiduciosa che sa di avere un luogo, da qualche parte, una destinazione tutta da ritrovare.” Ombra e luce, viaggio e casa: perché il poeta trascorre la sua esistenza in viaggio?

Emanuele Martinuzzi: Tutta la prefazione della poetessa Adua Biagioli Spadi è riuscita davvero a farmi comprendere meglio che cosa avessi comunicato agli altri, che cosa potessi capire meglio del mio scrivere e nuove sfumature non preventivate né calcolate nella stesura, a cui abbandonarsi così senza riserve. Ha impreziosito sicuramente il tutto dando uno sguardo tagliente e profondo, dove si doveva e poteva, per osservare nell’invisibile. Comunque non solo i poeti, siamo tutti in viaggio in qualche modo, anche senza uscire dalla propria casa o dalle proprie emozioni. Siamo abitati da luoghi, o meglio non-luoghi, utopie che ci attraversano, desideri che ci lacerano e che spesso non vengono ascoltati, si passa una vita a viaggiare magari fisicamente senza fermarsi ad osservarsi, inseguendo il cambiamento, gustandone l’ebbrezza o irretiti dalla fretta, senza sentire più cosa rimane invece immutato e morto dentro di noi, o magari una vita trincerati nella propria casa, impauriti e protetti dall’esterno, illudendosi di rimanere sempre gli stessi, di poter controllare il cambiamento, il divenire delle cose e di ciò che siamo e non siamo o non sapremo mai. Nello spaesamento che vivevo, viaggiare, spesso nella mia amata Toscana alla scoperta di luoghi bellissimi e poco conosciuti, se non dimenticati, è stato un rispecchiamento continuo nei tormenti di ciò che non osavo più chiamare, né evocare attraverso le disperse parole della poesia. Nella mitologia antica è un classico che l’eroe, il poeta o il mistico debba attraversare il guado della vita più misteriosa, intraprendendo la sua catabasi, la sua discesa nell’oltretomba che fuor di metafora può essere la sua immersione nelle ombre della propria anima, per recuperare l’amore fuggito o disperso, la propria Euridice da salvare, o incontrare Beatrice, solo mezzo di salvezza per vedere faccia a faccia la scintilla di senso che ci abita, al di là del deserto in cui ci troviamo a peregrinare a volte. In questo caso discendere nelle ombre di ciò che è abbandonato o spopolato, nella voragine di ciò che è distrutto o scomparso o nella vertigine del sogno, è stata sia la catabasi che l’anabasi, sia un perdersi che ritrovarsi nella scrittura di queste poesie, in una straniante forma di rispecchiamento e perdizione. La poesia è salvezza e dannazione, una benedizione e un labirinto. Non si può prescindere dal vivere le contraddizioni se si vuole leggere, scrivere, vivere le proprie poesie, la poesia.

 

A.M.: Ogni poesia è compagna di una speculare illustrazione, opere del Maestro Gianni Calamassi. Com’è nata questa collaborazione?

Emanuele Martinuzzi: Man mano che buttavo giù le frasi e che le poesie si materializzavano sotto ai miei occhi continuavo ad avvertire quella sensazione di imperfezione e manchevolezza, che mi aveva accompagnato e che aveva contraddistinto le mie due raccolte precedenti, “Spiragli” e “Storie incompiute”, ciò che scrivevo nella sua vaghezza e nel suo personale simbolismo mi pareva non riuscire a dare corpo a quei luoghi interiori, a cui volevo dare nuova vita. Ho pensato che fosse una cosa che non avevo mai fatto, ma un esperimento interessante in cui imbarcarsi quello di associare ad ogni poesia un dipinto o disegno o illustrazione, in modo che le linee e le forme giungessero dove la mia voce mi sembrava arenarsi. Ho pensato subito di proporre questa cosa al Maestro Gianni Calamassi, che stimo molto umanamente e artisticamente. E lui con generosità e amicizia devo dire che non solo ha accettato subito, ma si è affidato alle mie decisioni e sensazioni, pur avendo più spessore e maturità artistica. Mi ha dato un insegnamento importante, dando fiducia alle mie scelte estetiche, instaurando un creativo connubio tra diverse generazioni e sensibilità, in cui si è ritrovato con lo spirito di sperimentarsi ancora una volta. Addirittura ha disegnato appositamente per questo lavoro tutta la serie delle città abbandonate o spopolate, prendendo spunto da mie fotografie fatte nelle mie peregrinazioni, in uno stile figurativo. Mentre per le città scomparse o distrutte ha donato le sue opere astratte e minimaliste e per le città immaginarie alcuni suoi lavori figurativi con ascendenze simboliste e surreali. Quello che mi onora è che chi avrà modo di leggere questa raccolta potrà fare un interessante excursus nella produzione artistica di questo Maestro fiorentino, con opere che vanno dal 1970 al 2019. Credo già questo esalti di per sé le mie poesie e davvero integrino le loro possibilità espressive con orizzonti insperati.

 

A.M.: Qual è la città a cui sei più legato?

Emanuele Martinuzzi: Non ho una città a cui sono più legato e non potrei averla per come è nato ed è stato costruito questo libro. Ogni città raccoglie e custodisce un flusso di pensieri, ricordi, emozioni e luoghi sia fisici che interiori, che le lega tra loro in un continuo indistinto. Ogni città evocata dalla poesia e dall’arte in realtà non è solamente quel luogo particolare. Questa raccolta è una sinfonia di linee e parole, silenzi e forme, è venuta fuori così spontaneamente. E poi ogni luogo è associato a una persona, a un gesto a me caro e non potrei scegliere tra questi istanti così importanti dentro di me. Sterlingo, città immaginaria, è per esempio il nome storpiato nei racconti mitologici di mio nonno della collina dove vivevano i suoi avi mezzadri e dove lui tornava spesso a visitare quei verdi paesaggi, in una dimensione per me bambino che ascoltavo queste favole, ancora adesso a metà tra il sogno e la realtà. Perla, città immaginaria citata nel libro “L’altra parte” di Alfred Kubin, è anche il nome della persona a me cara, che mi è stata vicino per diverso tempo e che mi ha raccontato di questo enigmatico scrittore austriaco. Aufugum è la città scomparsa e distrutta, su cui è sorta la città calabrese in cui è nato mio padre e in cui abita ancora una parte importante della mia famiglia e quindi della mia storia personale, legata alle passate generazioni. Luni, antica e importante città distrutta dell’antica Roma, citata da Dante nella Divina Commedia e da cui è sorta la bellissima Lunigiana in cui ho girovagato alla ricerca di bellezze naturali o borghi spettacolari come il borgo medievale di Bagnone. Per esempio le città abbandonate o spopolate che ho visitato personalmente, che hanno ispirato i versi di queste poesie, in realtà non tutte sono citate, mi viene da pensare a Villa Saletta dove è stato girato il film La notte di San Lorenzo dei Fratelli Taviani, o Castiglioncello a Firenzuola, oppure la Chiesa di San Michele Arcangelo che sorge all'interno dell'antico borgo fortificato di Castel di Nocco, sul valico della vecchia strada che ancora oggi unisce Buti e Vicopisano, e così tante altre. Ognuno di questi luoghi con la loro magia ha contribuito ed è presente in questa raccolta, pur nella loro assenza, attraverso l’ispirazione e le parole da essa nate. Anche la tripartizione che si è consolidata nell’evoluzione naturale di questo viaggio, tra città abbandonate o spopolate, città scomparse o distrutte, infine città immaginarie, ha un senso non assoluto, le une sconfinano metaforicamente nelle altre, l’ispirazione dei versi di una città può essere nata dall’incontro di più luoghi fisici o letterari. Il tutto crea un viaggio misterioso e sfumato tra concretezza e sogno, tra interno ed esterno, tra natura umana e storia personale.

 

A.M.: In “Alba longa” si legge: “[…] È come un filo sottile l’attesa che cuce tra loro/ passanti di nebbia in città future, guance/ di notturni che si coricano nell’altra metà della neve/ come un bisbiglio, un’eresia.// […]” Perché l’anima è una piazza deserta?

Emanuele Martinuzzi: Questo e altri versi non smettono di emozionarmi e tormentarmi ogni volta che mi ricapita di leggerli. C’è un’oscura simmetria in alcune frasi di questa raccolta, completata nel 2019, rispetto alla tragica vicenda della pandemia e delle sue conseguenze per tutti noi. Assolutamente non perché penso che vi sia un afflato profetico in questi versi, sono un semplice e umile amante della poesia, il dono della profezia non mi appartiene, è già tanto se so cosa mi accade nel presente, figuriamoci ben altro. Però credo che la poesia possa sempre parlarci sia del passato che del futuro, in quanto per sua natura, indipendentemente da chi la scrive, si staglia in un orizzonte di senso universale, in cui convergono il cuore, la pancia e la mente dell’umanità e così le sue dimensioni temporali e i suoi spazi interiori. Aver viaggiato in questi luoghi spopolati in tempi ancora immuni da questa assurda vicenda, rende più ancora interessante secondo me la lettura di “Notturna gloria”, perché permette un ripensamento ed elaborazione del presente alla luce del passato, con la speranza di un futuro di ricostruzione. C’è uno spopolamento dei luoghi e uno dell’anima, non-luogo delle utopie, dei sogni. In effetti queste poesie che cosa non cercano di fare se non ricostruire con la bellezza e l’arte luoghi destinati dalla natura e dalla storia all’oblio. La forza della cultura spesso è un opporsi alle forze incontrollate della natura o della violenza. L’anima è una piazza deserta, quando discende negli inferi delle proprie ombre, le figure che passano sono passanti senza volto destinati a una nebbia che non si dirada, in cui la città perde i suoi connotati per scomparire assieme all’individuo. Mi viene in mente anche la poesia Umbriano, su questa città abbandonata immersa nei boschi della bellissima Umbria, che così canta: “[…] gli steli stanno insieme e disuniti, / non per il vento che li urla”. Nel testo si ripete ossessivamente questa frase, stanno insieme e disuniti, e nel rileggerla non posso non immedesimare tutta la sottile e taciuta sofferenza per una necessaria distanza realmente vissuta da tutti noi, si spera più temporanea possibile, in cui solo il vento urla ciò che il cuore non osa dire, attanagliato dalla paura. C’è sicuramente una distanza che rende estranei perfino nella vicinanza, ed è l’indifferenza, la mancanza di empatia. Questo per dire come la poesia dia voce alle ombre del cuore, agli anfratti della mente sofferente o speranzosa, questo è il suo viaggio da sempre.

 

A.M.: In “Fedora” si legge: “[…] In ogni gesto sembra quasi vivano ancora/ i frammenti di una fragranza antica, la meraviglia/ della campagna che tace nei ricordi, un aroma amaro/ di dolcezza, l’infanzia dei perché.// […]” Perché, oggi, noi esseri umani siamo così distanti dalla meraviglia?

Emanuele Martinuzzi: Credo che la meraviglia faccia parte dell’umanità, della sua parte più fragile, misteriosa e creativa, in cui la ragione si abbandona al sogno, in cui l’infanzia viene custodita in tutta la sua mitologia e la sua creatività. In ogni epoca e in ogni persona c’è sempre un dialogo, uno scontro se non proprio una lotta tra le intenzioni della meraviglia e quelle del cinismo, del disincanto e della perdita dell’incanto con cui guardare alle cose. Viviamo in un’epoca storica, che per svariate ragioni e su molti aspetti è connotata da questa dialettica imperfetta, tra la follia del nichilismo e le ragioni del sogno, della speranza, dell’umanità. Dove il futuro e l’umanità sembrano venire meno la sfida è ancora più interessante e più grande per coloro che, affidandosi alla propria piccola sensibilità come a una fiammella nelle tenebre, decidono di procedere attraverso le tenebre o le incertezze o certe dinamiche anti-umane, affrontando prima di tutto dentro se stessi il nichilismo che pervade il proprio momento storico. Mi viene in mente la bellissima scena del film Nostalghia di Andrej Tarkovskij, girata nelle piscine di acque termali di Bagno Vignoni. Detto ciò questa raccolta con tutti i suoi limiti, che in realtà sono anche i suoi pregi, avverto sempre più nitidamente sia un esempio, non sempre di semplice accesso o immediata lettura, di ricostruzione della meraviglia nei sepolcri della storia. Ci vuole tempo per addentrarsi in queste ombre, è un libro che deve sostare sulla scrivania o sul comodino per molto tempo, riprenderlo, abbandonarlo, darsi tempo e farlo assorbire assieme al proprio vissuto, giorno dopo giorno.  Lo si può amare o detestare, a una prima impressione. Un libro del tempo che sedimenta dentro il proprio spirito con lentezza. Una lettura diversa, da donare agli altri. E appunto viene raccontata nei versi e nelle immagini di Notturna gloria la possibilità che l’arte, la poesia e la bellezza possano infondere vita e senso in ciò che apparentemente sembra non averne più, destinato ad essere cosa o maceria, in balia del tempo e delle contraddizioni della natura. E anche che se il tuo tempo storico non soddisfa i tuoi bisogni interiori o risponde alle tue domande più profonde, c’è sempre la possibilità di guardare al passato, riscoprire territori non più calpestati né letti da secoli per guardare le cose da inattuali prospettive. La verità non è data una volta per tutte solo dall’oggi, ma ci abita e accompagna con molti nomi, a volte misteriosi e sconosciuti come i nomi delle città remote di questo canzoniere, a cui va ridato nuovo spessore e nuove vie interpretative. Si può dialogare con ciò che sembra morto e nel dialogo miracolosamente si affaccia una nuova esistenza. 

 

A.M.: Devo confessarti che tra tutti questi borghi solo uno mi è familiare: Erto. Di sicuro avrai intuito il perché… Che cosa significa perdersi “ad ascoltare timbro paterno del vento”?

Emanuele Martinuzzi: La scelta di inserire Erto nelle città abbandonate o spopolate mi sembrava doverosa, non solo per ricordare il disastro del Vajont e di quella tragedia su cui sono stati fatti numerosi dibattiti, processi e opere di letteratura, su cui molti scrittori e uomini di cultura hanno speso le loro idee e il loro ricordo, come per esempio Mauro Corona nel libro Vajont: quelli del dopo, ma anche per fare un viaggio nel tempo, una sorta di flashback nella Erto abbandonata e spopolata di allora, appena dopo l’avvenuto disastro, ripercorrere quelle emozioni, ridare spessore a quel vuoto allagato di violenza. In quella atmosfera sospesa, in un tormento nuovo e assurdo, comunque spirava il timbro paterno del vento. Nella solitudine più tragica mi piace pensare si possa avvertire lo stesso vento come una voce vicina che ti rincuora, che nel lambirti ti dice sei ancora qua, sei vivo e puoi ricostruire, dare testimonianza. Comunque non solo Erto è uno dei borghi che ci può essere direttamente familiare, ma anche Craco, un bellissimo paese fantasma in provincia di Materna, conosciuto attraverso le immagini che i molti film che sono stati girati là hanno immortalato e reso presente al nostro sguardo, ne cito solamente alcuni “Il Vangelo secondo Matteo” di Pier Paolo Pasolini, “La Passione” di Mel Gibson, “Cristo si è fermato ad Eboli” di Francesco Rosi.

 

A.M.: Causa pandemia le presentazioni letterarie non sono state praticabili ma ho notato che in tanti hanno ben pensato di utilizzare i social network e la modalità video come alternativa.

Emanuele Martinuzzi: Personalmente ho continuato ad usare i social come ho sempre fatto per la diffusione e condivisione della mia passione per la poesia, la scrittura e la cultura in genere, anche quella più frivola o da intrattenimento, attraverso il mio blog e le mie pagine Facebook e Instagram. Per le presentazioni seguendo un po’ la mia indole e la mia timidezza ho preferito per adesso aspettare a osare facendo presentazioni video on line. Non escludo in futuro che possa sperimentarmi anche in questa cosa. Per adesso complice la bella stagione, il fatto che mi sia vaccinato per la mia e altrui sicurezza, e la situazione che va pian piano migliorando riguardo la triste situazione pandemica che stiamo vivendo, dovrei presentare in presentia per la prima volta “Notturna gloria”, durante una rassegna artistica e letteraria nelle colline della mia amata Toscana. Bello è sempre visitare i luoghi, portare la propria poesia e magari riuscire a toccare il cuore degli altri, di amici vecchi e nuovi. La poesia ci mette in contatto gli uni gli altri e con l’invisibile che ci abita.

 

A.M.: Salutaci con una citazione…

Emanuele Martinuzzi: Non mi viene in mente nessun’altra citazione se non il bellissimo verso di Montale che chiude la sua poesia Casa sul mare, inserita in Ossi di seppia, e che ho voluto porre all’inizio del viaggio di “Notturna gloria” prima della poesia che apre la raccolta Monte Kronio di Sciacca, come a voler significare che questo viaggio di ricostruzione e riconciliazione con le proprie ombre inizia da un approdo sulle sponde dell’antico mare di Sicilia, com’è stato per la colonizzazione greca d’Occidente nella Magna Grecia, per la spedizione dei Mille o lo sbarco in Sicilia degli Alleati.

“Il cammino finisce a queste prode/ che rode la marea col moto alterno./ Il tuo cuore vicino che non m'ode/ salpa già forse per l'eterno.”

 

A.M.: Emanuele ti ringrazio per le numerose riflessioni che hai espresso e ti saluto con le parole di Aristotele: “Se non esistesse nulla di eterno, neppure il divenire sarebbe possibile.”

 

Written by Alessia Mocci

 

Info

Blog Emanuele Martinuzzi

https://andthepoetry.blogspot.com/

Acquista “Notturna gloria”

https://www.ibs.it/notturna-gloria-libro-emanuele-martinuzzi/e/9788872748381

 

Fonte

https://oubliettemagazine.com/2021/06/23/intervista-di-alessia-mocci-ad-emanuele-martinuzzi-vi-presentiamo-notturna-gloria/

 

martedì 29 giugno 2021

“Ammore” il nuovo singolo di Andrea Sannino fuori dal 28 giugno, giorno del sesto anniversario dal lancio di “Abbracciame”

 


Si intitola “Ammore” il nuovo singolo di Andrea Sannino, il cantautore conosciuto nel mondo anche come “Mr. Abbracciame”, dal nome del brano che ha totalizzato 47 milioni di visualizzazioni su YouTube, considerato un inno, simbolo di resilienza, durante il lockdown del 2020. 

 

Il singolo “Ammore” è uscito ufficialmente il 28 giugno (la stessa data di lancio di Abbracciame, a sei anni di distanza) e, come si evince dal titolo, Andrea torna così a cantare l’amore facendosi interprete del più nobile dei sentimenti. 

Il giovane cantautore è stato ospite il 27 giugno nel programma di Rai Uno Domenica In con Mara Venier dove il nuovo singolo “Ammore” sarà annunciato in anteprima.

 

Ammore è una canzone avvolgente, romantica ed elegante - spiega Sannino - il brano è firmato da me insieme ad il pianista e compositore Mauro Spenillo e prodotta con il chitarrista e compositore Pippo Seno, ormai divenuti ‘dream team’ della scena musicale mediterranea. So bene che questa ballad non è molto in linea con le logiche di mercato e quindi non può essere considerato “un pezzo estivo”, ma chi mi conosce lo sa, io non seguo il mercato ma l’anima delle cose e quindi credo che non ci sia un tempo giusto per parlare d’Amore perchè ogni momento è quello giusto per me

 

Il video, uscito il 28 giugno alle ore 14 con la regia e soggetto di Luciano Filangeri e sceneggiatura di Luca Delgado, trasferisce, in immagini, il senso di “Ammore”. Il fulcro del video è nella storia ed in particolare modo in questa parte di testo “Tu si ‘o sole fore quanne nun ce sta, Si ‘a forza quanne nun ‘a sai truvà, E nun t’arrienne ma sai perdere, Pecchè sai ca dinte ‘a vita se po’ sempe accummincià” …nella vita si può sempre ricominciare.

 

Bio e Carriera

Andrea Sannino è un cantante, attore e autore nato a Napoli il 5 luglio 1985. 

Appassionato di musica fin da bambino, inizia a scrivere canzoni all’età di 9 anni, mentre a 15 si avvicina al teatro entrando in una compagnia amatoriale di Ercolano e per 5 anni si esibisce come attore e cantante in alcuni musical.

Dal teatro alla musica, dai live al cinema, la carriera di Andrea è a 360° un percorso completo costellato da collaborazioni importanti.

Nel 2006 approda alla televisione, nel programma di Rai 1 Il treno dei desideri dove Sannino ha l’opportunità di duettare con Lucio Dalla. Il suo più grande successo in campo musicale arriva però qualche anno più tardi, quando scrive e lancia il brano Abbracciame, trasformatosi in una sorta di inno per la Napoli della contemporaneità: uscito nel 2015 all’interno dell’album Uànema, pubblicato dalla Zeus Record di Napoli, il brano è stato firmato dallo stesso Sannino con il musicista e compositore Mauro Spenillo e prodotto dal chitarrista e compositore Pippo Seno insieme agli stessi Spenillo e Sannino.

“Uànema” è stato il disco napoletano più venduto nel 2015, con la presenza stabile di ‘Abbracciame’ ai vertici delle classifiche-Spotify, con oltre 9 milioni di stream e 47 milioni di visualizzazioni su you tube (e circa 80 milioni totali del canale ufficiale)

Tra i suoi brani più famosi ‘Na Vita Sana, scritta da Gigi D’Alessio e inclusa nel suo secondo album, Andrè e pubblicato dalla Zeus Records.

Andrea Sannino è stato volto e voce del primo musical scritto e diretto da Alessandro Siani, ‘Stelle a metà’ per Tunnel Produzioni (con Sal Da Vinci) e di musical “C’era una volta Scugnizzi” scritto da Claudio Mattone ed Enrico Vaime.

 

Nel 2021 viene poi presentato il cd di Andrea Sannino dedicato alle canzoni di Renato Carosone. “Carosone, l’americano di Napoli”, questo il nome del disco tratto dall’omonimo musical del noto critico musicale, scrittore e giornalista: Federico Vacalebre.

Febbraio 2021 _ Voglia nuovo singolo di Andrea Sannino presentazione in anteprima del videoclip presso Domenica In (Rai 1)

Marzo 2020 - Abbracciame (37 Mil di view su YouTube) è nella colonna sonora del nuovo film di Giampaolo Morelli "7 ore per farti innamorareMarzo 2020 - E'il protagonista dello spettacolo teatrale dedicato a Renato Carosone "L'americano di Napoli

 

Febbraio 2020 - Ospite delle trasmissioni di Gigi Marzullo "Settenote"Applausi" e “Cinematografo"

 

Dicembre 2019 - Andrea calca i palcoscenici di tutt'Italia con Alessandro Siani nello spettacolo "Felicità tour"

Ottobre 2019 - Andrea interpreta se stesso e canta Abbracciame in tre puntate della Fiction di Rai 3 "Un posto al sole”

Febbraio 2019 - Andrea Sannino è tra i premiati del Los Angeles Italia Film Festival, cantnado alla cerimonia d'apertura nel prestigioso "Chinese Theatre" Teatro degli Oscar.

 

Giugno 2018 – Esce il terzo album “Andrè” 14 tracce scritte e composte da Andrea Sannino, Mauro Spenillo e Pippo Seno. Prodotto da Zeus Record. Collaborazioni con Gigi D’Alessio, Dario Sansone (Foja), Adriano Pennino, Antonio De Carmine e Antonio Spenillo.

Aprile 2018 – Abbracciame è colonna sonora della puntata di Emigratis, programma Tv condotto da Pio e Amedeo, in prima serata su Italia Uno, dedicata all’autismo, in occasione della giornata mondiale.

E tanto altro…

 

PREMI:

2021 Disco d’oro per Abbracciame (45 mila copie vendute)

2020 Premio Carosone

2020 Premio Massimo Troisi

2020 Premio Ischia Global film festival

2019 Premio Charlot

2017 Premio San Gennaro

 

Teatro:

2010/2011 C’era una volta… Scugnizzi (Claudio Mattone)

2012/2013 Quartieri Spagnoli (Gianfranco Gallo)

2014/2015 Stelle a metà (Alessandro Siani)

2019/2020 Felicità Tour (Alessandro Siani)

2020 Carosone, l’americano di Napoli (Federico Vacalebre - Nello Mascia)

 

Televisione:

2020 /2021 Domenica In (Rai Uno)

2021 Detto Fatto (Rai Due)

2021 Felicissima sera (Canale 5)

 

Cinema:

“7 ore per farti innamorare di Giampaolo Morelli” (musica Abbracciame)

 

Discografia: 

ALBUM

2010 Senza Accordi (Obra Maestra)

2010 C’era una volta … Scugnizzi (Easy record srl)

2014 Stelle a metà (Buona Luna)

2015 Uànema! (Zeus Record)

2016 Uànema! Deluxe Edition (Zeus Record)

2018 Andrè (Zeus Record)

 

SINGOLI

2015 Abbracciame (Zeus Record)

2019 Nanà (con Sal Da Vinci e Franco Ricciardi; scritta da Renato Zero)

2020 E’ Gioia (Uànema record)

2021 Voglia (Uànema record)

ANDRE in radio il nuovo singolo “Prima di tutto”. Già disponibile in tutti i digital store

 


La realizzazione del primo album di ANDRE è giunta al termine nel 2021. Nella traccia “PRIMA DI TUTTO”, che dà il titolo all’album, vi è la massima volontà dell’autore di rivelare agli ascoltatori la propria interiorità. Questo lavoro è costituito da 7 tracce che sottolineano la volontà di concentrare pienamente ciò che l’artista vuole trasmettere. Questo è il frutto di un insieme di esperienze differenti. La realizzazione dell’album è iniziata grazie alla collaborazione con l’arrangiatore Bruno Guerrini e grazie all’editore Halidon Music.

Questa canzone “PRIMA DI TUTTO” è costituita da un groove medio che introduce dall'inizio un ambiente introspettivo. Il testo é molto graffiante e denso; sia di significati sia di parole. Gli arrangiamenti sorreggono la voce dall'inizio fino al ritornello che sottolinea la volontà di toccare gli ascoltatori. Le sonorità del pop per alcuni attimi prendono ispirazione dagli anni 80.

ANDRE alias Andrea Panizza, nasce a Milano l'8 Ottobre di qualche anno fa. Cantautore e musicista si avvicina alla musica molto presto, attratto dalla batteria.

 

Videoclip: https://www.youtube.com/watch?v=_xymgOO0qJs

 

https://www.facebook.com/AndreSingleArtist/

https://twitter.com/ANDREITALIAREAL

https://www.instagram.com/andreitaliareal/

 

Biografia

ANDRE alias Andrea Panizza, nato a Milano l'8 Ottobre. Cantautore e musicista si avvicina alla musica molto presto, attratto dalla batteria. Questa sua passione gli permetterà di affrontare negli anni situazioni ed esperienze professionali televisive e live. Ha partecipato nelle vesti di attore/musicista in tre serie di telefilm in onda su Italia Uno; rispettivamente nell' 88/89/90 con Cristina D'Avena. Oltre che alla passione per la batteria, ha da sempre una predisposizione al canto che dagli anni '90 in poi fra una band e l'altra ricoprirà uno spazio sempre più dominante. Le occasioni non gli mancano, infatti passa velocemente dai piano bar alle cover band che gli permetteranno di affrontare palchi sempre più importanti. Nel frattempo sente la necessità di acquisire una maggior consapevolezza nel canto e si affida ad alcuni vocal coach. La scrittura di nuove canzoni è una costante esigenza che gli permette di dare spazio a tutte quelle emozioni che altrimenti resterebbero intrappolate dentro di se. Si rende conto che attraverso il canto e il contatto con il pubblico può comunicare in modo graffiante e ricevere in cambio ciò che in realtà cercava da tempo. Partecipa a vari contest e concorsi canori nazionali fra i quali Salsomaggiore Terme ed altri. Autore SIAE dal 1991, attualmente impegnato nella produzione del suo album di inediti, prodotto ed arrangiato da Bruno Guerrini e Halidon Music.  

 

MICHELE BELLANO “In porta vado io” è il nuovo singolo estratto dall’album d’esordio del cantautore abruzzese

 La porta di un campo da calcio come metafora dei ruoli della vita


In radio dal 29 giugno


“In porta vado io” è una metafora in cui la porta, quella calcistica, diventa  opportunità, porta sbattuta in faccia o porta che si spalanca all'improvviso regalandoci un sogno.

Ancora di più, immaginando la classica partita di calcetto tutti vogliono essere il fantasista, l'attaccante che segna e che sale agli onori della cronaca per la sua prodezza, per aver regalato la vittoria alla propria squadra e il titolo, assume quindi, anche un significato rispetto al ruolo di ognuno di noi. Non si può giocare senza portiere e tutti si è fondamentali. Accettare però, di seguire la propria strada con costanza e pazienza, non è attitudine diffusa. 

«La particolarità di questo disco è che ogni brano ha una sua vita, un suo mood ed un suo arrangiamento, sono tutti molto diversi tra loro. Ho puntato molto su questo aspetto sia per il mio continuo sperimentare cose nuove, sia perchè si tratta di un disco d'esordio, devo ancora trovare la mia strada. Anche se mi chiedo, perchè deve essere solo una?» Michele Bellano. 





Etichetta: VISORY RECORDS

Radiodate: 29 giugno 2021



Contatti e social


Instagram https://www.instagram.com/michelebellano/?hl=it

Facebook https://www.facebook.com/BellanoMichele

Spotify https://open.spotify.com/artist/3hyayGIubdUHJZYpdqhujD?si=oK-mRG5STgCpLy95ijAFKg&dl_branch=1

Youtube https://www.youtube.com/channel/UCVp_BS_9QHECCePvVz1mykg



BIO

Michele Bellano è un cantautore abruzzese di 29 anni. La sua carriera inizia a 19 anni con la chiamata da parte di una ska band, i VattelapeSka, fatta di grandi amici e musicisti. Un progetto immersivo ed esaltante, durato 8 anni, che ha portato alla pubblicazione di diversi brani inediti. All'età di 25 anni si appassiona allo studio della chitarra, del songwriting e della produzione musicale. Nel 2019 fonda, insieme all'amico di una vita Davide Sciascia, batterista e creativo, la pop/rock band Agnosia. Con gli Agnosia si rafforza il rapporto di stima reciproca e amicizia con Francesco Gallo, talentuoso chitarrista. Da settembre 2015 è membro del cast artistico della Compagnia Orizzonte Teatro, con la quale porta in scena diversi grandi musical. Durante il primo lockdown, marzo 2020, Michele scrive 9 canzoni, che avrebbero dato vita al suo primo album da solista. Un progetto chiuso in un cassetto per anni, che finalmente vede luce forse anche grazie ai tempi sospesi concessi dalla pandemia. La forte collaborazione con Francesco Gallo porta Michele a produrre tutto il suo primo album presso il Garone Studios, di Piero Garone. Dopo un anno di duro ed esaltante lavoro il disco è finalmente pronto. Il 19 marzo 2021 è uscito il primo singolo, “Ci ho ripensato”, title track dell’album. Michele è già a lavoro sul suo secondo album. 


domenica 27 giugno 2021

Sbarca su Spotify e nei digital store il nuovo E.P. dei Devya : "After Laser"! @whitedolphinrecords

 

Fuori per White Dolphin Records il nuovo E.P. dei Devya “After Laser”. La nuova edizione contiene quattro singoli del progetto udinese, spaziando dal synth pop, al post – punk e alla musica EBM.


Distribuito da Routenote e licenziato dalla Label alternativa White Dolphin Records, “After Laser” é il nuovo extended play del progetto udinese Devya. La nuova edizione contiene quattro singoli estrapolati da diversi album. La copertina a cura della Digitroniks Corporation é ispirata all’ album post – punk dei Section 25 “Always Now” dei fratelli Cassidy. il disco apre con il digital 45 “Going To Town” in questo caso rilasciata la versione video. La traccia prodotta , registrata e cantata interamente da Devis Simonetti è il quarto singolo estratto dal primo album dei Devya “I Don’t Know What Is Christmas”.

Attraverso un raffinato synth pop, il brano parla di uno stato di rassegnazione nel mondo in cui viviamo, con la speranza di poterlo cambiare.Il singolo è uscito il 21 Giugno 2014 e fa parte dell’album “I don’t know what is Christmas”, scritto tra il 2010- 2012. Devya è l’ autore di tutti i 12 brani contenuti nell’album. Composto, suonato e prodotto interamente da lui (chitarre, basso, synth, samplers, computer 8 bit, drums) il disco descrive le meccaniche dell’ Amore e i suoi ingranaggi vitali.

Si prosegue con la traccia “Witch – Hunt”. Prodotto e registrato da Luca Franzolini. “Witch – Hunt” è il sesto singolo del progetto e band di Devis Simonetti. Witch – Hunt presenta sonorità synth pop/darkwave che fanno pensare a The Cure di qualche tempo fa per alcuni passaggi sonori.

Pubblicato dalla label europea Dark Ace Record Kompany di Pete Turner ,“Witch -Hunt” descrive l’epoca medioevale. Due donne di medicina vengono bruciate sul rogo perché accusate di essere “streghe”. La manipolazione. L’omicidio fisico e intellettuale. La minaccia al sistema. L’ edition continua con la massiccia “American Vampires 1984”.I l brano prodotto e remixato dal gruppo elettronico Arbeiter, combina elementi di musica industrial e EBM, e per questo viene chiamato anche industrial dance. Caratterizzato da linee ripetitive di sequencer, suoni analogici e campioni digitali ,“American Vampires 1984” si presenta come musica elettronica fortemente ballabile. Può essere descritta come un’aggressiva, e sempre più spesso “oscura” musica elettronica. l’ Art cover e l’opera musicale si ispira alle nuove elezioni presidenziali americane del 2020  e alla serie di fumetti della Dc Comics creato dallo scrittore Scott Snyder disegnata dall’artista Rafael Albuquerque. La serie immagina i vampiri come una popolazione composta da molte specie segrete diverse e traccia i momenti dell’evoluzione e dei conflitti tra le specie nel corso della storia. Il fulcro è una nuova linea di sangue americana di vampiri, nata nel West americano alla fine del XIX secolo.



Il disco si conclude con “I Put My Eyes On You“, il V singolo estratto e rivisitato dell’album di Devya I don’t know what is Christmas,ha sonorità ampie chitarre effettate, lunghi riverberi contrapposti e ritmica scarna ma puntuale, contribuisce a rielaborare elementi sonori come il post punk, il brit pop, e l’indie rock. I Devya in questa pubblicazione vede la partecipazione del cantante Filippo Turloni e di Devis Simonetti come polistrumentista.

After Laser” é disponibile in streaming e download nei negozi di musica digitale.

Etichetta : White Dolphin Records

#devya #afterlaser #postpunk #ep #edition #elettronica #whitedolphinrecords #udine #italy

venerdì 25 giugno 2021

HELLE “Disonore” è il nuovo album della cantautrice e produttrice bolognese che segna la sua rinascita

 Una serie di singoli hanno cadenzato l’arrivo di questo disco electro pop, un punto di svolta nella carriera della producer e cantautrice



Release album 25 giugno 


«Disonore è il viaggio sporco nella periferia di noi stessi. È un esilio forzato, una vergogna che diventa uno scrigno abominevole nel cuore. È prendere coscienza del fatto che nella vita non si faccia altro che scendere a patti con la gente: per sopravvivere ci incastriamo nei meccanismi di chi non ci capirà mai». Helle 

La scoperta delle parti più profonde dell’animo umano è al centro dell’attuale ricerca sonora e artistica di Helle. Una perlustrazione che porta a riconoscere le maschere indossate nelle diverse occasioni della vita, mettendo a confronto di volta in volta, le due facce della stessa medaglia. 

Sulle diverse scene si accende una sorta di occhio di bue, con il ritmo cadenzato dall’electro pop che caratterizza il suono dell’intero album. 


Track by track 

DISONORE

Una risposta alla vergogna. 


RISPETTO

La parte infima di noi stessi parla e ha la nostra voce. 


SELVAGGIO

“La gloria di ogni vizio è sentirsi una persona peggiore”. 


FIGLIA DELLE NUBI

I dubbi di fede di un fedele; essere sporchi e ambire alla perfezione è “un’incoerenza senza fine”.


CAROVANE

L’esilio, la condizione umana come passeggero grido al cielo di un animo non consacrato. 


TOM

L’alcolismo visto da dentro e quello visto da fuori. 


CHIMERE

La peggiore parte di noi è anch’essa umana.


TU MI VOLEVI BENE

Il nostro segreto disonore.


BARBIE

L’apparenza e i social sono molto spesso la stessa cosa. 


2,107

L’impossibilità di agire contro un sistema che non concede spazio a chi non s’inchina ciecamente a lui.


Etichetta: Volume!

Release album: 25 giugno 2021 



CONTATTI E SOCIAL 

Facebook www.facebook.com/Helle.musica/

Instagram www.instagram.com/helle.musica/?hl=it

Canale YouTube https://www.youtube.com/channel/UCUyHqlN2KJZZaI13abFhQhQ



BIO

Lisa Brunetti, in arte Helle, nasce a Bologna il 14 Giugno 1994. Comincia a scrivere poesie ad 11 anni, a suonare la chitarra dall’adolescenza. Ha lavorato per quattro anni in Fonoprint, dove ha avuto l’opportunità di conoscere e collaborare con Bruno Mariani. Negli stessi anni ha suonato con Ricky Portera. Nel 2016 partecipa ad Area Sanremo arrivando fra i 70 finalisti del concorso. Dopo la pubblicazione di vari singoli in inglese e in italiano, arriva per Helle il momento di intraprendere una nuova fase della sua carriera artistica. Il 19 maggio 2020 esce in radio il singolo “Tra le strade della mia città”, il 27 novembre 2020 arriva il nuovo singolo “Al Pacino”, entrambi prodotti, suonati e arrangiati dalla stessa Helle